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22 novembre 2006

Michela Risponde

Michela Rossitti risponde…

 

 

Ragazzi, allora, scusatemi… non voglio passare per la rompicoglioni del Religioniamo, ma proprio non sopporto leggere delle tesi sostenute su delle cose non provate almeno quanto quelle che voi stessi accusate!

Dici che non abbiamo sicurezze sull’attendibilità del Vangelo? Sono pienamente d’accordo, ma allora con che prove vai a sbandierare l’inattendibilità dei testi,dato che neanche tu puoi illustrarne il vero contenuto?

Se non sono certi i fatti che i cristiani considerano tali, non puoi neanche esser così sicuro di cosa non-scrivono, giusto?

E la certezza matematica non si può avere fino a che non si analizzano di persona i testi originali. Allora se uno le cose le dice le fa fino in fondo. Sei così convinto che il Vangelo sia inattendibile?Perfetto! Provamelo e ti crederò. Vai al Vaticano, chiedi la versione originale della Bibbia, traducila dal greco, analizza i mille significati di ogni parola e scegli il valore più opportuno da considerare, studia in modo tale da capire quali pezzi sono veri e quali rivisitati…è l’unico modo se vuoi avvicinarti un minimo al concetto di certezza...

Un pizzico di umiltà va mantenuta. Un minimo di fiducia alla storia dovremmo anche concederla. Duemilasei anni di bugie e invenzioni e neanche una briciola di verità? Puoi avere dubbi, ma non puoi avere la certezza di qualcosa che tu stesso non sai, ti contraddici da solo.

Non costruiamoci facili e comodi pregiudizi, siamo intelligenti.

 

Prenderli come oro colato, come ancora fanno ingenuamente milioni, se non miliardi di persone (anche quelli che non sono credenti nel senso compiuto del termine) sarebbe come prendere per buona la storia di Romolo e Remo o i miti greci.

I Vangeli non devono essere intesi come oro colato, vanno interpretati, perché gli estremismi sono sempre sbagliati, non esistono solo nell’Islam.

 

Non ci si rende conto di un fatto fondamentale: cioè che questi testi vanno confrontati con la storiografia e l’archeologia e che lo status di religione non può essere una scusa per non analizzarli criticamente o per dare loro una patente di intoccabilità.

Con tutto il rispetto…credi di aver scoperto l’acqua calda? Non credi che forse nei secoli di storia che abbiamo alle spalle qualcuno si sia fatto le tue stesse domande? Forse qualcosa di vero c’è, o comunque, forse se le prove non vengono sbattute in faccia a noi non vuol dire che non esistano. Che ne sai che non vengano analizzati criticamente? Tu sei presente? Ti vai a informare ogni giorno sulle novità archeologiche e storiografiche? Falle te queste ricerche se hai davvero a cuore questo argomento, vai fino in fondo a tutti i dubbi, in modo da non esser scambiato per uno di quelli a cui piace parlare, fare l’intelligente che critica tutto, perché adesso fanno tutti i critici, i saputelli, ma sono un branco di caproni che non ragionano con la propria testa e seguono quello che dicono gli altri perché hanno paura di camminare da soli, di sostenere qualcosa in cui credono anche a costo di restare soli.

Io non ci sto a fare domande e sentirmi dire: “Boh”. O meglio, se mi dici “Boh” deve essere quella la tua risposta, non devi parlare di qualcosa che non sai. Io sono profondamente ignorante, e se una cosa non lo so, ingoio il rospo e ascolto,imparo. Non sai qualcosa? Benissimo, ascolta, ricerca, informati, o fregatene,non importa, ma stai zitto!Non andare in giro a sparare cazzate su cose che non sai!

  Storiografia, archeologia e tanti altri studi sono in continua ricerca. C’è talmente tanta voglia in giro di fregare la Chiesa con qualche scandalo, che puoi star tranquillo: ogni minimo dubbio viene preso in considerazione per mettere in discussione tutto, anche solo per pura voglia di andarci contro.

 

Gesù va in giro tranquillo, fa miracoli, raccoglie migliaia di persone e non si vede un soldato romano che gli dica qualcosa (a parte verso la fine, ovvio).

Ai soldati romani non gliene fregava nulla di Gesù. Sono stati gli Ebrei che non lo vedevano di buon occhio perché lo consideravano un esaltato, un bestemmiatore che osava dire di essere il Figlio di Dio, perché insegnava di sabato, metteva in discussione i comandamenti, e altro ancora…Pilato stesso non trovava motivo per ucciderlo, lo manda da Erode per questo, non sapeva che farsene di uno che bestemmiava, a Roma sai quanto gliene fregava di questi? Bastava che pagassero i tributi. E infatti qual è il motivo che fa vacillare Pilato? Cosa gli dicono i sacerdoti per far uccidere Gesù?: “ Quest’uomo dice che non bisogna pagare i tributi a Roma”…il che non era assolutamente vero. Comunque, solo innanzi a un affronto del genere Roma poteva intervenire, del loro Dio non gliene poteva fregà di meno. Pilato si lava le mani perché sa che non è stato lui a condannare Gesù, ma il popolo di Quest’ultimo.

 

Crocifissione: è assolutamente contraddittorio che tale pena venisse inflitta ad un mansueto e pacifico predicatore - che al limite doveva subire la lapidazione secondo la legge ebraica -, perché infatti i romani, molto più pragmatici, la usavano espressamente per schiavi, prigionieri di guerra e insorti in armi.

            Allora il governatore domandò: “Chi dei due volete che vi rilasci?”. Quelli risposero: “Barabba!”. Disse loro Pilato: “Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?”. Tutti gli risposero: “Sia crocifisso!”. Ed egli aggiunse: “Ma che male ha fatto?”. Essi allora urlarono: “Sia crocifisso!”                                                                                                   

 
(Mt 27, 21-23)

 

 Perché un’intera coorte (600 uomini delle migliori fanterie romane!) va ad arrestarlo mentre stava solo pregando nel Getsemani con una decina di amici?

