.
Annunci online

Movie
Movimento culturale


Pazienza! siam giovani...


11 luglio 2006

CAMPIONI DEL MONDO

PAGGELLONA all’ ITALIANA

Di Riccardo Iannaccone

 

Buffon 9

Record, su record, un muro invalicabile… superiore in tutto, sfiora la perfezione, un gigante buono… e se avesse parato anche il cucchiaio di Zidane, sarebbe entrato di diritto nell’Olimpo degli Dei. Ora possiamo dirci la verità i suoi guanti sono d’acciaio.

 

Zambrotta 8

Un treno senza sosta, sovrapposizioni, sfuriate, dribling… ha l’argento vivo in corpo. E’ la freccia di Lippi, è l’essenza del nostro essere ITALIANI. È il nostro ZAMBRO!!!! Corri come il fulmine.

 

Cannavaro 10

PERFETTO, 10… DATEGLI IL PALLONE D’ORO. E’ un obbligo.

Pefetto con i suoi piedi tentacolari, e i suoi tuffi a kamikaze, ma anche finezze e un controllo psico/fisico da vero Campione; per primo l’ha detto Galeazzi, io confermo: “Il muro di Berlino, non è crollato, anzi, porta la più bella coppa del “Mondo” tra le sue dita.

Continua così capitano…

 

Materazzi 8

Dagli inferi alla pura gioia. Ferreo, decisivo, pronto allo scontro, e troppo spesso malinteso. Un Osso duro per chiunque. Nostra croce e delizia. Se è Forte? Andatelo a chiedere a Zizou, credo ancora che la testa gli stia girando per il dolore…

 

Grosso 9

Eroe, Eroe, Eroe nazionale. La sua corsa con la Germania rimarrà scolpita per sempre nella storia. Il rigore trovato con l’Australia? Puro genio. IL rigore finale? FREDDEZZA. Una autentica scoperta. Un  pistone d’attacco, ma attento anche in copertura… Sempre in Noi…

 

Barzagli 7

Si è saputo far trovare pronto, e a Sheva (con l’Ucraina) ha fatto mangiare l’erba…. PROMESSA

 

Nesta 7

Fino a quando ha resistito… ha fatto il MOSTRO, interventi di classe, pulizia tecnica e magia di tacchetto, un difensore universale; peccato poi per l’infortunio… Ma il voto è tutto suo, come anche il mondiale; Grazie Sandrè alla prossima.

 

Oddo 6

Di stima.

 

Zaccardo N.C

 

Pirlo 9

Che si può dire, ad un giocatore che in tutto il torneo ha ricevuto per ben 4 volte su 7  il riconoscimento di MVP del match, che inoltre è stato riconosciuto miglior regista del mondiale, e che soprattutto ha segnato, e fatto segnare? Forse il silenzio è meglio di ogni altro commento!

 

Gattuso 10

Gladiatore!!!! O’ GENNARINO nazionale, è stato fulcro! Centro! Forza della natura! “PORTENTO TECNICO E D’ANIMO (il cartellino? Me lo magno!!!)” Un Simbolo per tutti noi, per umiltà e stato di abnegazione. METTE PAURA… I Tedeschi questo se lo ricordano bene…

 

De Rossi 7

Colpito a freddo, ha reagito da gran campione, quell’ultimo rigore, dimostra il suo recupero, la sua forza: Un Gran Giocatore.

 

Perrotta 7

Corridore instancabile. Senza goal è vero, ma fondamentale in una squadra tutta tenacia e cuore. Protagonista assoluto (di fatti uno dei pochi ad aver giocato tutti i match disputati)

 

Camoranesi 7

Sempre in crescita tra una finta ed uno scatto, si è dimostrato utile ed efficace; finalmente anche l’ultimo Re dei capelloni infine si è rasato.

 

Barone 6

Voto di presenza e stima.

 

Iaquinta 6 ½

Utile corridore… Utile tatticamente… Utile negli sguardi (a buon intenditor poche parole)

Ma finisce qui.

 

Totti 7 ½ / 8

Un Vero Dieci, una gran mezzala vecchia maniera.

Maturo, conscio di se, Speranza in ogni passo del cammino. C’è chi dice che non è stato protagonista! Ma come si fa a dire delle cazz… così grandi?

