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12 ottobre 2006

Invito alla lettura

           Invito alla lettura ottobre 2006

 

A cura di Andrea Pascarelli

 

Il fine di questa rubrica dovrebbe essere quello di far riscoprire ciò che ne è di noi, nella letteratura nascosta e bistrattata del passato, ossia quei testi che non hanno fatto la storia: SONO la storia.

Da uno di essi possiamo viaggiare tra le ere, diventare per un attimo guerrieri in armi che mirano il campo di marte al tramonto, piuttosto che gentiluomini in carrozza che attendono l’amata guardando l’infinito….

In questo mese però bisogna iniziare dalle “frivolezze”, dall’immaginario, infatti vi propongo alcuni brevi testi del bestiario moralizzato di Gubbio. Venne scritto a cavallo tra XIII e XIV secolo, le qualità degli animali rispecchiano quelle dell’uomo, le sue mille sfaccettature tra realtà e fantasia.

Ho scelto questo testo poiché rappresenta un lato del medioevo che ho sempre ammirato: quello popolare, fantastico, quando la verità e il falso erano confusi nell’ignoranza della gente, quando un folletto e un drago erano ritenuti esistenti senza per nulla lasciarsi spaventare dalla fame e dalla miseria che erano vissute come prove di Dio e non come frutto dell’arroganza e dell’egoismo degli uomini.

Dunque buona lettura.

 

 

Del satiro (il satiro)

 

Satiro, como dice la scritura  

Ad omo e ad animalia resomiglia:

fore de suo paese poco dura

e a gran(de) metidio se piglia.

A barba greca, frate, poni cura;

lla moralitade t’asutiglia,

k’ène a significare gran laidura

de lo vile omo ke’l mal uso enpiglia.

Somiglia d’omo per creatione,

de bestia, ke vive malamente

in abominatione de peccato;

rado se piglia per confessione

del peccato o’sta sciordianatamente;

e per la barba a beccho è semeliato

 

 

 

del linceo (la lince)

 

linceo è una fera molto fina,

e de belle virtudi e graziosa,

e spetialemente de la urina

se crea et fasse petra pretiosa;

a fare uno figliolo se distina.

(or) odi somiglianza deletosa

ke mostra la potentia divina

per la santa scriptura copiosa:

linceo ène lo padre onnipotente,

del quale venne lo spirito sancto

per lo filiolo cristo, en veritade,

lo quale è petra virtuosamente

ke lega e tene ciascheduno canto:

natura humana con divinitade.

 

 

 

De la lanmia (la lamia)

 

La lanmia àne lo lacte venenoso,

sì ke latando lo filiolo ucide;

alcuno ce ne nasce vitioso

ke fuge e da la madre se divide.

E così fa lo mondo tenebroso:

ko li delecti sui l’alme conquide,

lo suo confecto tanto è doloroso,

come veneno nell’alma s’aside.

Ki sirà lo filiolo sapiente,

ke fugga da la lanmia crudele,

kome lo mondo ke sì ne dilecta?

Ki fugirà li sui delectamente?

Kè enfine è amaro più ke fele

E in desperatione l’alma giecta.

 

 




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5 giugno 2006

Poesia

Ad ogni respiro

 

Notte, stanca e bramata vivo

nelle immagini di te, sento

la tua sfuggente presenza vicina

e consapevole di ruvide realtà.

 

Adorante, mi adagio sull’ulivo

della tua giovinezza, accanto

colgo con sentimento l’eternità

ascoltando la tua ballata di brina.

 

Ad ogni tuo respiro mi trovo in Paradiso

ma il coraggio mi manca per guardarti in viso.

 

 

 

Occhi di cristallo

 

Grandi, tersi, infiniti occhi di cristallo.

Dove li hai scovati mio amore?

 

 

Nella profondità della caverna senza luce,

dove strappasti al signore della paura

l’unico dono del prisma della riflessione.

 

 

Nella lontana e mitica costellazione di Orione,

Dove afferrasti con esile mano tremante

Il brillare agile delle stelle in nuce.

 

 

Nell’occulto dell’Egitto immortale,

dove trovasti con puerile curiosità

lo scarabeo smeraldo ogni dì più sfavillante.

 

 

Nella fresca goccia del maestoso temporale,

dove bevesti con pura e dolce ilarità

la limpida trasparenza della natura.

 

 

Forse, in nessun loco hai cercato

Bensì, mio candido martirio,

quegli occhi son solo la corona del tuo cuore.