Vanno ad arrestare Gesù non i romani, ma  gli ebrei (“una folla con spade e bastoni mandata dai sommi sacerdoti e dagli anziani del popolo”) in seguito al tradimento di Giuda, ricordi? Ha venduto Gesù per trenta pezzi d’argento fornendo al Sinedrio le informazioni su di Lui. Essendo religiosi, un affronto come quello di Gesù al Dio degli Ebrei non poteva essere perdonato, secondo loro. All’epoca si rispettavano alla lettera i Dieci Comandamenti, era une religione più di rispetto delle leggi.

Inoltre lo hanno arrestato di notte, di nascosto, proprio perché non erano del tutto legittime le loro azioni.

Siamo proprio sicuri che stesse “pregando”?

Cocco vuoi troppo…il motivo per cui l’hanno arrestato è quello che ti ho detto, poi se stesse sonnecchiando o giocando a briscola coi discepoli non lo possiamo sapere, dovremmo chiederlo a Lui.

 

Perché Simone è soprannominato kefa (ovvero “roccia”, nome poco raccomandabile, quasi da bullo del quartiere)?

Gesù cambia il nome di Simone in Pietro, e il nome originale di Pietro in aramaico è Kefa che significa più appropriatamente “pietra”, e non lo sceglie per farlo il bullo del quartiere:

            Gesù disse loro: “Voi chi dite che io sia?”. Rispose Simon Pietro: “ Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. E Gesù: “Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.      

                                                                                                                                   
(Mt 16, 15-18)

 

In base a quella che giustamente Onfray definisce “logica del prelievo”: prendere qualche frasetta estrapolata dal contesto e usarla in maniera totalizzante. Conosciamo tutti infatti le favolette di Gesù che è buono, sta coi deboli, porge l’altra guancia, perdona, disprezza i beni materiali. Certo che le conosciamo ed è ovvio che ci vengano ripetute ossessivamente: sono i filetti migliori e più digeribili del Vangelo.

Favolette? Tu chiami favoletta quello cha ha passato Lui? Abbiamo tutti un cervello, parliamo tanto di comprensione del prossimo, tutto è relativo, centomila cristi….allora prova un momento a pensare a un solo Cristo, prova a immaginare quello che si può provare: andare contro tutto quello che la sua epoca sosteneva, e non sono quelle rivoluzioni o manifestazioni tipo le nostre: c’ha rimesso la vita! E di occasioni per svignarsela le ha avute! Gli stessi apostoli, i suoi amici più vicini, gli dicevano di scappare! Non sbandierava i manifesti, i suoi miracoli Gesù li faceva in silenzio, ordinava alle persone guarite di non parlarne, perché troppo facile sarebbe stato credere. Troppo facile trasformare in pane le pietre, troppo facile scendere dalla croce e imboccare l’uomo., costringerlo a credergli.

Il Vangelo non scrive parola per parola gli stati d’animo di Gesù, scrive le azioni: tutto quello che sta dietro è Amore e Fede, ed entrambi sono dolore e lacrime, niente è “favoletta”!

 

Considerando anche il fatto che gli stessi Vangeli contengono espressioni o atti dello stesso Gesù abbastanza discutibili, che contrastano proprio con i principi buonisti espressi. E’ una logica quindi che, come un imbuto o come un filtro, lascia colare solo poche gocce dell’essenza preferita.

Gesù è un uomo! Gesù è un uomo! Impossibile capire QUANTO uomo e QUANTO Dio, ma lui è venuto sulla Terra. I chiodi lo hanno trafitto, il sangue gli è uscito, il dolore l’ha sentito, la morte l’ha vissuta! Non era mica tanto contento quando l’hanno arrestato SAPENDO quello che gli sarebbe capitato! Atti discutibili? Certamente, ma per fortuna!! Per fortuna! Sarebbe stato troppo per noi altrimenti seguire qualcosa di perfetto, non avrebbe potuto comprendere i nostri limiti e le nostre paure se non fosse stato uomo come noi! E’ per questo che è venuto, per dare l’esempio! Non è buonismo, cazzo non è buonismo! Tutto quello che ha fatto, TUTTO QUELLO CHE HA FATTO va osservato, non solo i soliti e banali precetti! E chi osserva solo quelli, cade nell’opposto completo di quello che è stato il Suo scopo.

Non ci si avvicina neanche, è meglio un non credente col cervello che uno che segue le regole a pappardella.

 

E’ come una maschera che sta bene su tutto, data la sua flessibilità nebulosa e astratta, che è riuscita proprio per la mancanza di analisi critica della gente e per la necessità di creare archetipi rassicuranti.

L’analisi critica è il primo passo nella Fede. E non è per niente rassicurante, perché non si capisce un cazzo! Veramente sembra che sia stato scritto tutto per renderti la vita complicata e isolarti dal mondo che ti circonda. Poi però inizi a vedere che certi conti tornano, e quello è il tuo punto di partenza…

 

Creiamo uno stereotipo vago dell’uomo “buono”, diamogli il nome di cristo e appiccichiamolo a tutti gli uomini “buoni”. Facile, no?

Facilissimo, certo. La Passione di Cristo di Mel Gibson  è un capolavoro. L’avranno visto tutti, credo. Ma  è un capolavoro non perché ti fa piangere vedere quest’uomo che soffre. Andate oltre le lacrime facili e presto dimenticate. Andate oltre!

Non cerchiamo di intrappolare nella mente umana, nel calcolo, qualcosa che è indescrivibilmente più grande.

 

 

 

 




permalink | inviato da il 22/11/2006 alle 10:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa


12 ottobre 2006

Risposta a Giulio

 

UN CASINO DI CRISTI DAPPERTUTTO – risposta a “Cristo: un Uomo”*

“Tagliate un ciocco di legno; io sono lì… Sollevate la pietra, e mi troverete” (Vangelo gnostico di Filippo, 77)

 

Dovunque mi giro vedo un cristo. Un povero cristo per dire uno con una vita tribolata e piena di sofferenze. Cristiano, soprattutto nelle realtà rurali, è usato addirittura come sinonimo di persona. Il concetto di Cristo sembra ancora pervadere non solo la nostra società, ma anche il lessico, gli atteggiamenti, i modi con cui raffiguriamo le persone. E questo porta a tutta una serie di letture distorte della realtà, che nascono prima di tutto dall’idealizzazione della figura di cristo, ma anche dall’incorporazione forzata di valori e sentimenti in quella stessa figura.