Si vada a rivedere la partita con l’Australia (ci ha salvato lui!), o quella con l’Ucraina (due assist e una partita Maiuscola) o infine con la Germania. E si vedrà un grande UOMO, che pur sapendo di non stare al massimo, ha tratto il meglio da se, e lo ha donato al Gruppo (Il vero successo di questo mondiale)

 

Del Piero 7

Presente. Un leone in gabbia. (strepitosa la rete segnata alla Germania)

 

Toni 7 ½

(Ehm, Ehm…)Non so se capite… il nostro centravanti è stato primo attore, attento, a tratti immarcabile… Viso fiero da condottiero e sorriso beffardo da ragazzotto. Peccato per il goal annullato in finale… sennò chissà.

 

Inzaghi 8

29’ minuti giocati - 1 Goal.   Miglior media minuti giocati/goal. SERVE ALTRO ?

 

Giardino 7

Utile in copertura, come ricambio, sotto-rete, e nell’aspetto del gruppo. Ed inoltre certezza per il futuro. “Applausi per GILA!!!”

 

All. Lippi 10

Un maestro Jedi, Un Cavaliere della tavola rotonda, Un “Doc” alla Ritorno al Fututo, un Genio della lampada… il nostro allenatore, il nostro Viareggino, il NOSTRO e basta.

GRAZIE LIPPI, GRAZIE DI VERO CUORE

 

QUI SI E’ FATTA LA STORIA.

 

NC. Peruzzi, Amelia




permalink | inviato da il 11/7/2006 alle 14:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


5 giugno 2006

Vagabond & L'Immortale

Vagabond e L’Immortale

 

Questa volta andiamo ad analizzare due manga storici, che riguardano sempre l’affascinante storia del Giappone Antico.

I due manga in questione sono Vagabond di Takehiko Inoue e L’immortale di Hiroaki Samura: entrambi i fumetti si svolgono nel Medioevo Giapponese, durante l’epoca Tokugawa (1600-1868), chiamata anche Epoca Edo.

 

Andiamo per ordine e parliamo di Vagabond – narra le vicende di Miyamoto Musashi, un samurai realmente vissuto nella prima metà del 1600. Si tratta di un personaggio classico della letteratura giapponese portato alla notorietà da Eiji Yoshikawa che, dal 1935 al 1939, pubblicò a puntate il suo romanzo “Musashi”. Il libro ci narra le vicende, romanzate ma basate su fatti storici certi, del giovane Musashi e del suo percorso spirituale per diventare un maestro del bushido (via del guerriero), famoso per la sua tecnica a due spade e per la sua conoscenza dell’arte della guerra.
L’autore prende spunto dagli elementi del libro per l’ambientazione e i personaggi del manga ma si prende notevoli libertà modificando caratterizzazioni dei personaggi e ordine delle vicende narrate.

Oltre ai combattimenti viene dato molto risalto all’aspetto psicologico dei personaggi. Al pari del romanzo si vuole sottolineare come, quello del protagonista, sia soprattutto un viaggio dello spirito che ha come scopo quello di raggiungere la perfezione nella via del samurai o come, più prosaicamente, viene detto nel manga di diventare “incommensurabilmente forti”.

Il manga è comunque splendidamente ambientato e ricostruisce in maniera molto realistica l’atmosfera del Giappone medievale dove il protagonista si muove. L’unico difetto, dal punto di vista narrativo, è l’impressione che la narrazione non abbia un filo logico preciso e che l’autore stia andando avanti solamente per il gusto di divertirsi ad utilizzare e modificare dei personaggi e un contesto molto famosi.
Il punto di forza del manga è indubbiamente costituito dal disegno dell’autore che rappresenta quanto di meglio si possa trovare sul mercato; sia i personaggi che gli sfondi raggiungono livelli di cura maniacali per precisione e dettagli.
Oltretutto negli ultimi volumi, evidentemente in preda ad una vena sperimentale, passa con successo da un tratto fine e preciso ad un tratto pennellato e volutamente grezzo atto ad imitare le pitture classiche del 1600.

In definitiva il manga in questione è imperdibile per il disegno ma lascia adito a discussioni relativamente alla trasposizione della storia che non riesce ad appassionare quanto il romanzo.

 

Il secondo titolo è L’immortale, si svolge nel Periodo Edo. La pace sta prosperando e l'arte del combattimento è in declino in tutta la nazione. Le scuole di spada rimaste rappresentano più una tradizione che un luogo dove si impara a lottare.
Una di queste, l'Ittoryu, non ci sta e cerca di guadagnare fama e gloria sconfiggendo e distruggendo tutte le altre.

