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Parlamentiamoci


26 febbraio 2007

Noi l'avevamo detto...

Questo pezzo è datato 12/04/06 e con tristezza dobbiamo constatare la nostra lungimiranza sulla inconsistenza del governo Prodi. Siamo i primi a dispiacersene.

Ve lo riproponiamo!!!

 

 

Piove Governo ladro

 

   Oggi – 12/04/06 – finiti i dubbi, i calcoli, le previsioni, le profezie e i vudù si sa per certo che, dopo cinque anni di Governo di Centro-Destra, l’Italia avrà un “Esecutivo” di Centro-Sinistra.

   Nonostante tutto (non ho problemi a dire che il mio voto sia andato a questa coalizione) in me non c’è gioia ma rabbia! voglia di urlare al mondo qualcosa! In me c’è un fuoco che brucia e non mi dà pace nonostante il “successo”…

 

“Esecutivo” (?) Ma quale Esecutivo!

 

  Chi vogliamo prendere in giro…

 

   Il pessimismo – mio eterno compagno – mi suggerisce un futuro in cui un Governo-mummia si limiterà a far strisciare l’Italia verso giorni migliori.

 

Un Parlamento diviso, un’Italia divisa, un Visconte Dimezzato che non sa dove andare e se andare. Che brutto disilludersi. Pensavo (come molti, credo) che sarebbe stata la svolta: che gli italiani, in massa, dimostrassero con il loro voto il malcontento e la volontà di voltare pagina, e invece no! Al Governo di Centro-Destra segue un non-Governo di Centro-Sinistra che non può far nulla?

 

Gli italiani hanno scelto di non scegliere: forse per paura, o forse perché stanchi di demagogia e chiacchiere. Fors’anche perché stanchi di non poter, in effetti, scegliere: essere costretti a sole due possibilità, tra l’altro speculari – da una parte l’Unione con un solo grande partito (il moderatissimo Ulivo) e i vari partitelli (esclusa Rifondazione Comunista, che guadagna) di contorno; e dall’altra il CDL (mi rifiuto di chiamarla “Casa della Libertà”) con Forza Italia (il moderatissimo corrispettivo del moderatissimo Ulivo) e Alleanza Nazionale, partito molto identitario (come Rifondazione del resto), e intorno la solita flotta di satelliti (da noi finanziati!).

 

   Tra l’altro le due coalizioni stanno in piedi su equilibri precari, proprio per il loro essere ibridi e approssimativi: l’Unione corporizza forze con spiriti addirittura in lotta (Rifondazione  vs  Udeur) e il CDL mette insieme partiti che sono l’uno la negazione dell’altro (AN  vs  Lega Nord).

 

   Retrospettivamente, però, c’era da immaginarselo che andasse a finire così: la gente è confusa… perché confuso è il modo in cui si distribuiscono le varie forze nelle due coalizioni. Sono Poli ibridi. Né carne né pesce. Nulla a che vedere con la realtà inglese (Laburisti e Conservatori) o americana (Democratici e Repubblicani) in cui c’è, nelle parti, una chiara identità, un carattere definito e distinto e dei programmi coerenti con i principi fondanti.

 

   Spero che questa “vittoria” serva quantomeno a ridisegnare e scuotere il mondo politico nostrano, acché si arrivi, magari, ad un Bi-partitismo, o ancora meglio ad un Tri-partitismo maturo (con: Progressisti – in cui confluirebbe la “vera” Sinistra –; Moderati – con tutto il “centrismo filo-cristiano” –; e Conservatori – le Destre sociali ed economiche) che soddisfi, realmente, i bisogni (e i sogni) di tutti gli italiani che, ad oggi, non riescono più a riconoscersi e lasciarsi trasportare da questa o quella parrocchia… perché parrocchia non c’è!

 

 

 

…ma non può piovere per sempre!

 

Giulio Della Rocca

 




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5 giugno 2006

La parola a... Edward

Chi ha paura dei comunisti?



Per stare al passo con i tempi oggi devi essere anticomunista.
E' un nuovo modo di sentirsi a posto con la propria coscienza, compiacimento che, a noi, fa francamente sorridere.
E ci fa sorridere, non tanto perchè essere contro il comunismo non sia giusto, ma perchè il vigore con cui “la sinistra” viene attaccata pare farsesco e un tantino improvvisato.
Dunque, tanto per capirci, in Corea del Nord c’è un regime comunista. Quello è un regime, uno dei peggiori, e noi non possiamo far altro che criticarlo.
In Unione Sovietica c’è stato un regime, uno dei peggiori, e noi non possiamo far altro che criticarlo.
A Cuba c’è un tizio che un tempo fece una rivoluzione socialista. Noi crediamo che quella rivoluzione fu più che altro spinta dal nazionalismo che dal socialismo, ma tant’è. La nostra opinione è che se Castro volesse tanto bene al suo popolo, preparerebbe  in tempi brevi il suo saluto. (Anche perché i passaggi dal comunismo ad una democrazia forse è meglio lasciarli fare ai comunisti).
Noi in Italia, abbiamo avuto un partito comunista di massa fino alla caduta del Muro.
Già, bel problema. Sarebbe stato meglio che, nel 1956, quel partito si fosse chiesto cosa fare da grande. Ma ahinoi, quella scelta non c’è stata, e per quanto conti la nostra opinione, quello fu un errore.
Ma, a noi bolscevichi, non pare che quel partito abbia mai cercato di arraffare il potere con l’eccidio di civili e che addirittura alcuni “rossi”, abbiano addirittura firmato la Costituzione.
Ora
però, tra la caciara politica italiana, si odono urla disperate che invocano libertà, echi di bambini bolliti, miseria terrore morte.