 

Il primo punto da cui partire è questo: che cosa sappiamo di questo Gesù? Abbiamo a disposizione, come documentazione di base, una serie di libri, i Vangeli, che sono decine (non limitando la scelta a quelli selezionati alla bisogna dalla Chiesa cattolica). Prenderli come oro colato, come ancora fanno ingenuamente milioni, se non miliardi di persone (anche quelli che non sono credenti nel senso compiuto del termine) sarebbe come prendere per buona la storia di Romolo e Remo o i miti greci. Non ci si rende conto di un fatto fondamentale: cioè che questi testi vanno confrontati con la storiografia e l’archeologia e che lo status di religione non può essere una scusa per non analizzarli criticamente o per dare loro una patente di intoccabilità.

 

Cosa ci raccontano queste discipline del periodo in cui fu attivo questo Gesù, sulla base per esempio di storici come Giuseppe Flavio? Ci danno una visione ben diversa di ciò che era la Palestina a quei tempi: una terra travagliata da rivolte continue a sfondo religioso, da atti di terrorismo portati avanti da gruppi esseni e zeloti (fondamentalisti ebraici) contro l’oppressivo potere romano, che rispondeva con rappresaglie feroci. Tanto che, Gerusalemme stessa venne rasa al suolo dalle legioni imperiali nel 70 d.C.: l’arco di Tito ancora ricorda quel tragico evento, raffigurando il saccheggio del tesoro del Tempio. Una terra arida e poverissima, dove vagavano parecchi capi-banda sanguinari ed esaltati profeti - spesso confusi in un’unica persona - che cercavano di sollevare le masse invocando il regno di dio e l’arrivo del messia (ovvero “unto”, quindi il re d’Israele consacrato – anche re David è stato “messia”, per intenderci) che avrebbe cacciato i romani e “finalmente” instaurato un regno teocratico, sciovinista e monoreligioso.

 

Leggendo con occhio critico i Vangeli ci si rende conto di come siano pervasi da un impianto fiabesco e innocuo, che in maniera fin troppo sospetta distorce la realtà socio-politica – oppure, cosa peggiore, la occulta, lasciandone trapelare delle tracce anestetizzate o tradotte in simboli. Gesù va in giro tranquillo, fa miracoli, raccoglie migliaia di persone e non si vede un soldato romano che gli dica qualcosa (a parte verso la fine, ovvio). Soprattutto leggendo le versioni più antiche in greco ci si rende conto di alcune cose molto sospette. Vi siete mai chiesti perché Gesù si circonda di personaggi sospetti denominati zeloti o cananei (che non deriva da Cana, ma è un sinonimo di “zelota”)? Perché Simone è soprannominato kefa (ovvero “roccia”, nome poco raccomandabile, quasi da bullo del quartiere) ed è detto barjona (che non significa “figlio di Giona”, ma è un sinonimo di “bandito”)? Perché Gesù dice ai suoi di comprarsi delle spade? Ma come, l’apostolo della non violenza e del porgi l’altra guancia che dice di comprare delle armi… Perché un’intera coorte (600 uomini delle migliori fanterie romane!) va ad arrestarlo mentre stava solo pregando nel Getsemani con una decina di amici? Siamo proprio sicuri che stesse “pregando”?

 

Il processo poi è descritto in maniera totalmente irrealistica. Ma la ciliegina sulla torta è data dalla stessa crocifissione: è assolutamente contraddittorio che tale pena venisse inflitta ad un mansueto e pacifico predicatore - che al limite doveva subire la lapidazione secondo la legge ebraica -, perché infatti i romani, molto più pragmatici, la usavano espressamente per schiavi, prigionieri di guerra e insorti in armi (l’avete visto Spartacus?).

 

Questo è il vero tabù. Mettere in dubbio la descrizione stessa dei Vangeli, decriptandoli alla luce della realtà di quei tempi. Un altro meccanismo ingannevole è quello usato dall’apologetica cristiana e nel quale sono intrappolate anche persone in assoluta buona fede: quello di attribuire a Gesù tutti i sentimenti positivi dell’uomo, elevati al massimo grado. Le emozioni, che dovrebbero essere umane, vengono precettate a forza per diventare cristiane, obbligando chi le prova ad essere in qualche modo “cristiano”, volente o nolente. Cosa che significa, né più né meno, rinchiudere l’oceano dentro una bottiglia. Considerando anche il fatto che la stessa figura di cristo non è nulla di originale, ma è stata costruita sulla base di situazioni tipiche anteriori (l’idea della nascita frutto di inseminazione miracolosa, il martirio, i miracoli, il carisma sulle folle, la mitezza, la resurrezione) che caratterizzano Socrate, Empedocle, Buddha, Mitra e moltissimi altri. Niente di nuovo sul fronte del mito, cambiano solo i nomi.

 

Alla luce di cosa avviene tutto questo? In base a quella che giustamente Onfray definisce “logica del prelievo”: prendere qualche frasetta estrapolata dal contesto e usarla in maniera totalizzante. Conosciamo tutti infatti le favolette di Gesù che è buono, sta coi deboli, porge l’altra guancia, perdona, disprezza i beni materiali. Certo che le conosciamo ed è ovvio che ci vengano ripetute ossessivamente: sono i filetti migliori e più digeribili del Vangelo. Ma se partiamo dal fatto che il Vangelo è stato redatto e modificato (diciamo pure falsificato) in maniera stratificata nei secoli - a quei tempi non esisteva il concetto di copyright - e ha una chiara finalità agiografica (quindi faziosa in partenza), capiamo che tutto questo costrutto buonista decade miseramente. Considerando anche il fatto che gli stessi Vangeli contengono espressioni o atti dello stesso Gesù abbastanza discutibili, che contrastano proprio con i principi buonisti espressi. E’ una logica quindi che, come un imbuto o come un filtro, lascia colare solo poche gocce dell’essenza preferita, ma proprio per questo, fin troppo eterea. Leggendo il Vangelo si può giustificare tutto e il contrario di tutto, basta prendere la frase adatta e dimenticare il resto. Non a caso Hitler stesso - nel suo Mein Kampf - apprezzava la figura di Gesù proprio per il suo fervore, per la sua virulenza fondamentalista e per l’uso della frusta contro i mercanti del tempio.