La giovane Rin, rimasta orfana per mano dei rappresentanti dell'ambiziosa scuola, cercherà la sua vendetta e Manji, ronin immortale (sì, è immortale, ma bisogna ammettere che ai fini della storia conta ben poco) con l'obiettivo di uccidere 1.000 "scellerati", diverrà la sua guardia del corpo.

Durante il suo viaggio la ragazza, costretta per necessità a crescere in fretta, scontrerà i propri pensieri e le proprie idee, tipici di una ragazza influenzata dalla logica del bushido (vedi sopra), con quelle del selvaggio ronin, indurito da anni di combattimenti e di vita reale. I due incroceranno, nelle loro vicende, una moltitudine di persone con le loro storie, emozioni e ambizioni.

Seppur l'aspetto del combattimento non venga mai trascurato, mostrar massacri non è mai il fine della storia. I fanatici della violenza potranno comunque tirare un sospiro di sollievo sapendo che la armi, le tecniche e le dinamiche saranno riprodotte con gran cura.
I disegni non sono da meno del resto: alle volte sporchi e schizzati sono realizzati con una cura incredibile tali da farli sembrare delle pitture e non delle tavole di un fumetto. Col passare dei volumetti l'autore farà qualche passo indietro ponendo rimedio ad alcune "strambe" scelte stilistiche rendendo tutto ancora più verosimile.

 

Giorgio Gallo

 

 

 




permalink | inviato da il 5/6/2006 alle 13:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


3 maggio 2006

Fumetto Vs Manga


Fumetto Italiano VS Manga Giapponese

 

Quali sono le differenze fra il fumetto Italiano e quello Giapponese?

Le differenze fra queste due scuole di fumetto sono fra i due diversi stili di disegno, ma soprattutto di narrazione. Tanto per cominciare il fumetto Italiano non ha una “fine”: tutti i fumetti Made in Italy raccontano storie di vario genere che continuano nel tempo senza fermarsi, mentre nei manga Giapponesi prima o poi l’autore deve segnare la fine dell’opera.

Anche i due mercati sono totalmente diversi: quello italiano ha come principali acquirenti bambini o ragazzi (anche se naturalmente non mancano i fumetti cosiddetti “d’autore”) in Giappone invece il pubblico spazia dai bambini fino agli adulti, questo perché nel paese del Sol Levante esce una quantità molto più numerosa di fumetti rispetto al nostro paese.

Stessa cosa riguarda anche le tematiche dei fumetti: mentre quello italiano si concentra in pochi generi, quello nipponico tratta una serie di argomenti molto più vasta.

Il manga Giapponese a differenza del fumetto italiano, ma anche di tutti gli altri fumetti occidentali, si legge da destra verso sinistra, dall’alto verso il basso come nella loro cultura.

I giapponesi sono sempre stati molto diffidenti verso i fumetti occidentali; infatti i fumetti giapponesi sono molto "patriottici", così si tende a guardare con sospetto fumetti esteri: alcune serie straniere, per questo, sono state addirittura ridisegnate da artisti giapponesi appositamente per il loro mercato.

I manga hanno in Giappone un ruolo decisamente importante e sono considerati un mezzo espressivo non meno degno di libri o film, in Italia invece tutto questo interesse, questa importanza, non viene data ai fumetti.

 

Analizziamo le caratteristiche dei fumetti nei due paesi in questione.

Nei fumetti Giapponesi tra due vignette, il tempo che intercorre può essere di pochi secondi: c’è una dilatazione e una scomposizione del tempo e dell’azione. La loro caratteristica più saliente consiste nella dilatazione del ritmo narrativo, per cui una singola scena occupa normalmente numerosissime pagine. Ci sono cambiamenti improvvisi ed estremi del punto di osservazione, così come la messa in sequenza delle vignette nella storia può essere molto varia. Il senso di narrazione è estremamente differente da quello dei fumetti francesi o italiani: le emozioni dei personaggi passano unicamente tramite l’immagine. Per un’immagine molto forte l’autore non esita ad utilizzare una pagina piena se non addirittura una doppia pagina. I personaggi dei fumetti nipponici possono assumere moltissime espressioni facciali e possono passare da proporzioni realistiche a proporzioni umoristiche. C’è una sorta di frattura tra lo stile dei personaggi (il disegno è focalizzato sui di essi) e lo stile degli scenari (con l’utilizzo a oltranza di linee cinetiche che rendono il paesaggio più sfumato). La grande quantità di onomatopee và a rinforzare l’impatto delle espressioni dei personaggi. Vi è un uso molto più largo delle onomatopee che in occidente. Ampio uso dei retini per le decorazioni, per le ombre o per sottolineare l’azione. (i retini sono nuvole di puntini neri che secondo la loro dimensione e il loro numero simulano diversi toni di grigio e diverse trame nella stampa in bianco e nero). Il fumetto è concepito come una serie di eventi, riguardanti un personaggio che hanno un inizio e una fine ben definiti.

