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Il Ring Redazionale


6 marzo 2006

Oscar... ma dai!

Oscar

Spettacolo, divertimenti, ma non tutto l’oro luccica..

 

 

Baci appassionati da Sophia Loren ad Adrien Brody, i pianti di Hilary Swank ed Halle Barry, i discorsi politically scorrect da parte di Micheal Moore e Sean Penn rivolti all’ombra di Bush…  il pancione di Cat-Zeta Jones, e l’incredulità di un Bill Murray perdente, Roberto Benigni e la sua indimenticabile entrata saltando di testa in testa (persino quella di Spielberg), di poltrona in poltrona… lo strapotere di Peter Jacksonn e del suo Signore degli Anelli, momenti unici speciali… momenti da Oscar, momenti… si speciali… ma non tutto ciò che luccica è oro… ricordatelo anche in una festa del cinema come Quella del Hollywood premia Hollywood… tutto sfarzo e grandezza.

Non dimentichiamoci che l’oscar in fin dei conti è solo bronzo, costa la modica cifra (reale) di 10 euro, ricordiamoci di Oscar lasciati nei bagni misteriosamente, o scagliati giù per ponti, male voci, e trofei rubati -andatelo a chiedere ad Annette Benning, o Bill Murray o che ne so… a Stanley Kubrick… la lista credetemi è infinita! Volete un esempio? Eccolo è tutto vostro:

 

-         Robert Altman

-         Martin Scorsese

-         Stanley Kubrick

-         Marlene Dietrich

-         Greta Anthony Perkins

-         Garbo

-         Marilyn Monroe

-         Orson Welles

 

E questa è solo la punta dell’ iceberg….

 

Simbolo del crollo dello sfarzo? Marlon Brando che vende il suo Oscar (rifiutato durante la cerimonia – mandò al suo posto un indios) per la cifra irrisoria di 1000 euro…

 

 

Incredibile, vero, inusuale, distensivo… concreto…  non pensate solo al bello, all’apparenza, anche gli Oscar, soprattutto gli Oscar hanno il loro lato negativo… Oscuro, meditate…

 

 

Eccezioni? Certo, ecco quattro chicche indimenticabili… Si, la parola calza a pennello stavolta… da Oscar

 

 

1-ROBERTO BENIGNI

“ Vorrei tuffarmi in quest’oceano di generosità, sono preso da u n uragano di gratitudine per voi, vorrei baciarvi tutti. Grazie ai miei genitori a Vergaio, un paesino italiano, per avermi dato il dono più grande… La POVERTA’.”

 

2-ROBIN WILLIAMS

Sono stato sempre frustrato come attore comico, perché noi clawn del sorriso, facciamo paura e nessuno ci premia.

Sono Contento, pensavo sinceramente che le mie probabilità di vittoria fossero pari alle stesse della squadra di bob della Giamaica.

Conquistare l’Oscar è una grande soddisfazione, e costa meno del Prozac”

 

3-MARTIN LANDAU

“Mio Dio che notte, che vita, che momento… che TUTTO!”

 

 

4-BETTE DAVIS –

“Questo è un premio di consolazione, io avrei dovuto vincere lo scorso anno, quest’anno l’Oscar sarebbe dovuto andare a kathrine Hepburne.

Magari lei la premieranno l’anno prossimo, a spese di qualcun'altra, come è accaduto a me l’anno scorso… (VIVA LA SINCERITA’)

 

Stefano Roselli




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6 marzo 2006

Dante e la sua poesia...chiudono il numero

La Divina Commedia

Inferno: Canto I

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
ché la diritta via era smarrita.
 
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!
 
Tant'è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch'i' vi trovai,
dirò de l'altre cose ch'i' v'ho scorte.
 
Io non so ben ridir com'i' v'intrai,
tant'era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai.
 
Ma poi ch'i' fui al piè d'un colle giunto,
là dove terminava quella valle
che m'avea di paura il cor compunto,
 
guardai in alto, e vidi le sue spalle
vestite già de' raggi del pianeta
che mena dritto altrui per ogne calle.
 
Allor fu la paura un poco queta
che nel lago del cor m'era durata
la notte ch'i' passai con tanta pieta.
 
E come quei che con lena affannata
uscito fuor del pelago a la riva
si volge a l'acqua perigliosa e guata,
 
così l'animo mio, ch'ancor fuggiva,
si volse a retro a rimirar lo passo
che non lasciò già mai persona viva.
 
Poi ch'èi posato un poco il corpo lasso,
ripresi via per la piaggia diserta,
sì che 'l piè fermo sempre era 'l più basso.
 
Ed ecco, quasi al cominciar de l'erta,
una lonza leggera e presta molto,
che di pel macolato era coverta;
 
e non mi si partia dinanzi al volto,
anzi 'mpediva tanto il mio cammino,
ch'i' fui per ritornar più volte vòlto.
 
Temp'era dal principio del mattino,
e 'l sol montava 'n sù con quelle stelle
ch'eran con lui quando l'amor divino
 
mosse di prima quelle cose belle;
sì ch'a bene sperar m'era cagione
di quella fiera a la gaetta pelle
 
l'ora del tempo e la dolce stagione;
ma non sì che paura non mi desse
la vista che m'apparve d'un leone.
 
Questi parea che contra me venisse
con la test'alta e con rabbiosa fame,
sì che parea che l'aere ne tremesse.
 