 

Sulla base di questi errori di interpretazione appena analizzati è chiaro che molte persone prendano - persino in funzione anticlericale! - l’esempio di Gesù come un qualcosa di puro, di rivoluzionario. E’ un gioco che fa comodo anche alla Chiesa - che lo conosce benissimo! - per avvicinare gente alla religione e di cui molti sono vittime inconsapevoli, specie i giovani idealisti che cercano nel cristo una figura “rivoluzionaria”: in realtà diventa una sorta di specchietto per le allodole. Ma cosa sono questi benedetti esempi? Dei piccolissimi, microscopici fotogrammi e qualche scena madre, che sono stati estrapolati da un lungo film (tra l’altro tradotto in maniera largamente ambigua e continuamente riscritto, modificato, tagliato), in base ai quali sarebbe impossibile farsi un’idea corretta delle azioni del protagonista, il quale, nei momenti di “buio”, per quello che ne sappiamo - e alla luce di quella che è stata la storia ebraica del periodo -, poteva anche essere uno di quei combattenti fondamentalisti che andava in giro a saccheggiare villaggi e ad attaccare guarnigioni. Da questi flash è possibile costruirsi un cristo per ogni stagione: data la sua vaghezza e indefinitezza, è ormai uno stereotipo utile per tutte le situazioni. Da qui nasce anche il cliché del cristo “socialista”, che non considera il contesto giudaico del periodo, ignorandone il fondamentalismo, la violenza, il dogmatismo, l’intolleranza, il nazionalismo esasperati. Un cattivissimo esempio di “religione laica”, che ignora anche l’aspetto materialista e antireligioso del socialismo (non dimentichiamoci Marx). Così, senza gli opportuni distinguo, si rischia di mischiare tutto in un minestrone in stile “volemose bene”, facendo di Gesù una sorta di fricchettone non violento con qualche spruzzata di guevarismo. Ecco come rabbi Yeshua diventa magicamente Jesus Christ Superstar.

 

La “grandezza” dell’idea di cristo sta proprio tutta qui, nella capacità camaleontica di immedesimarsi, stravolgendo il senso delle cose o perdendone di vista punti importanti. E’ come una maschera che sta bene su tutto, data la sua flessibilità nebulosa e astratta, che è riuscita proprio per la mancanza di analisi critica della gente e per la necessità di creare archetipi rassicuranti, ad incarnare tutte queste aspirazioni umane insopprimibili. Come definire Socrate “cristiano” parecchi secoli prima di cristo! Oppure esponenti di altre religioni, come Buddha e Gandhi. Oppure addirittura non credenti come Nietzsche, il che è assolutamente paradossale. E tanti altri ancora, che vengono coscritti d’ufficio tra confuse “figure cristologiche”, in un continuo quanto sconclusionato affastellare di nomi. Paradossalmente, è proprio quello che hanno fatto i Padri della Chiesa dei primi secoli per “provare” la sacralità di cristo, scippando miti e situazioni che nulla avevano a che fare col cristianesimo e spacciandoli come “prefigurazioni”. Una logica, anzi una falsa logica che è molto allettante perché sembra dare risposte semplici e definitive su certi argomenti. Creiamo uno stereotipo vago dell’uomo “buono”, diamogli il nome di cristo e appiccichiamolo a tutti gli uomini “buoni”. Facile, no?

 

Quindi quanti cristi? Uno, nessuno, centomila. Tutti e nessuno. Appunto, nessuno.

 

 

 

 

 

Valentino Roccosante

 

www.ilguardoneromano.splinder.com

 

 

 

 

 

La mia controreplica

 

 

 

Davvero bella la contro-provocazione alla mia "provocazione"!!

 

 

 

Intanto ti dico che mi fa piacere che un mio scritto non sia passato inosservato (la tua reazione rabbiosa - può darsi anche giustificata - dimostra un certo interesse suscitato).

 

Mio obiettivo quando scrivo è innanzitutto muovere il pensiero del lettore (smuovendolo quindi) su di un tema... anche occorrendo a delle forzature (convengo con te: nel mio pezzo ce ne sono un fottio!) che portino a riflettere/rifiutare il punto di vista espresso!!

 

Per meglio dire tu saresti quello che io definisco "il mio lettore tipo": pagherei oro per far sì che ogni mio testo ottenesse come risultato quello di una critica così ben argomentata come la tua.

 

 

 

All'inizio di questa mia contro-risposta parlo di "provocazione"... ed è tutto qui il senso del mio lavoro: so bene che è anacronistico definire Socrate (o anche Buddha) figura Cristologica: sarebbe stato più giusto dire, piuttosto, che Gesù Cristo è una figura "socratica": ma questa seppur più corretta (storicamente e non solo) sarebbe stata una dichiarazione piatta che non avrebbe dato spunti dialettici (almeno rispetto a come ho impostato io il ragionamento) neanche a due attaccabrighe della conversazione... (tu ad esempio son convinto che non avresti partorito una pensiero così pieno in quel caso!!).

 

E sono anche più o meno d'accordo sulle considerazioni che fai su I Vangeli (come fonti poco attendibili) e sul contesto in cui si muoveva il nostro Amato-Odiato, nonché sui tuoi dubbi sulla reale bontà di certi Apostoli (che naturalmente subirono processi di "ripulitura" da parte di chi aveva tutto l'interesse a farne dei degni fratelli del presunto-Messia).

 

Ma non era questo l'aspetto che mi andava di mettere in discussione, sono partito da considerazioni diverse e diverse erano le mie aspettative. 

 

 

 

Concludo con la speranza che questo primo battibecco sia solo il primo di tanti alterchi (non violenti s'intende) fra i lettori del Giornale. 

 

 

 

Giulio Della Rocca

 

 

 

   * “Cristo: un Uomo” – postato il mese di Giugno sulla rubrica Religioniamo.