Il fumetto italiano, invece, ha caratteristiche particolari comuni a tutti i suoi prodotti, anche se con una certa variabilità legata alla personalità dei vari autori. Il tipico personaggio del fumetto italiano è un personaggio che nasce già adulto, e si mantiene pressoché inalterato nel tempo: il personaggio si veste sempre allo stesso modo, ha sempre le stesse idee e lo stesso modo di affrontare gli eventi e le situazioni in cui si trova immerso, e esce sempre invariabilmente uguale, anche se in parte segnato, dalle sua avventure. Infine, in genere è un personaggio solitario, o al massimo ha una spalla, un comprimario che lo accompagna nelle sue avventure. Riguardo all’organizzazione delle storie, sono di solito auto conclusive, con al massimo due o tre albi. Naturalmente oggi le tendenze si sono un po’ modificate, e dei filoni narrativi e sequenziali si cominciano a vedere anche in fumetti tipicamente “fermi” nel tempo.

 

Giorgio Gallo

 




permalink | inviato da il 3/5/2006 alle 13:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


3 aprile 2006

Pazienza siam Giovani

Le Recensioni di Giorgio Gallo

 

Dopo aver parlato a lungo di manga in generale andiamo ad occuparci di due celebri fumetti giapponesi diventati culto in tutto il mondo grazie alla loro fama.

I due manga in questione rientrano nel genere denominato shonen e cioè “fumetti per ragazzi”. Il precursore di tutti gli shonen è senza dubbio il celebre Dragon Ball di Akira Toriyama, ancora oggi il fumetto giapponese più famoso e più letto nel mondo con i suoi due miliardi e mezzo di copie!!

Tornando a parlare dei due manga in questione, entrambi gli autori hanno rivelato di essere grandi fan di Dragon Ball e di essersi ispirati alla sua storia per creare i loro fumetti.

I due capolavori di cui tratteremo sono One Piece di Eiichiro Oda e Naruto di Masashi Kishimoto.

Partiamo con ordine e iniziamo a parlare di One Piece di Eiichiro Oda uscito nel 1997 edito dalla Shueisha nel Paese del Sol Levante, e dalla Star Comics per quel che riguarda il Bel Paese, famoso da noi anche come un celebre anime chiamato “All’arrembaggio” trasmesso dalle reti Mediaset.

La storia è semplice ma complessa: Monkey D. Rufy da piccolo ha mangiato il frutto del diavolo del mare che, a scapito della capacità di nuotare, gli permette di allungare le parti del suo corpo come se fosse elastico. Diventato abbastanza grande decide di partire per il mare inseguendo il suo sogno di diventare Re dei pirati, ovvero la più grande onoreficienza che si possa dare ad un pirata.

Tuttavia, per ottenere questo titolo, l'unico modo è quello di trovare lo One piece, il magnifico tesoro lasciato, dal defunto Gold Roger, a chiunque l'avesse trovato.