Ed una lupa, che di tutte brame
sembiava carca ne la sua magrezza,
e molte genti fé già viver grame,
 
questa mi porse tanto di gravezza
con la paura ch'uscia di sua vista,
ch'io perdei la speranza de l'altezza.
 
E qual è quei che volontieri acquista,
e giugne 'l tempo che perder lo face,
che 'n tutt'i suoi pensier piange e s'attrista;
 
tal mi fece la bestia sanza pace,
che, venendomi 'ncontro, a poco a poco
mi ripigneva là dove 'l sol tace.
 
Mentre ch'i' rovinava in basso loco,
dinanzi a li occhi mi si fu offerto
chi per lungo silenzio parea fioco.
 
Quando vidi costui nel gran diserto,
«Miserere di me», gridai a lui,
«qual che tu sii, od ombra od omo certo!».
 
Rispuosemi: «Non omo, omo già fui,
e li parenti miei furon lombardi,
mantoani per patria ambedui.
 
Nacqui sub Iulio, ancor che fosse tardi,
e vissi a Roma sotto 'l buono Augusto
nel tempo de li dèi falsi e bugiardi.
 
Poeta fui, e cantai di quel giusto
figliuol d'Anchise che venne di Troia,
poi che 'l superbo Ilión fu combusto.
 
Ma tu perché ritorni a tanta noia?
perché non sali il dilettoso monte
ch'è principio e cagion di tutta gioia?».
 
«Or se' tu quel Virgilio e quella fonte
che spandi di parlar sì largo fiume?»,
rispuos'io lui con vergognosa fronte.
 
«O de li altri poeti onore e lume
vagliami 'l lungo studio e 'l grande amore
che m'ha fatto cercar lo tuo volume.
 
Tu se' lo mio maestro e 'l mio autore;
tu se' solo colui da cu' io tolsi
lo bello stilo che m'ha fatto onore.
 
Vedi la bestia per cu' io mi volsi:
aiutami da lei, famoso saggio,
ch'ella mi fa tremar le vene e i polsi».
 
«A te convien tenere altro viaggio»,
rispuose poi che lagrimar mi vide,
«se vuo' campar d'esto loco selvaggio:
 
ché questa bestia, per la qual tu gride,
non lascia altrui passar per la sua via,
ma tanto lo 'mpedisce che l'uccide;
 
e ha natura sì malvagia e ria,
che mai non empie la bramosa voglia,
e dopo 'l pasto ha più fame che pria.
 
Molti son li animali a cui s'ammoglia,
e più saranno ancora, infin che 'l veltro
verrà, che la farà morir con doglia.
 
Questi non ciberà terra né peltro,
ma sapienza, amore e virtute,
e sua nazion sarà tra feltro e feltro.
 
Di quella umile Italia fia salute
per cui morì la vergine Cammilla,
Eurialo e Turno e Niso di ferute.
 
Questi la caccerà per ogne villa,
fin che l'avrà rimessa ne lo 'nferno,
là onde 'nvidia prima dipartilla.
 
Ond'io per lo tuo me' penso e discerno
che tu mi segui, e io sarò tua guida,
e trarrotti di qui per loco etterno,
 
ove udirai le disperate strida,
vedrai li antichi spiriti dolenti,
ch'a la seconda morte ciascun grida;
 
e vederai color che son contenti
nel foco, perché speran di venire
quando che sia a le beate genti.
 
A le quai poi se tu vorrai salire,
anima fia a ciò più di me degna:
con lei ti lascerò nel mio partire;
 
ché quello imperador che là sù regna,
perch'i' fu' ribellante a la sua legge,
non vuol che 'n sua città per me si vegna.
 
In tutte parti impera e quivi regge;
quivi è la sua città e l'alto seggio:
oh felice colui cu' ivi elegge!».
 
E io a lui: «Poeta, io ti richeggio
per quello Dio che tu non conoscesti,
acciò ch'io fugga questo male e peggio,
 
che tu mi meni là dov'or dicesti,
sì ch'io veggia la porta di san Pietro
e color cui tu fai cotanto mesti».
 
Allor si mosse, e io li tenni dietro.




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16 dicembre 2005

Ring Redazionale

             RING REDAZIONALE

Di Riccardo Iannaccone e Giulio Della Rocca

 

Top 5- I Cinquei film più belli della storia del Cinema pareri ed idee di Riccardo e Giulio

                

  

Dopo numerosi scontri dialettici, non neghiamo siano volati anche bicchieri e piatti; vista la mia decisione di  non cambiare la classifica, di “COMUNE ACCORDO”, siamo arrivati alla soluzione di scontrarci su questo campo neutro in cui gli arbitri sarete voi… con i vostri commenti, le vostre impressioni, le vostre critiche, o ancora meglio le vostre classifiche…

Riccardo Top 5

1) 8 & mezzo di Federico Fellini
2) Pulp Fiction di Quentin Tarantino
3) Citizen Kane di Orson Welles
4) Matrix dei fratelli Wachowsky
5) La Dolce Vita di Federico Fellini

Giulio Top 5

1) C'era Una volta in America di Sergio Leone
2) Arancia Meccanica di Stanley Kubrick
3) Taxi Driver di Martin Scorsese
4) Jackie Brown di Quentin Tarantino
5) Profondo Rosso di Dario Argento







 




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