E i comunisti sono rispuntanti, pronti a distruggere le libertà consolidate, pronti ad alzare le tasse poiché bramosi di sbranare le famiglie medio-borghesi e gettarle nelle fauci dei proletari assetati di sangue moderato.
Noi in Italia siamo abituati a non dare un peso molto calibrato alle parole, se è vero come è vero, che, il proprietario di tre televisioni monopolizzatrici, insieme al servizio pubblico, del mercato, premier fino a ieri, si fa chiamare “liberale”.
Ma con i comunisti, arriviamo al top.
Molti giovani, a noi noti poiché si battono per le loro idee non avendone, arrivano a dire che è illegittimo eleggere Napolitano.
Perché? Ma che domande!
Napolitano è un comunista!
Montanelli nel 1994, così scriveva di Giorgo Napolitano: “un postcomunista che forse comunista non fu mai, estraneo alle beghe di partito, di eccellente cultura, europeista convinto”.
Che personaggi barbari che albergavano in quel Partito!
A noi non piace definirci “antifascisti”. Noi non crediamo che oggi in Italia ci sia una Destra fascista pericolosa.
Noi non crediamo che in Italia ci sia una destra pericolosa.
Noi non crediamo che in Italia ci sia una destra fascista.
Infine noi non crediamo che in Italia ci sia una destra.
Di solito, infatti le destre moderne sono liberiste e servono a smontare i pesanti apparati che gli Stati si portano sul groppone.
Abbiamo già detto come ci pare ridicolo che un tizio che monopolizzi un Paese sia definito “liberale”.
A noi non piace Berlusconi, ma non diciamo che chi ha idee diverse dalle nostre è un miserabile fascista.
Ci vorrebbe lo stesso tipo di rispetto e sarebbe bello evitare di associare il libro nero del comunismo a Prodi e anche a quella catastrofe umana di Bertinotti, che tra l’altro era un socialista.
Anche perché è bello parlare dei 50 anni passati, blaterando sentenze. Ma anche iniziare a parlare a quello che intendiamo fare per i 50 futuri non sarebbe male.
Buona festa della Repubblica a tutti. 

                                                   Edward Cesaroni

 

 

PS- Redazione di “Movimento”.

 

Questo scritto al fulmicotone ci è arrivato per e-mail da un nostro lettore che, seppur esprimendo un parere (giudizio) non coerente con quelle che sono le idee di molti del gruppo “Movimento”; proprio per la politica di libertà e pluralità che abbiamo sempre perseguito… accogliamo questo pezzo (molto interessante), nella speranza (per noi) non sia l’ultimo di Edward, o di altri di voi!

 

 

 

 




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12 aprile 2006

Ancora pioggia...

Piove Governo ladro

 

   Oggi – 12/04/06 – finiti i dubbi, i calcoli, le previsioni, le profezie e i vudù si sa per certo che, dopo cinque anni di Governo di Centro-Destra, l’Italia avrà un “Esecutivo” di Centro-Sinistra.

 

   Nonostante tutto (non ho problemi a dire che il mio voto sia andato a questa coalizione) in me non c’è gioia ma rabbia! voglia di urlare al mondo qualcosa! In me c’è un fuoco che brucia e non mi dà pace nonostante il “successo”…

 

“Esecutivo” (?) Ma quale Esecutivo!

 

   Chi vogliamo prendere in giro…

   Il pessimismo – mio eterno compagno – mi suggerisce un futuro in cui un Governo-mummia si limiterà a far strisciare l’Italia verso giorni migliori.

Un Parlamento diviso, un’Italia divisa, un Visconte Dimezzato che non sa dove andare e se andare. Che brutto disilludersi. Pensavo (come molti, credo) che sarebbe stata la svolta: che gli italiani, in massa, dimostrassero con il loro voto il malcontento e la volontà di voltare pagina, e invece no! Al Governo di Centro-Destra segue un non-Governo di Centro-Sinistra che non può far nulla?

Gli italiani hanno scelto di non scegliere: forse per paura, o forse perché stanchi di demagogia e chiacchiere. Fors’anche perché stanchi di non poter, in effetti, scegliere: essere costretti a sole due possibilità, tra l’altro speculari – da una parte l’Unione con un solo grande partito (il moderatissimo Ulivo) e i vari partitelli (esclusa Rifondazione Comunista, che guadagna) di contorno; e dall’altra il CDL (mi rifiuto di chiamarla “Casa della Libertà”) con Forza Italia (il moderatissimo corrispettivo del moderatissimo Ulivo) e Alleanza Nazionale, partito molto identitario (come Rifondazione del resto), e intorno la solita flotta di satelliti (da noi finanziati!).

   Tra l’altro le due coalizioni stanno in piedi su equilibri precari, proprio per il loro essere ibridi e approssimativi: l’Unione corporizza forze con spiriti addirittura in lotta (Rifondazione  vs  Udeur) e il CDL mette insieme partiti che sono l’uno la negazione dell’altro (AN  vs  Lega Nord).

  

   Retrospettivamente, però, c’era da immaginarselo che andasse a finire così: la gente è confusa… perché confuso è il modo in cui si distribuiscono le varie forze nelle due coalizioni. Sono Poli ibridi. Né carne né pesce. Nulla a che vedere con la realtà inglese (Laburisti e Conservatori) o americana (Democratici e Repubblicani) in cui c’è, nelle parti, una chiara identità, un carattere definito e distinto e dei programmi coerenti con i principi fondanti.