Da questa semplice idea parte un manga di combattimenti ed azione che, parer mio, raggiunge il sublime sotto diversi aspetti. Rufy e la sua ciurma, che recluterà pian piano nel corso del primo ciclo del fumetto, si vedranno costretti ad affrontare pericoli di tutti i generi (e tutti i tipi di assurdi pirati) per raggiungere i loro obbiettivi. Il manga è semplice, comico ed esplicito. Non esiste una qualsiasi interpretazione alle vicende dei ragazzi; l'autore ci mostra tutto quello che deve mostrare e, con incredibile maestria, calcola i modi ed i tempi delle avventure mescolando ad una comicità senza freni delle scene drammatiche che, oltre ad essere il risultato di interazioni plausibili e quasi mai scontate, risultano veramente toccanti. L'ambientazione è un mescolone creato ad arte per rendere tutto più attraente; le cose fuori posto non mancano e i personaggi assurdi, co-protagonisti, comprimari, comparse (tutti!!) sono all'ordine del giorno. Il disegno molto semplice ad una prima occhiata è comunque dettagliato e variegato; le scene d'azione sono rese divinamente e le "avventurose" prospettive utilizzate danno un tocco di classe al tutto. La storia è suddivisa in scontri singoli. Tuttavia non crediate che siano avventure brevi visto che di solito, per risolvere il singolo intreccio creato e per sconfiggere l'avversario di turno (anche uno che con la trama principale non ha niente a che vedere) si impiegano minimo tre volumi (non di combattimento ovviamente). Un MUST che mi tolgo la soddisfazione di inserire tra i manga consigliati per gli appassionati del genere.

L’altro celebre manga di cui andremo a parlare è, come già citato, Nasuto di Masashi Kishimoto, uscito nel 1999 anch’esso edito in Giappone dalla Shueisha e dalla Placet Manga in Italia; di quest’opera esiste un famoso anime, ancora in elaborazione nel nostro Paese sempre sotto il controllo delle reti Mediaset.

Il protagonista della storia è Naruto Uzumaki, aspirante ninja del villaggio della foglia, è un ragazzino irriverente e pasticcione e viene evitato da tutti. A differenza di quanto lui stesso creda, il motivo dello sdegno collettivo non è il suo essere casinista e rompiballe; Naruto infatti è il ricettacolo vivente dello spirito della devastante volpe dalle nove code che fu sigillata dentro lui, quando era neonato, dal capo villaggio (l’hokage) che sacrificò la sua vita per l’occasione. Il timore nei suoi confronti, misto al divieto di parlare con lui di questo fatto per rendergli la vita accettabile (brutto essere marchiato pubblicamente come “quello che se gli prendono i 5 minuti ci ammazza tutti”) ha fatto in modo che si venisse a generare questo sdegnante malinteso che ha creato, nel ragazzino, un pessimo carattere. La storia inizia più o meno quando Naruto scopre il suo passato e decide, per una serie di motivi, di diventare il più forte ninja in circolazione, ovvero di diventare il successore dell’attuale hokage. Dopo aver superato il primo esame che lo ha reso ninja ufficiale, di infimo livello, si vedrà inserito in un team con altri due studenti. Sasuke, il più promettente di tutta la scuola, e Sakura, la più intelligente ma meno dotata... da quel momento diventeranno i suoi compagni (quasi) inseparabili nonché co-protagonisti principali.
Sebbene inizialmente sembri essere solo un manga di ninja-ragazzini che imparano a lottare, pian piano verranno inseriti un paio di cattivi d’eccezione che, comprensibilmente, faranno dannare parecchio i protagonisti nel prossimo futuro. Naruto è un manga eccezionalmente corale. L’autore riesce abbastanza bene a trattare contemporaneamente le gesta di una massiccia dose di studenti e professori dando a ciascuno il proprio momento di gloria. L’unico ad uscir penalizzato da questa faccenda è proprio il protagonista che ha pochissime occasioni per mettersi in evidenza. (Secondo il mio modesto parere l’autore, alle prese col suo primo manga lungo, sta avendo dei problemi nella progressione di potenza dei personaggi, o quantomeno sta esagerando in tal senso: all’inizio Naruto non riesce nemmeno a sdoppiarsi correttamente e, pochi mesi dopo e senza giustificati motivi, vediamo studenti dotati di una sequela di poteri da far paura). I combattimenti sono emozionanti ma non hanno una connotazione strategica necessaria a renderli diversi da quelli di altri manga; molto spesso si risolvono in base a chi ha il potere migliore o a chi è semplicemente più abile tra i due contendenti. Nonostante tutto, asuto si rivela un manga interessante e divertente, con alcune buone trovate e con una buona caratterizzazione grafica dei personaggi. Consigliato agli amanti del fumetto d’azione leggero e senza pretese.