 




permalink | inviato da il 12/10/2006 alle 12:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


5 giugno 2006

Cristo... Un Uomo?

 

Cristo: un Uomo

 

 

“Il vero ‘Socialismo’ è quello teorizzato da Gesù Cristo…”

 

 

   Starete pensando che sia blasfemo associare il Socialismo a Cristo (per molti “il diavolo e l’acqua santa”).

   Beh, a mio avviso è blasfemo il fatto che per anni questo binomio sia stato Tabù: se mai c’è stato al mondo un ‘buon’ socialista questi è proprio Lui – sbaglio o fu Cristo a parlare di umiltà, uguaglianza, perdono(?); sbaglio o fu Lui a scegliere di attorniarsi di persone semplici, povere (se non erro gli Apostoli non erano né ricchi né privilegiati)?; sbaglio o fu Lui (in un periodo in cui valeva – a dir la verità vale tuttora – la regola dell’“occhio per occhio…”) ad insegnarci a porgere l’altra guancia(?)…

  

   Insomma: queste ‘eretiche’ righe (da scomunica) saranno dedicate ad un grande Uomo su cui la Chiesa (e non solo) ha speculato abbastanza.

   Si cercherà di umanizzare una figura che nel tempo è stata ‘divinizzata’ per interesse (economico, politico, spirituale…); perché, almeno per il sottoscritto, Cristo non fu che un Uomo…

 

   Un Uomo che cercò di insegnare agli uomini ad essere meno animali; un Uomo da considerarsi il più grande Filosofo-Rivoluzionario di cui si abbia memoria (ci volevano le palle ed un cervello virile – oltre che un cuore tenero – per essere dei non-violenti in un tempo come il suo).

 

  Fu dunque un Uomo (con la ‘U’ maiuscola però), come ho già detto, e il Suo essere divino risiede nell’esser riuscito ad elevarsi rispetto ad una massa gretta, ignorante (fu proprio la Nostra ignoranza ad ucciderLo); fu divino come lo sono tutti coloro che hanno una sensibilità maggiore: i grandi Artisti, i Poeti, i Filosofi: gli Illuminati… Tutti coloro che con il proprio impegno, i propri pensieri, l’amore hanno reso la società (o almeno ci hanno provato) un posto migliore.

   Tutti coloro che ci hanno insegnato (e lasciato) qualcosa sono delle figure Cristologiche: lo erano Socrate (“Il vero Sapiente è colui che sa di non sapere…”); Voltaire (“…non condivido ciò che dici ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo”); Martin Luter King (“…io ho un sogno… Sogno che sulle rosse colline della Georgia i figli degli antichi schiavi e i figli degli antichi proprietari di schiavi possano sedere insieme al tavolo della fratellanza…”); figura Cristologia era Gandhi (“Il mio ottimismo si fonda sulla convinzione che ogni individuo ha infinite possibilità di sviluppare la non violenza.”); lo era Einstein (“Non so come si combatterà la Terza Guerra Mondiale, ma la Quarta si combatterà con bastoni e pietre…”); lo era Picasso (“C’è un modo solo di vedere le cose, finché qualcuno non ci mostra come guardare con altri occhi.”); figura Cristologia era Bertolt Brecht (“Non fissarla l’onda rotta al tuo piede: finché sarà in acqua verranno a rompersi nuove onde.”); lo era Nietzsche (“Chi sale sulla montagna più alta ride di tutti i drammi seri e faceti.”); lo era Gregory Corso (“Credo nel sole anche di notte.”); figure Cristologiche erano Seneca (“Non è perché le cose sono difficili che non osiamo, ma è perché non osiamo che sono difficili.”); Jeorge Amado (“Non abbiamo un diritto più grande e inalienabile del diritto al sogno. L’unico che nessun dittatore può ridurre o annientare.”); Kierkegaard (“La vita non è un problema da risolvere, ma una realtà da sperimentare.”); Atahualpa Yupanqui (“Ho così tanti fratelli che non riesco a contarli. E una sorella meravigliosa che si chiama libertà.”); figure Cristologiche erano anche Siddhartha, Francesco d’Assisi, Madre Teresa di Calcutta, Padre Pio, Dante, Leonardo da Vinci, Shakespeare, Leopardi, Gogol’, Van Gogh, Tolstoj, Baudelaire, Wilde, Shaw, Pirandello, Marx, Giovanni XXIII°, Piero Gobetti (“La Rivoluzione Liberale”), Gramsci, Prezzolini (dimenticato elzevirista italiano), Pasolini, Trilussa, Totò, Buster Keaton, Chaplin (non sottovalutate mai chi vi fa pensare e star bene con le risate), la Maya Deren, Kubrick, Fellini, Godard, John Lennon; figure Cristologiche sono anche Bob Dylan (“Quante strade deve percorrere un uomo prima di poterlo chiamare Uomo.”), Salvator Bar. Crescimbeni (“Le persone che credono ci siano solo due variabili – vero o falso –, e quelle che vedono solo due colori – bianco o nero – sono, saranno e rimarranno sempre dei ‘mediocri’!”); lo sono Antonioni, Benigni, Fo, Spike Lee…

 

   Lo furono, lo sono, e lo saranno tutti coloro che mettono al servizio degli altri la propria Cultura, l’Ispirazione, la Bontà; coloro che offrono al mondo la  propria Saggezza…

   …e Cristo è fra questi il più Grande, il più Ispirato, e pertanto il più divino – ma non Divino!

 

 

      Ps.  Inutile dire che oggi Cristo sarebbe il migliore Umanista…

 

 

Giulio Della Rocca          

 




permalink | inviato da il 5/6/2006 alle 13:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (25) | Versione per la stampa


15 febbraio 2006

Risposta... alla risposta... il caso "Fede" continua ancora!

Non più del 10-15% della popolazione può definirsi cattolica, eppure si continua a fare in modo che molti vogliano apparirlo.

 

 

Cosa spinge l'uomo ad aderire a una delle possibili soluzioni del problema ontologico (dell'esistenza di Dio)? La fede.