   Spero che questa “vittoria” serva quantomeno a ridisegnare e scuotere il mondo politico nostrano, acché si arrivi, magari, ad un Bi-partitismo, o ancora meglio ad un Tri-partitismo maturo (con: Progressisti – in cui confluirebbe la “vera” Sinistra –; Moderati – con tutto il “centrismo filo-cristiano” –; e Conservatori – le Destre sociali ed economiche) che soddisfi, realmente, i bisogni (e i sogni) di tutti gli italiani che, ad oggi, non riescono più a riconoscersi e lasciarsi trasportare da questa o quella parrocchia… perché parrocchia non c’è!

 

…ma non può piovere per sempre!

 

Sid (bemolle)




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3 aprile 2006

Il Caimano

                      il Caimano di Nanni Moretti

                                  un vitale e struggente diario dei nostri giorni.

 

 

Ma che film è Il Caimano?

E’  un poliziesco… no no, anzi, questo è un film di fantascienza… ecco sì un film di fantascienza, magari ambientato in Germania, con un presidente del consiglio, no… con  un cancelliere, Herr Baumgarten, che ha tre reti televisive e si presenta……”.

 

 

Nanni Moretti torna alla regia dopo cinque anni di silenzio, caratterizzati dal successo dell’ultimo film “La Stanza del Figlio”(Palma d’oro a Cannes).

Come consuetudine del regista fino all’ultimo non si sapeva nulla di questo nuovo film, tranne che doveva ancora una volta emergere l’impegno civile del regista.

E’ Nanni Moretti, si sa, o lo si ama o lo si odia. Giovedì 23 marzo, anteprime per la stampa a Milano e Roma de “Il Caimano” ed è già polemica. Del suo film si parlava da tempo, farà parte della selezione ufficiale per l’edizione 2006 del Festival di Cannes in programma dal 17 al 28 maggio, ma alla vigilia dell’uscita nelle sale il fenomeno “Caimano” sembra destinato già a strascichi di polemica, per l’uscita  a poche settimane dalle elezioni.

Sale piene dunque, già a partire dalle proiezioni pomeridiane, pubblico variegato, dai fan di Moretti a cronisti e giornalisti, molti giovani, molti anziani e i soliti curiosi attirati dalle polemiche ronzanti intorno al film.

“I Caimano” è costruito a scatole cinesi e racconterebbe le riprese di un film (o di più film) sulla figura di Silvio Berlusconi. Non è un film propagandistico. E’ un film sull’Italia ai tempi di Berlusconi, sull’orlo di vari fallimenti, da quello economico-finanziario alla crisi dei valori.

E’ anche un film sul cinema, sulla sua meravigliosa ossessione e necessità. Un messaggio lanciato attraverso il cinema acquista forza immensamente superiore a quella di un saggio o di un articolo.

La Trama. “Una giovane regista, Teresa (Jasmine Trinca), consegna al produttore Bruno (reduce del cinema italiano di serie B anni ’70) una sceneggiatura intitolata Il Caimano, Bruno la legge distrattamente. Capisce solo che parla di un imprenditore e nelle sue notti insonni comincia a visualizzarlo: un uomo (Elio De Capitani)  che ha costruito una città, ha inventato delle televisioni, si è comprato una squadra di calcio, ha esportato capitali all’estero attraverso società off-shore… ma rimane esterrefatto quando Teresa gli spiega che è ispirato a Silvio Berlusconi. Ciò nonostante, decide di andare avanti. Alla Rai gli ridono in faccia. Un popolare attore (lo stesso Moretti) rifiuta la parte. Un altro attore importante Marco Pulici (Michele Placido), l’accetta, ma si tira indietro all’ultimo momento. Bruno e sempre più depresso, perché sospetta che sua moglie Paola abbia un altro uomo. Ciò nonostante il Caimano si fa. Si gira la scena del processo e il Caimano/Berlusconi, ora è interpretato dallo stesso Moretti. Il pubblico Ministero chiede la sua condanna e il giudice gli infligge 7 anni di reclusione e l’interdizione dai pubblici uffici. Il Caimano reagisce, auspicando che il popolo che l’ha votato si ribelli e alcuni facinorosi gettano molotov contro i giudici. Il caimano se ne va in auto e il suo volto entra nell’ombra; dietro di lui brillano i fuochi del tribunale in fiamme”.

Vedendo questo film, si intravede il ritratto cupo e amaro di un paese (il nostro) e sulla sua crisi, che è profonda e va al di là di Berlusconi. E’ un film su cosa siamo diventati, cos’è la nostra TV oggi, il cinema, l’imbarbarimento culturale.

Io sono andata a vederlo, (devo però premettere che non sono una fan di Moretti), e posso dire che  “Il Caimano” è un bel film; è inquietante; è il Berlusconi di oggi, mentre si toglie la maschera.

Pur girando il film molti mesi fa, Moretti ha azzeccato i toni aspri di questi ultimi giorni di campagna elettorale, che seminano angoscia. Un grande monito sui colpi di coda che il Caimano può sferrare quando si sente sconfitto.

Attraverso questo film Nanni Moretti riflette sulla deriva morale, culturale e politica di questa Italia. Che altro si può dire, che è potente, amaro, profetico e che il Caimano di Moretti addenta questa Italia.

 

Tutti si domandano:

a) Il film sposterà voti?

·        Prodi: “I film di Moretti si vanno a vedere, poi valuteremo se è utile o dannoso alla campagna elettorale”.