 

 

Di Gaio Valerio Prisco




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3 maggio 2006

Crescimbeni


Jesù non piangere

 

La Classe è stata cattiva /

La Classe è cattiva /

Qualcuno doveva pagare! /

 

Jesù se ne sta in un angolo in lacrime /

Ha dato la colpa al Diavolo /

Il Maestro li guarda arrabbiati /

Ha iniziato a picchiare /

 

La classe rideva e Jesù piangeva /

Il Diavolo soffriva in silenzio /

È stato mandato in cantina che ancora rideva /

Jesù gemeva /

E il Maestro che era anche suo Padre /

Continuava a picchiare… /

 

Il Maestro è un violento /

Jesù una vittima /

E il Diavolo ride /

 

 

Un giorno Jesù ucciderà il Padre /

Il Maestro verrà compianto e il Figlio arrestato /

Il  Diavolo continuerà a sghignazzare /

(si farà due risate!). /

 

 

   Ps. Questo è il testo di una canzone – una mia canzone – grazie alla quale mi sono sfamato per diversi mesi – fu il periodo più bello della mia vita: avevo diciotto anni quando lasciai casa e amici e iniziai un lungo viaggio per l’Europa… coi miei sporchi jeans, la mia chitarra “da tre soldi” e la mia voce malandata.

 Salvator Bar. Crescimbeni




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12 aprile 2006

Ragazza Interrotta

Graffi Dell’Anima

 

Poche Parole

 

Poche parole

Per questa trincea

Che si combatte

In me

Da che ne ho memoria.

Quanto altro sangue

Scenderà

Dal mio utero

Prima che io sia

Madre

Moglie

Amante

Di passione vera

Cieca

Smisurata?

 

Poche parole

Dal mio esilio di guerra solitaria

Dove pezzi e frammenti di me

Si spargono sulle pareti

Di una mente paralizzata

Alla sua logica

E dove pensieri fuggono

In salvo

Lontano

Più

Lontano

Per non essere catturati

E lobotomizzati.

 

Poche parole:

 

Violentando la mia anima

ho stuprato il mio cuore

che invece

voleva solo amore.

 

 

Imperdonabile

 

Imperdonabile peccatrice

Di aver concesso

Alla tua assenza

L’essenza del mio corpo

Ti chiedo di

                     Amarmi

Al di là di questa terra

E di aver

                    Cura di me

Per tutte le stagioni

Di questo mio peccato

Irrevocabile.

 

Incolpevole peccatrice

Di aver legato

La tua

              Anima alla mia

Ti affido

Quel che rimane di me

Insieme ai miei

Anni

       I giorni

   Le ore

Sapendo di aver messo

Me stessa in

Un rifugio sicuro

Per l’eternità.

 

 

Internamento.

 

Sento

Il cuore

Che ingoia

I suoi

          O i  miei

Battiti

Come fossero pallottole

Che non ho

il coraggio

                 o la volontà

di sparare

sulla carcassa del mio

corpo

che giace

stasera

 sulla mia pelle 

malinconica.

 

                  Cuore

              Che

                     Copre

                              Colori e dolori

                       Col sangue

                                     Coagulato di

                        Cento ferite

                                                Cento

                                  Cicatrici.

 

Troppi colpi

Lanciati a metà

 

Senza bersagli

A cui mirare

                    A parte me.

 

Troppi graffi

Da curare

E medicare

Con garze

E bende

Sterilizzate

Dal soffio

Virale

Della vita.

 

Sono in

 

Rianimazione

 

Isolamento

 

Internamento

 

Sepoltura

 

Dal mio stesso

Respiro

Che

Muore

Nelle arterie

Di un cuore

Che

Stasera

Non manda

Aria

Ai suoi  polmoni

E

Resta

Esanime

A battere

Il ritmo

Di una

Stanca cantilena.

 

Di Baciata dal Fuoco

 www.ragazzainterrotta.ilcannocchiale.it

 

 

 

 

                            

 




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3 aprile 2006

Crescimbeni è servito...

Tre Opere da Tre Soldi

Di Salvator Bar. Crescimbeni

Febbraio

Febbraio è così breve…

Troppo per morire.

E poi sarei dimenticato!

Marzo è così gaio che porterebbe via il mio ricordo.

 

Febbraio è fatto per vivere

(anche se)

non è facile vivere a febbraio.

È un mese che porta via amori.

E fuori piove.

 

Quasi un dialogo

 

“Sono così mortale

che mentirei se ti dicessi che ti amerò per sempre.

Non vivrò a lungo e tu lo sai.

Tuttavia mi basterebbe anche meno per farmi odiare.

Preferisco perderti ora senza amore o odio…”

Così le dissi… perdendo ancora!

 

La Memoria dei Piedi

 

Volevo dirti alcune cose, ma non ricordo.

 

Vedo i tuoi sorrisi, i tuoi gesti, gli sguardi;

sento i tuoi silenzi, la tua voce.

C’è un treno che arriva e poi occhi lucidi

e grazia e dolci negazioni.

“Non scordarmi, ricorda!” forse ho detto.