La fede è una credenza piena e fiduciosa che nasce da profonda convinzione o si basa sull'autorità altrui piuttosto che su prove oggettive. Questa definizione può essere applicata sia al credente (usuale parlare di fede religiosa) sia all'ateo che è tale per profonda convinzione.

La fede è la molla che ci fa scegliere una delle possibili soluzioni al problema ontologico. Del resto non potrebbe essere altrimenti, visto che la soluzione completamente oggettiva al problema dell'esistenza di Dio non è possibile darla.

 

Ma osserviamo la seconda parte della definizione: o si basa sull'autorità altrui. Questa parte non è sicuramente applicabile all'ateo, ma lo è per moltissimi credenti che accettano gli insegnamenti di una Chiesa. (PREMESSA - Ci riferiremo sempre alla Chiesa cattolica, ma il discorso è valido per qualsiasi altra Chiesa o religione attuale)

 

Dalla precedente considerazione nasce una banale domanda: l'autorità su cui si basa la nostra fede è giustificata? Per rispondere non è possibile usare nuovamente la fede perché tutto ciò apparirebbe un grandioso esempio di creduloneria: si ha fede per fede! È necessario invece usare la ragione, almeno questo è ciò che dovrebbe fare una persona con spirito critico. In altri termini, la fede può scegliere la soluzione al problema dell'esistenza di Dio, ma non può scegliere una Chiesa

 

Del resto qualunque credente attuale di fronte a una persona che gli dicesse che crede alla religione degli antichi greci (romani) cercherebbe di dimostrarle che Zeus (Giove), Era (Giunone), Atena (Minerva) e company sono tutte panzane. Eppure duemila anni fa c'erano persone che impegnavano tutta la loro vita a servire quegli dei, persone che perdevano una parte della loro vita a pregare quegli dei ecc. Buffo, non vi pare? Se il credente attuale non vuole apparire come un antico greco che credeva che un temporale fosse un'arrabbiatura di Zeus, deve basare la scelta della propria Chiesa sulla ragione: o credenti (scelta razionale) o creduloni (scelta fideistica).

Anche molti cattolici saranno fin qui d'accordo. La loro scelta si basa su una credibilità storica che parte dagli insegnamenti di Cristo.

 

Le contraddizioni teologiche

Molti hanno cercato di abbattere questa credibilità mostrando le contraddizioni della dottrina cristiana, riducendo così il personaggio di Gesù (del resto molto poco definito dalla storia) a uomo. Ogni discorso teologico è al di fuori dello scopo di questo articolo e francamente non serve.

 

Le contraddizioni psicologiche

Sono già molto più evidenti e nascono dal processo che porta molte persone ad aver fede in una Chiesa. Incominciamo con il notare che:

 

Non ci sarebbe la religione se non ci fossero la morte e il dolore.

 

Ovviamente se l’uomo fosse immortale non avrebbe bisogno di ricercare qualcuno sopra di sé; anche nella lotta contro il dolore fisico e psichico probabilmente preferirebbe rivolgersi a qualcosa di più immediato e umano (come la medicina) e solo in casi estremi giungerebbe a ricercare un essere superiore. Senza la morte probabilmente l’uomo si sentirebbe Dio. Nelle società occidentali questo accade già: l’illusione di una felicità perenne spesso rende molti giovani insensibili ai problemi religiosi; spesso solo i vecchi riempiono le chiese e, come tutti sanno, non è raro il caso di persone che si avvicinano alla fede in tarda età, quando lo spettro della fine ha incominciato a riempire i loro giorni e le loro notti. Ho sempre ritenuto queste conversioni un po’ patetiche: la paura non è fede.

 

Chi ha fede non teme la morte.

Le religioni promettono un al di là ricco di prospettive per i buoni: e allora perché temere la morte? Quanto più si teme la morte quanto più nel nostro profondo non si è convinti dell’esistenza del nostro Dio.

 

Dopo queste semplici deduzioni ben si comprende quante poche persone credono negli insegnamenti di una Chiesa! Molte chiese accettano che i loro credenti siano falsi credenti e ciò è veramente molto triste perché accettano che la religione diventi superstizione. Anziché sondare la vera fede (se temi la morte la tua fede è falsa!), preferiscono accattivarsi le simpatie dei propri fedeli con la visione del Dio interventista: pregate e il vostro dolore cesserà! Ma che valore hanno le preghiere di chi non ha fede?

La Chiesa ti dice quando Dio non ci ascolta ci ha messo alla prova, ma alla prova di che? Che prova è la morte contemporanea di 300.000 persone (tsunami asiatico, 2004)? Forse un avvertimento contro il male che sta scendendo nel mondo? Ma, se è così perché colpire poveri disgraziati? Chi ha spirito critico conclude banalmente che è molto più probabile che gli eventi nel mondo siano causati da casualità basate sulle leggi che la scienza cerca di descrivere. Chi ha spirito critico conclude che il dialogo con Dio non è possibile perché a un senso solo: al più Dio può ascoltarci, ma non interviene. Chi crede che ciò avvenga quando la vicenda si risolve positivamente non è un credente, è un credulone.

 

Le contraddizioni storiche

Molti cattolici non saranno ancora convinti. A questo punto, prima di procedere, li invito, per una volta a togliere la testa dalla sabbia e a non comportarsi più da struzzi. Più volte ho notato che di fronte ad argomenti inoppugnabili il credente butta a capofitto la testa nella sabbia e non vuole più sentire nulla: "taci tu, che sei il Male!". Comportamento infantile. Quindi almeno per una volta non fate gli struzzi!

Sono evidenti tutte le superstizioni che ancora albergano nelle religioni del terzo millennio, basta pensare a tutte le limitazioni alimentari e sessuali delle principali religioni, limitazioni frutto del pensiero "umano" di duemila anni fa.

È abbastanza evidente il male che nei secoli la Chiesa (direi le Chiese, includendo praticamente tutte le principali religioni) hanno fatto e fanno ad altri uomini parlando in nome e per conto di Dio. Persino all'interno della stessa religione (protestanti contro cattolici o sunniti contro sciiti) la gente si fa del male in nome e per conto di Dio. Deprimente.