·        Walter Veltroni: “E’ un bellissimo film e un film verità, dovrebbero vederlo tutti”.

·        Marco Travaglio: “E’ un’odiosa idea leninista che un film possa influenzare il voto di qualcuno”.

·        Sandro Curzi: “Lo può vedere anche il Cardinale Ruini”.

·        Sandro Bondi: “Un film così può essere il frutto soltanto di una cultura fascista e di una cultura comunista fuse insieme”.

 

b) Siamo di fronte ad un’opera riuscita?

·        Giuliano Ferrara: “Moretti è un vero talento e una persona perbene. Il Caimano lo dimostra”.

·        Natalia Aspesi: “E’ certamente il film più maturo di Moretti, che con la collaborazione di attori mai così bravi anche nelle apparizioni brevi, prosegue il suo cammino autobiografico con più serenità e distacco, con più ragione e sentimento”.  

·        Roberto Silvestri: “Il Caimano è una bellissima fiaba nera, di quelle che piacciono ai bambini tra i 7 e i 9 anni, per addormentasi sereni. Il cattivo, infatti, è magnifico”.

·        Tornabuoni: “Il Caimano è un bel film, divertente, ardito, politicamente di parte e molto intelligente”.

·        Gianluigi Rondi: “Narrativamente mal costruito. Parte bene, poi c’è una deriva verso situazioni poco convincenti. Purtroppo la polemica politica ha impedito a Moretti di controllare la qualità. Film scricchiolante”.

·        Fabio Ferzetti: “Moretti oppone all’impero mediatico del cavaliere le sue armi di sempre: ironia, egoismo, parodia, auto-parodia. Più un pizzico di fantapolitica che però non fuga l’impressione di fondo. Che il film sul Cavaliere resti da fare. Sintesi di un film che cerca una forma e non la trova”.

 

Nanni Moretti:

“Il mio è un film sul cinema, sull’amore e sull’Italia di oggi. Non è un film di propaganda. Mi auguro che la gente vada al cinema per vedere un film di Moretti, non per decidere chi votare”.

“Ma comunque vada, ci troveremo per anni a fare i conti con macerie culturali, istituzionali e morali. Mi trovo coperto di insulti ai quali non replico, come Totò che diceva: “Mica sono Pasquale…..”.

 

Dunque, sgombriamo il campo dalle facili critiche ed affrontiamo di petto il problema,

Il Caimano” è un bel film davvero sorprendente, interessante e senz’altro da non perdere.

Basta. Non c’è più niente da dire. Sublime. Sublime il film. Sublime Moretti

 

                                                                                       

                                                      Francesca Luna

                                                     

 

 

 




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1 febbraio 2006

Parlamentiamoci

LA CASTRAZIONE CHIMICA, UN RIMEDIO?

 

 

Pedofilia: una patologia psichiatrica che porta l’individuo ad avere una attrazione fisica per bambini in età della pubertà.

 

Non vi sono certezze specifiche o scientifiche che permettono di identificare l’origine del disturbo o le sue cause.

Nella maggior parte dei casi, precisamente nel 99,9%, le condotte pedofile sono lucide e bisogna quindi attribuire la responsabilità penale a questi soggetti.

Le cure che oggi sono a disposizione sono diverse e di origine sia scientifica che psichiatrica e sono stati presi in considerazione due percorsi terapeutici: il primo la castrazione chimica e il secondo orientato a curare il disturbo psichiatrico.

Prendendo in considerazione il primo percorso, l’idea è quella di ridurre il testosterone nell’organismo dell’individuo per ridurre di conseguenza gli effetti di questo ormone.

Consiste nella somministrazione di alcuni farmaci (a base di ormoni) come il ciproterone, con l’abbassamento dei desideri sessuali. Ma ciò, secondo la mia opinione e quella pubblica, oltre che ad abbassare il desiderio rende anche il soggetto più aggressivo. Quello che il farmaco può modificare nell’apparato organico del soggetto non lo fa nell’assetto della personalità, perciò sembrerebbe inutile.

Senza contare che per avere un effetto duraturo, l’individuo deve essere costretto ad assumere queste sostanze per un lungo tempo e ciò può provocare lesioni fisiche irreversibili con effetti collaterali notevoli (dal diabete, alla depressione, alla ipertensione).

Vi sono fortunatamente delle alternative. Tra quelle più note vi è l’utilizzo di un trattamento psicoterapeutico durante il periodo di detenzione, ma questo rimedio risulta troppo lungo e difficilmente è realizzabile in carcere. Si ricorre perciò alla prevenzione e repressione. Bisogna aumentare la sensibilizzazione e il controllo e rendere la pene più severe. Ma cosa di fondamentale importanza bisogna creare un muro alla diffusione del fenomeno, e tra i possibili contatti tra i pedofili, cominciando dai mezzi di comunicazione più in uso come internet. Qualcuno direbbe “in Afghanistan tagliano il pene per molto meno” e allora perché non utilizzare ciò? Ma è proprio questo che ci differenzia dai paesi meno civilizzati: ovvero un ordinamento giuridico più giusto o meglio più umano (per non dire meno peggio).

A proposito di meno peggio, il ministro per le riforme, Roberto Calderoli difende e rilancia la castrazione chimica reputandola la soluzione che “consente di mettere quelle bestie in condizioni di non offendere” e attuando una vera e propria campagna di “Tolleranza zero”.