“E quei regali?...” “Ti parlano di me”.

 

I miei ritardi… e i tuoi.

Perdersi per Roma e le sue strade:

io un Cicerone distratto e tu una turista svagata.

Ma che importanza ha Roma:

Lei è eterna Noi no!

 

Vedo ancora quel treno…

Allora è vero, reale.

Mi illudo che deragli, invece no!

È lui che ti ha portata via.

 

“Prenditi cura di Muca

e mi dai quel pupazzo che non sapevi chiamare.

Le doppie per te un mistero.

Ci scherzavo tanto sai?

Così mucca è diventata “Muca”…

quindi solo Nostra, una cosa tra me e te.

 

Ma poi quel treno a far rotta su di te.

E Noi divisi, più lontani.

Tu lontana che sussurri:

“Se mi cerchi sono ad Est…”

Ed io solo… che cammino.

 

 

S. B. C.

 

 

 

 

 




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6 marzo 2006

Schizzi...

 

Schizzi

 

 

sono stanco distrutto abbacchiato

sono una giovane carcassa già vecchia

mi vien voglia di odiare

non riesco a scordare di amare però

sono arrivato alla frutta senza passare dai primi

un poetastro senza rabbia né estro

ricomincio da capo

 

|…|

 

no non funziona non riesco a iniziare

non ho niente da dire né voglia di dire

ma non voglio far altro

rinunciare sarebbe la fine

(e se non riuscissi più a poetare?)

 

mi sono ingolfato servirebbe la benza

sono partito a ruote sgonfie e nafta zero

come posso portare solo questo peso?

 

mi serve una mano la mia è già occupata

che palle che palle non riuscire ad andare

che vergogna per me confessare l’arresa

sempre meglio di arrogarsi vittorie

sconfitto ma onesto che volete di più

 

cercate gli eroi voi cari lettori

troverete solo vacche e feci qui

pagine pulite stanno altrove

(se vi dice bene evitate pure gli odori)

la mia penna lascia segni marroni stanotte

merda! solo merda!

merde! scusate il francesismo

 

 

sapete mi sto quasi calmando

non più agitazione o ansia da prestazione

 mi sento quieto e rilassato

perché la pagina è riempita ormai e io assonnato

così io vado a letto sereno e senza idee

sta a voi poi arrovellarvi se volete

ma io vi prego sbadigliando di non farlo

 

A TUTTI BUONA NOTTE

 

 

Di Salvator Bar. Crescimbeni




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15 febbraio 2006

Il Poetastro continua a colpire

 

 

Sesso e Morte a Salem

 

 

Ero stato invitato. Non mi sono invitato! La polizia mente per sviare le indagini… E pensare che un tempo erano Loro a far fuori le streghe. I tempi cambiano. Si fanno nuove amicizie e alleanze; e a volte carnefice e vittima se ne vanno mano nella mano.

Accusato di aver fatto fuori una strega: questo è il mio reato! qui a Salem. È buffa la vita. Anche il tempo è buffo: fosse successo qualche secolo fa mi avrebbero fatto sceriffo. Gli ho fatto un favore no? O meglio gli avrei fatto un favore se le cose fossero rimaste le stesse (le pene le stesse). Ma in fondo che ho fatto! È morta una strega, non è mica un funerale… C’è di peggio, che dite? Per l’ennesima volta vi dico: Ho parlato a una strega, lei mi ha chiesto “cosa vuoi?”. E poi non so. Mi sono trovato su un letto bagnato; bagnato di sesso e di sudore, di sudore e di sesso… bagnato del mio sesso e del suo sesso. Anche le streghe hanno un sesso sapete? Inteso come organo. Non lo strumento coglioni! Intendo la vulva, la fica capite?... Cosa? Non faccio che peggiorare la mia situazione? Al diavolo, tanto sono spacciato! Cercavate un colpevole e lo avete trovato! Cioè avete trovato me, che non ho colpe ma neanche un alibi, e questa è una colpa gravissima quando i giudici giudicano, no?... Cosa? ancora una volta? Volete che ve la canti? Sapete sono bravo col canto… Come? A mo’ di filastrocca?... Non so neanche che sia comunque io inizio a intonare: HO INCONTRATO UNA STREGA / HO PARLATO A UNA STREGA / LEI MI HA CHIESTO “COSA VUOI?” / UNA STREGA CHE HO INCONTRATO MI HA PARLATO E POI INGANNATO… Basta così? Ok! Si lo so che sono spiritoso. Voi invece non ce l’avete affatto lo spirito. Come quella stregaccia senza anima. Cosa credo sia successo? Non lo so dormivo! Ah, cosa “penso” sia successo!? Si è suicidata! Perché?... Dio non lo so! Non sono mica un indovino come quelle vostre sgualdrine! Qui a Salem sono tutte streghe o puttane (BITCH UNDERSTAND) e voi uomini papponi o accattoni!... Mi sono guadagnato la pena di morte? Lo sapevo! non dovevo venire qui a Salem: sapevo che sarebbe finita così ma non credevo sarebbe finita (o forse il contrario)!... Una ultima frase prima del rogo? Quanto ho per pensarci…? Ok non molto se no si spegne la fiaccola… ehm… ah… sì… ci sono: Non crediate che Salem sia speciale: i roghi, le streghe, i papponi ci sono dappertutto. Solo a volte hanno nomi diversi. E anche in questi posti chi è “strega” oggi può essere “regina” domani e viceversa. Ogni città è un po’ Salem; e ogni città ha le sue streghe… Ora accendetemi pure! fa un freddo boia…  – ah, dimenticavo: oggi sono io la strega!