Il problema è dunque smontare quel parlare in nome e per conto di Dio. Le contraddizioni storiche sono talmente tante che sarebbe facilissimo, ma ciò comporterebbe il richiamarsi a fatti e interpretazioni che non tutti conoscono in dettaglio.

 

A questo punto i neofarisei e molti credenti un po' scossi nella loro fede continueranno a sentire la voce che dice loro: "sì, è vero, la Chiesa è fatta di uomini che spesso sbagliano, ma in fondo sono più vicini a Dio che te. Perché non credergli? Fai tacere il tuo cervello e continua a seguirla".

 

È inutile entrare in discussioni teologiche, cercando di mostrare le tante contraddizioni del cattolicesimo.

Qui non si vuole colpire chi crede profondamente e coerentemente, si vuole solo "smascherare" il neofariseo che non crede, ma fa comodo che si creda che creda.

Analizziamo per esempio i seguenti temi:

 

  • aborto
  • divorzio
  • rapporti sessuali extraconiugali
  • contraccezione
  • omosessualità
  • pratica della propria religiosità.

 

Sull'aborto probabilmente molte posizioni di neofarisei e cattolici sono allineate, ma già sul divorzio il neofariseo si mostra in tutta la sua luce: chi è divorziato o è favorevole al divorzio, non è cattolico. Contando che già nel 1970 i divorzisti hanno vinto il referendum…

Ma c'è di più. La Chiesa non ammette rapporti sessuali al di fuori del matrimonio. Per cui chi li ha (pensiamo ai giovani di oggi, molti dei quali erano in fila per vedere per l'ultima volta il papa), non è cattolico.

Chi usa, anche all'interno del matrimonio, metodi contraccettivi come la pillola o il preservativo, non è cattolico, essendo tali metodi non consentiti dalla Chiesa.

Pensiamo poi che per essere cattolici occorra ritenere un peccato l'omosessualità o non andare a messa nei giorni comandati.

Alla fine non più del 10-15% della popolazione può definirsi cattolica, eppure si continua a fare in modo che molti vogliano apparirlo.

Perché non dare loro il modo di liberarsi e poter vivere con dignità l'insieme delle loro idee, giuste o sbagliate che siano?

 

E per finire: I dieci comandamenti

 

Provate a definire i vostri e vedrete che non è facilissimo rispettarli ed essere coerenti. Non è solo un gioco filosofico, è anche un modo per dare coerenza alla propria vita. E dalla coerenza nasce un miglioramento. Sono convinta che molti non sapranno che pesci prendere e si affideranno a quelli della Chiesa, a quelli ufficiali, ma si accorgeranno subito che per loro non valgono. A questo punto si accorgeranno di aver sempre vissuto in un caos morale, a metà strada fra, la loro coscienza e la Chiesa.

 

I miei per esempio sono questi.

 

Nessun uomo può fare del male a un altro uomo nel nome di Dio.

Ama il prossimo tuo come te stesso, non più di te stesso.

Non cercare mai di possedere la vita di un altro uomo.

Genitori e figli si rispettino e vivano serenamente il distacco quando i figli crescono.

Se non per difesa, non usare mai violenza a un altro uomo.

Non rubare.

Non ingannare.

La verità non fa mai male, non nasconderla.

L'amore si dimostra solo con le azioni.

Vivi la tua sessualità, ma senza fare del male ad altri.

 

Io penso che ci sia un'immensa differenza con quelli originari.

Quale? Migliaia di anni di civiltà.

Mrs Alessandrini




permalink | inviato da il 15/2/2006 alle 15:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa


1 febbraio 2006

Risposta a Darko...

Risposta a Darko 85 di Michela Rossitti

 

Il Credo recita: “Credo IN un solo Dio”… “Credo LA Chiesa”… non dice Credo NELLA Chiesa… è diverso. La Chiesa è il riflesso di quello che sta in Cielo, come “noi” siamo stati creati a immagine e somiglianza di Dio. Cosa vuol dire questo? Che siamo perfetti, giusti? No, per niente! Siamo uomini: imperfetti! La Chiesa è fatta di uomini, e non è una giustificazione per i suoi errori, è un dato di fatto… ma questo non ci deve distogliere dalla questione principale: il nostro Credo va a Dio, a Gesù!!! Il mezzo che Loro ci hanno dato è la Chiesa, ma sappiamo anche bene che il rapporto con il Signore è personale, intimo e non basta andare a messa la domenica… è un percorso di vita come hai giustamente detto… Il cristiano non è uno che deve seguire dogmi e comandamenti… è un innamorato di Gesù, solo questo! La Chiesa ci è stata data da Lui, e se sbaglia… si perdona. Si, perché è come un innamorato che vede l’oggetto amato sbagliare… che fa? Lo condanna? Lo abbandona? No, perché lo ama veramente, gli sta vicino… e poi come tutte le persone che amano veramente, si arriva al perdono.

Il Cristiano non è quello che rispetta le regole e i dogmi… il cristiano è libero… è libero di credere o di rifiutare… e quando crede, i comandamenti e le regole non esistono più perché sono solo delle conseguenze… non si avvertono più come “ordini”…. credendo nel Signore viene spontaneo “rispettarli”.

Quindi secondo te non ci sono più cristiani o forse c’è un po’ mancanza di fede? Intendo la Vera Fede… cioè Fidarsi veramente… CREDERE DAVVERO IN LUI!!

Del resto non possiamo neanche criticare troppo gli altri se hanno paura, è normale, è umano, è difficile credere in Qualcosa che non si vede mai e l’unica testimonianza concreta è una Istituzione che fa tanti casini… non è facile, sai? Non puntiamo subito il dito, né verso gli altri né verso la Chiesa, che per quanti errori possa aver fatto, fa e continuerà a fare… è uno strumento, un mezzo per arrivare più in Alto… Credo quasi che la Chiesa non esisterebbe se fossimo tutti credenti e non avesse il ruolo di “evangelizzare”…

E’ un argomento difficile e complesso, non si può giudicare una cosa solo basandosi sugli errori e sui lati negativi… non è una critica costruttiva.