(Molte sono le proteste su questa politica, senza contare quelle sulla richiesta di espulsione di tutti gli immigrati irregolari. Decisione che secondo il mio parere nuocerebbe alla figura del nostro paese in quanto si accuserebbero anche tanti extracomunitari che lavorano onestamente che danno tra l’altro un bel contributo alla nostra economia. A mio giudizio questo rimedio si presenta al quanto brusco e inadeguato, e sulla base di ciò lancerei un appello: “fermate questo ministro-sciacallo irresponsabile”).

 

Dario Fornasari




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1 febbraio 2006

Parlamentiamoci

GIUSTIZIAMO LA PENA DI MORTE   

Quando ci giunge notizia di un delitto efferato, l'uccisione di un bambino, una strage di civili o comunque l'omicidio volontario di una vittima innocente, la nostra prima reazione è emotiva: avvertiamo un impulso alla vendetta, un odio profondo verso l'assassino, che sfocia ben presto nell'intenso desiderio di vedere al più presto l'omicida morto egli stesso.

Si tratta di una spinta istintiva, che probabilmente è iscritta nel codice genetico della nostra specie. Non a caso, società più antiche della nostra avevano concepito la legge del taglione: “occhio per occhio, dente per dente”.

Ma non sono soltanto l'odio e il rancore a guidarci verso questa  prima reazione istintiva; si tratta anche di una sete di giustizia, che soltanto la morte dell'assassino sembra placare.

Se esaminiamo tuttavia la questione non alla luce dell'istinto, bensì a freddo, razionalmente, le nostre convinzioni vacillano. Non siamo più così sicuri che spetti a noi, intesi come collettività o stato, comminare la morte di chicchessia, fosse pure il criminale più refrattario.

Il dibattito sulla pena di morte è  ben lontano dall'essersi esaurito. Persino all'interno delle società contemporanee, anche in quelle più ricche e avanzate, tale dibattito è di estrema attualità.

E non sono finora emersi argomenti definitivi, tanto meno dimostrazioni fondate scientificamente, né a favore dei fautori né a favore degli abolizionisti.

La tradizione del pensiero occidentale è stata, per secoli, favorevole alla pena di morte. Non solo era favorevole alla pena capitale il Platone delle Leggi, ma lo erano, in epoche a noi molto vicine, giganti del pensiero del calibro di Kant, Hegel e Schopenauer.
Nella tradizione occidentale, l'avversione alla pena di morte comincia a farsi consistente con l'avvento dell'Illuminismo ed è italiano il paladino più agguerrito della causa abolizionista, quel Cesare Beccaria, autore del trattato Dei delitti e delle pene, tenuto in grande considerazione nientemeno che da Voltaire (Trattato sulla tolleranza). 

Secondo gli oppositori, la pena di morte non costituisce un deterrente efficace nei confronti dei crimini più gravi, che nella prevenzione del crimine costituiscono misure più valide pene alternative quali l'ergastolo o comunque una lunga detenzione e che, soprattutto, conta più la certezza della pena che il suo rigore.
Senza contare che, a causa di errori giudiziari, ipotesi da tenere sempre bene in considerazione, potrebbe essere giustiziato un innocente.

Tookie Williams, ex capo della banda di strada Crips, secondo i suoi sostenitori si era pentito facendo campagne contro la violenza delle bande di strada… Ma è stato giustiziato con un'iniezione il 13 dicembre dopo che Arnold “Terminator” Schwarzenegger (Schwarzy per gli amici) e il tribunale hanno rifiutato tutti i suoi appelli. Ma Tookie è solo l'ultima vittima dell'atroce sistema giudiziario americano, che ha le sue radici molto più indietro; prendete Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, due anarchici italiani che vennero arrestati, processati e giustiziati negli Stati Uniti negli anni '20, con l'accusa di omicidio di un contabile e di una guardia di una fabbrica di scarpe. Sulla loro colpevolezza vi furono molti dubbi già all'epoca del loro processo; non vennero nemmeno assolti dopo che un altro uomo ammise, nel 1925 la responsabilità di quei crimini. Infine David Gale, docente universitario e attivista per l'abolizione della pena capitale. Il professor Gale è stato condannato per lo stupro e l'assassinio della sua amica e collega attivista. Ma ci sarebbero ancora centinaia di poveri angeli a cui l’“infallibile” sistema giudiziario americano ha tarpato le ali.
La privazione della libertà e i lavori forzati, mi sembrano misure sufficienti per far espiare al colpevole il suo delitto. Inoltre, come fa notare il filosofo Norberto Bobbio, la violenza chiama violenza, rischiando di alimentare una pericolosa spirale.
Nessuno poi  può escludere a priori, che il colpevole si ravveda e possa rientrare a far parte della comunità. Mi rendo conto che in alcune circostanze appaia un’ipotesi piuttosto remota e che la “bestia” non deve far altro che tirare le cuoia, marcire all’inferno. Ma si!! Che lo friggessero su una sedia il bastardo!! Ma ricordatevi che ogni uomo partecipe della nostra stessa natura, non ci è mai totalmente estraneo. Una volta ho letto da qualche parte che non puoi uccidere una persona senza uccidere una parte di te stesso. Condivido dunque la riflessione dello scrittore russo Fëdor Dostoevskij, uno che scampò miracolosamente in extremis alla pena di morte che gli era stata comminata dal tribunale che lo aveva giudicato. Nel suo romanzo più ispirato, L'idiota, il protagonista dice: "Uccidere chi ha ucciso è un castigo senza confronto maggiore del delitto stesso. L'assassinio legale è incomparabilmente più orrendo dell'assassinio brigantesco".