 

Di Salvator Bar. Crescimbeni

 




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1 febbraio 2006

L'arte della poesia

 

 

Verbiena *

 

 

Verbiena vuol dire violenza

Amore

Odio

Spirito adolescenziale

Vuole dire sesso

Alcool

Sbronze nei pub

 

Verbiena vuol dire confusione

Sudore

Rancore

Spruzzarsi nelle mutande

 

Verbiena vuole dire rivolta

Verbiena è bestemmia e preghiera

Verbiena è Gesù che violenta sua madre

 

Di Salvator Bar. Crescimbeni

 

* (Verbiena è una parola ‘assolutamente’ inventata, quindi non speculate troppo nel cercare significati laddove chi scrive – il sottoscritto – si è impegnato nel non darne…

È solo una Poesia!)

 

 

 




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16 dicembre 2005

Licenza Poetica

 

Somnia

 

 

Ho chiuso i miei Demoni nell’armadio

(facevano un gran baccano!)

Mi ricordavano di quanto fosse ameno il proibito.

Gli ho risposto che non mi interessava:

così hanno iniziato ad urlare…

Sembravano versi di morte o assoli di gioia;

sembrava la fine, oppure l’inizio.

 

Tapparmi le orecchie non serviva un granché…

 

Gli ho detto di andarsene senza troppa convinzione:

mi hanno fatto soggetto!

 

Ho preso a dormire…

 

 

Erano ancora là quando mi sono svegliato:

non sapevo che fare!

 

 

Di   Salvator Bar. Crescimbeni




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28 novembre 2005


5\11\05

 

 

 

 

Pier Paolo Pasolini

 

 

 

 

Gay, comunista, diavolo, angelo, moralista, immorale, ingenuo, violento, coerente, contraddittorio ed altro…

 

 

   Infinite parole si sono sprecate per definire Pier Paolo Pasolini…

   Troppe parole, troppe analisi!

  

   Forse bastava il silenzio; un religioso silenzio di fronte la sua grandezza, la sua ambiguità, il suo mistero.

 

    Egli fu indubbiamente luce, ma anche buio; fu tutto e niente: fu un Uomo.

 

 

   “Perché a trent’ anni dalla sua morte Pasolini fa ancora parlare di sé?”: ve lo siete mai chiesto?

   Sciascia disse di Lui che era uno dei cinque più grandi intellettuali del ‘900: ma questo è scontato.

 

   Ciò che stupisce e colpisce di Pasolini è il suo essere stato coerente nell’ incoerenza: non va dimenticato infatti che pur Marxista convinto aveva come eterno riferimento il Vangelo – che spesso citava; non va dimenticato che pur Rivoluzionario fu uno dei pochi coraggiosi uomini di sinistra ad attaccare – con uno splendido articolo sul Corriere della Sera – gli scontri di Valle Giulia in quell’ indimenticabile ’68 – sostenendo di stare dalla parte delle forze dell’ ordine.

   Personaggio complesso quindi, che proprio in quanto tale faceva riflettere, fa riflettere, e lo farà sempre.

 

   Fu Grande anche perché si accorse in anticipo di fenomeni che si sarebbero sviluppati solo alcuni anni dopo la sua morte: l’ omologazione, la scomparsa di quelle che Lui definiva “le realtà ‘particolari’ dell’ Italia” (i dialetti, la Cultura Popolare, le sue amate borgate); accennò all’ urbanizzazione selvaggia che avrebbe malformato il Bel Paese; parlò di Telecrazia, e dei rischi di un nuovo sistema di scolarizzazione che propina ‘nozioni’ più che ‘Cultura’: insomma fu veggente come sa e può esserlo solo un Poeta - un Grande Poeta - perché, in fondo, questo fu Pasolini: un Poeta…

 

 

 

 

   (…a Pier Paolo Pasolini e Sergio Citti…)

Salvator Bar. Crescimbeni

 

 

  




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