Io non ti dico di cambiare opinione, ci mancherebbe altro… servono, come hai detto te, delle teste che pensino individualmente… ma attenzione a non cadere nell’opposto: è di moda criticare tutto, soprattutto la Chiesa, senza conoscere tutti gli altri aspetti, senza provare a capire come stanno le cose oggettivamente, e nascondere quel pizzico di maturità che ci permette di mantenere il cervello libero da pregiudizi e magari anche la forza di ammettere che alcune cose non erano esattamente come le credevamo… molte persone non si lasciano stupire più da niente…

Non è una critica a te, intendiamoci, è una discussione come il vostro giornale propone…

 

   Post Scriptum – La redazione vuole informare che questo scritto si riferisce alla rubrica religioniamo ed in particolare all’articolo di Darko 85 “Esistono ancora i cattolici?” uscito un mese fa; ci sembrava giusto proprio per via dello spirito che anima questa rivista, dar modo ad un lettore di rispondere in maniera costruttivo, che appunto non solo accetta le critiche, ma ne fa uno spunto di riflessione.

Vi invitiamo dunque a continuare ad ispirarci.

 

Giulio Della Rocca e Riccardo Iannacone

 




permalink | inviato da il 1/2/2006 alle 14:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (34) | Versione per la stampa


16 dicembre 2005

Religioniamo

Esistono ancora i Cattolici?


Cattolicesimo                                  

Interpretazione dogmatica e dottrinale della religione Cristiana da parte della Chiesa Cattolica.

Ciò che distingue la comunità dei cattolici dalle altre comunità cristiane è innanzitutto il primato di dottrina e giurisdizione, rispetto ai vescovi locali, attribuito al vescovo di Roma (il Papa), successore di Pietro e capo visibile della Chiesa. Fonte della verità è la rivelazione nell’interpretazione che ne dà la Chiesa, ma anche la Tradizione, che è l’assieme dei Dogmi e delle verità di fede, che ogni cattolico deve professare, definiti nei Concili generali col Papa e dal Papa ex cathedra. (Ricordiamo, inoltre, che ogni cattolico deve credere nella inequivocità della Chiesa).


 
 

Protestantesimo 
Insieme dei movimenti religiosi scaturiti dal movimento di riforma promosso da Martin Lutero, che proponeva un incontro più personale con la Bibbia e il suo libero esame da parte di tutti i fedeli, l’abolizione della pratica delle indulgenze, la riduzione dei sacramenti, l’abolizione del celibato ecclesiastico.

Le varie Chiese protestanti rivendicano la sovranità della grazia di Dio che sola salva l’uomo.

Possono essere individuati tre momenti unificanti della dottrina delle Chiese protestanti.

Il primo si configura come ritorno alla Bibbia in quanto sorgente di fede per il cristiano e per la sua opera nel mondo;

il secondo riguarda gli ordinamenti e le istituzioni della Chiesa, ritenuti validi in funzione del servizio da svolgere a favore della testimonianza della fede, ma assolutamente privi di valore intrinseco;

il terzo è il rilievo dato all’attuazione della fede da parte dei singoli cristiani, chiamati a testimoniarla nel mondo attraverso la propria condotta di vita.

 

 Alla luce delle definizioni qui sopra riportate, chi può ancora definirsi Cattolico?

Chi può dire con fermezza di credere, ed aver sempre creduto, in tutto quello che la Chiesa cattolica ha professato ed attuato dalla sua nascita fino ai giorni nostri?

Chi riesce a riconoscersi nella descrizione di cattolico, colui il quale deve professare i Dogmi e  le verità di fede della sua religione, qui sopra riportata?

Chi crede ancora che la Chiesa cattolica sia infallibile? E soprattutto, quanti di coloro che si definiscono cattolici rispettano ogni “santo” giorno quello che gli viene imposto dalla propria religione?

A mio avviso nessuno!

 

La Chiesa cattolica non è altro che una potente istituzione politica che, mediante i suoi grandi e potenti mezzi, è riuscita a “sottomettere” milioni di esseri umani, i quali vi hanno aderito o per imposizione della propria famiglia, o per la paura di essere considerati diversi.

 

Essere Cristiani vuole dire (o dovrebbe voler dire) credere nella parola di Cristo, e non sfruttarla per i propri interessi: una valida testimonianza dello sfruttamento (e travisamento) della parola di Cristo  da parte della Chiesa cattolica – una delle tante – si può ritrovare nella “Santa Inquisizione”.

Essere Cristiani significa diffondere gli insegnamenti di Gesù Cristo non a parole, le quali lasciano il tempo che trovano, ma attraverso la propria condotta di vita, che, poi, è uno dei ”fondamenti” della Chiesa protestante.

Dio ci ha dotati di un cervello in grado di riconoscere quello che è giusto da quello che è sbagliato, ma soprattutto ci ha concesso il libero arbitrio: allora perché la Chiesa cattolica pretende il diritto di essere l’unica fonte di verità? Perché pretende che la sua sia la sola e unica valida interpretazione delle Sacre Scritture?

La risposta è semplice: per il Potere.

Un cattolico è, purtroppo, per sua definizione, soggetto ad ogni “volere” della Chiesa cattolica… Ma oggi giorno quanti al mondo accettano di sottomettersi alla volontà della Chiesa senza chiedere neanche il perché? Con larga stima… nessuno!

Ma questo è un controsenso (non trovate?): non è forse la parola della Chiesa la parola del Signore(?) e la parola di Dio non può essere messa in discussione(!) farlo è uno dei maggiori peccati!

Quindi ripropongo la domanda iniziale: CHI PUO’ DEFINIRSI ANCORA CATTOLICO?

 

(…pensate…)

 

Penso che non ci sia un’interpretazione della fede che sia meglio di qualunque altra, e quindi, la Chiesa, con la sua arroganza, si trova già in errore – Io  preferisco pensare che ognuno debba gestire il suo rapporto con Dio nel modo che crede più giusto.

Nessuno ha il diritto di catalogare la fede (ad esempio cattolica, islamica, etc.), la vera fede è quella che ogni singola persona crede essere la vera via!

 

 

Darko 85 

(…pensate…)

 

 

 

 

 




permalink | inviato da il 16/12/2005 alle 17:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa
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