 

I fautori della condanna capitale sostengono che il sangue si lava col sangue... il che, secondo me... permettetemi… è una grande cazzata.

Perciò... miei cari “idioti” (e mi riferisco ai fautori della pena di morte), sappiate che siete assassini non meno della persona che state mandando a morire… ma soprattutto il suo animo non è meno nobile del vostro… Fate attenzione alle parole che seguono.

 

“Questa legge dell’occhio per occhio ci renderà tutti ciechi” M.Ghandhi

 

John Barley Corn




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21 dicembre 2005

Buon Natale

                   

Speciale inserto Festivo

Buon Natale…

E per i fanatici del blasfemo buon quel che vi pare…

Pazienti lettori,

le feste ahinoi son giunte; ci toccherà di nuovo, come sempre,  per sempre, passare del tempo davanti ad un abbacchietto, patate, e più chi ne ha più ne mangi, conversando, a bocca piena, con qualche parente che non vediamo da una vita; potevamo lasciarvi soli e senza un minimo dono che allieti questa infernale abbuffata…?

Se stiamo scrivendo evidentemente la risposta è : NO!

Va bene il regalino, ma nulla è per niente, quindi vi ammorbiamo dicendovi di continuare a mandare vostre impressioni ( e chi non l’ha mai fatto…incominci a farlo…)  nella speranza di rendere ancor più brillante e brioso, questo spazio di libertà…nostro… ma soprattutto vostro, che si fa strada…fra un mare di ipocrisia!

Vi ricordiamo inoltre di non dimenticare gli articoli passati (o non visibili sul Diario)… pezzi che meritano la vostra attenzione e attività critica costante.

 

Ed ora “finalmente” dopo questo fiume di parole vi introduciamo ad un simpatico, ma tagliente scritto di un nostro caro amico… con l’intenzione di rendervi più lieti possibile, ma soprattutto: CRITICI, CRITICI, CRITICI…In questo dolce Natale!

Per l’ennesima volta vi informiamo che la nostra prossima fatica sarà disponibile nel web dal 15 Gennaio 2006 (giusto in tempo dopo aver smaltito la sbornia di fine anno…esagerate!) e presto all’università Roma3 (10 Gennaio 2006

Ps. MANDATECI NUMEROSI LA CLASSIFICA… DEI TRE EROI PIU COOL NELLA STORIA DEL CINEMA (SCOMETTO CHE LUCA NON SARA’ MOLTO CONTENTO…).

SBIZZARITEVI… QUESTO MESA LA CLASSIFICA LA FATE VOI.

 

                     Riccardo Iannaccone e Giulio Della Rocca

 

 

      Chi giudica i giudizi dei giudici ?

"Apro il giornale e leggo che… di giusti al mondo non ce né " diceva una vecchia canzone di Adriano Celentano, è quanto mai vero oggi.

 

Processo doping: Atto1:

Il farmacista…  patteggia la pena per aver fornito farmaci in quantità smodata a una tale squadra e viene quindi condannato a nove mesi (sospesi ).

-         Il medico della suddetta squadra viene condannato a 10 mesi  più interdizione per abuso di somministrazione di farmaci (ben 281 specialità farmaceutiche) ad un gruppo di ragazzi di sana e robusta costituzione (come da certificato che ognuno di noi deve presentare per fare qualsivoglia  attività sportiva, dal gioco delle bocce al pugilato).

-         Il presidente della sempre suddetta squadra viene assolto per insufficienza di prove, non sapeva del possesso di tutti quei farmaci (forse gli assegni al suddetto farmacista li firmava la segretaria?).

-         Chiaramente poco risalto nel circo mediatico delle tv e dei giornali.

 

Processo doping:Atto 2:

-         Il suddetto medico assolto perché all'epoca dei fatti non costituiva reato somministrare medicine atte a falsare il rendimento atletico dei giocatori(non sportivi, perché nel frattempo sono stati condannati Armstrong ,Ben Jonson, Montgomery e molti altri, ma loro sono sportivi non giocatori di calcio).

-         Il suddetto  presidente assolto per gli stessi motivi di cui sopra.

-         Chiaramente   enorme risalto su tutto l'arcipelago delle tv e mezzi di comunicazione varie.

 

Atto 3:

Processo doping - Proposta

-  Condannare Zeman all'interdizione perpetua della parola per aver sollevato il dubbio che assumere medicinali  quando non se ne ha bisogno è quantomeno sospetto

-  Condannare i periti ematologi super partes a fare le analisi del sangue alle donne incinte, cosi non potremmo fare danni a società quotate in borsa.

-  Condannare Guarinello a dirigere il traffico a Piazza Venezia per non saper interpretare la legge e quindi aver fatto  spendere soldi pubblici per istruire questo processo e soprattutto (cosa ancora più grave)averci illuso di poter almeno una volta vedere i potenti condannati. 

P.S.  La squadra non la nomino altrimenti sarei costretto a prendere un medicinale (Plasil) e correre il rischio di essere squalificato nelle prossime Olimpiadi di lancio dei coriandoli.

 

VIVA   LO  SPORT  PULITO

             Vecchio lupo

 

 

 

 

 




permalink | inviato da il 21/12/2005 alle 14:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


28 novembre 2005


18\10\05

 

 

Voci da LaTerza

 

 

   Da qualche mese a questa parte, dalle Università italiane, arrivano grida di rivolta, si osservano fermenti di protesta, si susseguono scioperi, manifestazioni e, addirittura, occupazioni di intere facoltà come ci insegna la storica e fervente Sapienza.

  

   Qualche sprovveduto – o imbecille – potrebbe dire che si tratta dei soliti “casini” di studenti “svogliati” che trovano un “alibi” per non dover frequentare lezioni e/o studiare… Quanto mai questa disamina è sciocca e lontana dalla realtà; questo lo si sente nell’ aria, lo si legge negli occhi, lo si vede dai gesti: infatti, se proprio non si può parlare di rivoluzione, si deve riconoscere una presa di coscienza – e di posizione – da parte di un binomio anomalo (ed è proprio questo che ci fa pensare!), quello, cioè, di Studenti e Docenti.

   Due gruppi, questi, (che da sempre si scontrano) trovano in questo periodo una unità di intenti che fino a poco tempo fa si sarebbe detta impensabile… Il collante di questa nuova coalizione è dato dall’ opposizione ferrea al Disegno di Legge della Ministra… (pardon) della minestra… (ops… scusate!); insomma del Ministro dell’ Istruzione Letizia Moratti.

 

   Dopo questa doverosa premessa bisogna chiarire che questo articolo-saggio-intervista non ha la presunzione, né la volontà di approfondire gli aspetti tecnici sul ‘come’ e ‘perché’ questo Disegno di legge sia stato così veementemente stigmatizzato, ma piuttosto cerca di appurare quali siano le sensazioni di coloro che l’ Università la vivono (o la patiscono!), ossia gli Studenti; e, nello specifico, gli Studenti di RomaTre. Si cercherà, dunque, di capire come e cosa pensano i giovani di questa giovane Università – che, ‘apparentemente’, sembra essere stata coinvolta di meno dal generale clima di protesta…

   Per fare ciò ho scelto di adoperare un certo ‘distacco’, annullando le mie convinzioni sull’ argomento (per quanto possibile) onde evitare di influenzare le risposte degli (ignari)intervistati: mi sono infatti finto un ‘ignaro’ studente ritornato in Italia dopo tre anni di studio all’ estero, e, aggirandomi per l’ Ateneo, ho chiesto – un po’ tonto – informazioni su quello che stava accadendo a RomaTre – dove, dopo uno sciopero dei Docenti durato alcune settimane, tutto ‘sembra’ tornato alla ‘normalità’.

 

 

   Domando ad un ragazzo – Luca I. – che sta leggendo un ‘foglio’ contro la riforma Moratti distribuito alla Facoltà di Filosofia e Lettere. << Scusa che leggi? >>.

   Luca I.: << E’ una critica alla Moratti… >>.

   L’ Ignaro (è il nome in codice del mio insopportabile personaggio): << Perché che ha fatto? >>.

   Luca I.: << Come “che ha fatto?”…Ma da dove vieni? >>.

   L’ Ignaro: << No… è che sono stato fuori dall’ Italia per un bel po’, quindi… >>.

   Luca I.: << Ah, beato te! Qua è un casino… Se riesco vado a fare l’ erasmus in Spagna o in Francia… andrei pure in Albania pur di andarmene da questa caciara >>.

   L’ Ignaro: << Scusa che intendi per “caciara”? >>.

   Luca I.: << Ma questa legge! che a quanto pare peggiorerà, se possibile, le cose… >>.

   L’ Ignaro: << E come? >>.

   Luca I.: << Come “come”? >>.

   L’ Ignaro: << Eh: come? >>.

   Luca I.: << Beh, da quello che c’ è scritto qui, la legge creerebbe una situazione di ingestibilità che porterà all’ impossibilità di garantire la continuazione di molti corsi; poi parla di monopolio culturale, e cose così… >>.

   L’ Ignaro: << Cioè? in parole povere? >>.

   Luca I.: << Eh… In parole povere io co’ ‘sti paroloni c’ ho capito poco niente, però posso farti un esempio di quello che non va per me: nel corso di Archeologia, che è quello che seguo io, non ci sono insegnamenti sulle civiltà Pre-Colombiane, e in Lettere non si fa il minimo riferimento alla ‘Beat Generation’… insomma quello che dico io è che la gamma di argomenti che si possono trattare ad ogni Corso è piuttosto scarso! >>.

   L’ Ignaro: << E fammi capire: sarebbe la riforma Moratti  ad impedire tutto questo? >>.

   Luca I.: << Ah… questo non lo so… quello che so è che l’ insegnamento che possono darti i libri di personaggi come Kerouac e Ginsberg non si trova in nessuna scuola o Università che io conosca >>.

   L’ Ignaro: << E pensi che la riforma Moratti possa cambiare in peggio tutto questo? >>.

   Luca I.: << Aja… ma che sei una spia? Guarda: io non so bene cosa ‘sta legge, o decreto (o quello che è) preveda, ma posso dirti quello che mi suggerisce l’ istinto… e cioè che qui vogliono trasformare l’ Università in un mero privilegio per pochi, ammesso che non lo sia già: aumentano le tasse, incasinano gli orari, le lezioni, cambiano le regole del gioco ogni due giorni. In pratica ce la mettono tutta per farti passare la voglia di andarci… Io sto pensando di lasciarla, e come me ce ne stanno tanti. Credimi: ho visto ragazzi iniziare l’ Università con un entusiasmo unico e lasciarla dopo soli due mesi… Dai retta a me: questa riforma è un tassello – forse l’ ultimo – per negare lo studio Universitario ai più… Siamo tornati indietro di cent’ anni! >>.

 

   Questa intervista – anzi preferisco chiamarla chiacchierata – non fa molta chiarezza sugli aspetti specifici che rendono intollerabile questo (per molti ‘osceno’) Disegno di Legge, ma è indubbiamente rivelatrice di un disagio degli Studenti, e conferma l’ idea generale che tale riforma, in qualche modo, renderà ancora peggiore una realtà già critica, in cui, come ha detto Luca I. “ce la mettono tutta per farti passare la voglia di andarci…”.  

    

   Un altro ragazzo – Riccardo I. – mi ha parlato di una coerenza fra i tagli fatti alla Cultura e la riforma Moratti: egli sostiene una curiosa e folle – almeno spero – tesi, secondo cui si sta cercando di far tornare l’ Italia - ma non solo - ad una condizione di medievale oscurantismo (che questo Riccardo abbia colto nel segno?... Rabbrividisco alla sola idea!)

 

   Intanto io, sotto le vesti del temibile, pedante, rimbambito Ignaro (il quale più che tornato da tre anni di studi all’ estero, sembra venuto dal satellite del Piccolo Principe) continuo la ricerca della vittima sacrificale.

   Si materializza dopo un po’: si tratta di una splendida e ruggente studentessa del secondo anno del DAMS; una certa Francy K. … Io, o meglio, l’ Ignaro l’ aborda chiedendole se ci fossero o meno le lezioni: << Purtroppo sì! Qui è sempre la stessa storia… cioè: non proprio… Che qualcosa sia successo non si può non riconoscere! Sarebbe stupido dire che non ci sia stato niente… ma è sempre poco! >> ha  ruggito.

   L’ Ignaro: << Ma c’ entra qualcosa con il Disegno di Legge della Moratti? >>.

   Francy K.: << Ma scusa: di cosa credi che stiamo parlando?... Non solo c’ entra la Moratti, ma è lei il centro di tutto il bordello che c’ è stato, a parte qui! Hai visto che alla Sapienza hanno occupato un’ intera facoltà? >>

   L’ Ignaro: << Davvero?... I Prof. saranno neri … >>.

   Francy K.: << Oh amico, cambia spacciatore che fai la fine di Elkan, te! Oi svegliati! E’ tutto partito da loro; cioè: si tratta del primo caso nella storia in cui Studenti e Docenti stanno sulla stessa frequenza… >>.

   L’ Ignaro: << E dunque: qui niente? >>.

   Francy K.: << Ma no! te l’ ho detto: qualche sciopero, qualche volantino, qualche sfogo – ad eccezione della tenda dell’ irriverente e ‘presente’ Prof. Patrick Boylan all’ ingresso… è una protesta sterile! >>.

   L’ Ignaro: << Tu che faresti allora? >>.

   Francy K.: <<  Che farei io?... Occuperei! Come si è fatto alla Sapienza e in altre Università… Immagina che impatto mediatico avrebbe una occupazione congiunta fra tutti i maggiori Atenei italiani… Non solo non verrebbe approvata la legge, ma si rimetterebbe in discussione tutto il sistema scolastico, la Moratti farebbe una brutta fine e chissà: magari anche il Governo vacillerebbe… >>.

  

   Dopo questa chiacchierata – sempre nei panni dell’ odioso Ignaro – con la combattiva Studentessa, pensando di avere abbastanza materiale per l’ articolo, vado verso l’ uscita; ed è qui che la mia idea su quella che è la realtà di questo Ateneo comincia a modificarsi: difatti mi ero ormai convinto che l’ appoggio di RomaTre alla Sapienza, e alle altre Università occupate fosse, sì forte, ma soprattutto morale – oserei dire platonico… A farmi ricredere è un volantino consegnatomi, appunto, quando mi preparavo a prendere congedo, ed a rielaborare il materiale  raccolto.

   Riporto qui, per intero e letteralmente, il testo del volantino:

“Le riforme si susseguono… prima il 3 + 2 della riforma zecchino, poi il percorso ad ‘Y’ del ddl Moratti, e agli  studenti resta solo una cultura nozionistica, mercificata e una laurea che vale sempre meno! Senza mense, senza posti alloggio, senza esoneri per merito, dov’ è il diritto allo studio? Chi ‘ricerca’ trova precarietà e zero finanziamenti. GLI STUDENTI DI ROMATRE OCCUPANO ARCHITETTURA!... per creare uno spazio di dialogo e confronto. Lettere si mobilita!”   

   

   Alla fine, dunque, la luce che cercavo è arrivata!

   Quello che avevo constatato, fino a quel momento, era una grande confusione di idee e sul da farsi in contrapposizione ad una convinzione diffusa che la riforma “non sa da fare!”.

   Mancava, però, un’ azione unitaria che trasformasse tutto il disagio e le polemiche in una forza attiva e dinamica… in una parola: OCCUPAZIONE!!!

 

   A quanto pare, quindi, anche RomaTre sarà presto occupata, sperando che, a ruota libera, seguiranno anche TorVergata e le altre importanti Università d’ Italia che, per pigrizia o per altro, ancora non l’ hanno fatto…

   Noi aspettiamo!

 

  

   Concludo questo bel viaggio con la chiara ed esauriente risposta che un certo Antonello mi ha dato alla domanda su cosa pensasse della Moratti: << Mi sta sul cazzo! >> ha urlato.

 

…a Voi le sentenze…

 

P.S – Questo mio articolo è già apparso su “I Corvi” (Giornale studentesco sovvenzionato dalla SAPIENZA.

Per  maggiori informazioni: www.icorvi.net

 

                                                                                                  Giulio Della Rocca




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