 




permalink | inviato da il 3/4/2006 alle 14:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


6 marzo 2006

Film da Manga

Cinema made in Japan di Dario Fornasari

 

Il cinema fin dalle origini (e sino ad oggi) ha avuto degli sviluppi sia a livello tecnico che contenutistico con esiti spesso positivi… ma non di rado negativi. Questo perché oggi il cinema occidentale non è molto più di un'operazione commerciale ben orchestrata per conquistare il pubblico. Si lascia sempre meno spazio alla pura interpretazione dell’attore e si mira sempre ad ottenere il massimo dagli effetti speciali sfruttando al meglio le potenzialità dei computer. D'altronde l’avvento della macchina rafforzò il carattere capitalistico della società cambiando radicalmente tutte le forme espressive dell’arte come anche il cinema. Per fortuna c’è chi ancora oggi dimostra di poter produrre un buon film con un budget limitato. Uno di questi proviene dal Sol Levante, è uno degli artisti contemporanei più creativi e stimati, è l’uomo multimedia per eccellenza, è l’erede di Kurosawa, è Takeshi Kitano.

Inizia come showman nel piccolo schermo e dopo una gavetta nel mondo del cinema viene scritturato per il ruolo da protagonista nel film Violent Cop. Il caso volle poi che per non specificati motivi il regista Fukasaku  decide di rinunciare alla regia; così Kitano chiede alla produzione di potersi cimentare lui. Il motivo è semplice, non lo ha mai fatto e vorrebbe provare. La sua intraprendenza lo spinse così a dirigere il film, ma invece di un classico film poliziesco all’americana lo trasformò in un mix di passione e violenza (come è solito nei suoi film). Ma ciò che davvero caratterizza questo personaggio è la poliedricità del suo essere… in quanto conosciuto come comico, presentatore, pittore, scrittore e regista. Le tematiche ricorrenti nei suoi film sono il mare, il suicidio e più di tutti, la Yakuza. Gli elementi caratterizzanti lo humor, la violenza, il silenzio. L’umorismo nichilista funge da elemento di ripiego sulla cruda violenza dei suoi personaggi, o quasi una satira sulla società giapponese di cui spesso fornisce una parodia, il tutto in un arcano silenzio. Ma di per sé anche la violenza mette in evidenza la comicità alimentando un diffuso senso di irrealtà. In effetti questa miscela di violenza e demenzialità era presente anche nel game show Mai dire Banzai di cui lui faceva parte come uno dei personaggi che prendeva in giro i concorrenti (quello con il mascherone per intenderci). La sua interpretazione è superba. Si basa sulla totale espressività facciale accentuata forse dalla particolarità dei tic e dalla semiparesi del volto, conseguenza di due incidenti motociclistici. Ogni suo film è profondo quanto crudo, lo dimostrano i momenti di silenzio carichi di frustrazione e mistero, un silenzio quasi enigmatico come il suo sguardo che sembra perso nell’oblio.

Sarebbe discriminante citare solamente uno dei suoi film perché ognuno di essi merita delle considerazioni, ma tra quelli considerati di maggior successo troviamo Hana-bi , Zatoichi e Sonatine che sono degli esempi di massima espressività artistica, storie di ordinaria violenza, ma sopite in una calma piatta fatta di situazioni espanse, diluite, immobilizzate: un ritmo rallentato, quasi esasperante, fatto di inquadrature lunghe, statiche; di snodi narrativi che sembrano non verificarsi, negati; di dialoghi brevi, secchi, veicolati più che dalla parola da sguardi fissi; di animi schiacciati dai macigni del destino. In questa quiete apparente si innesta come esplosione improvvisa la violenza, il precipitare degli eventi: una sorta di trampolino per una caduta rapida in un nuovo/identico stato di sonnolente immobilità. Sono i film più crudi del “Beat Takeshi”, quelli dove i personaggi permeati di sofferenza sembrano quasi attendere la morte senza timore. Sono le vittime della società e del loro destino, dei veri e propri burattini guidati dai fili del destino come i personaggi di “Dolls” accomunati dal tema dell’amore impossibile, un amore che li porterà ad essere uniti dal “filo rosso” fino alla morte, (guardate il film e capirete). Forse è proprio questo il tema ricorrente delle sue opere: il vittimismo da cui sono affetti tutti i suoi personaggi anche nelle storie meno drammatiche come L’Estate di Kikujiro che è di per sé una commedia demenziale.  Forse è questo che dovrebbero sfruttare i nostri cineasti per far parlare di sé, ovvero abbandonare gli schemi soliti e cimentarsi in tematiche e tecniche più avvincenti ma nello stesso tempo tragiche. Forse è questo che dà la piena completezza ad un film, rendendolo piacevole e profondo sotto tutti i punti di vista, cioè il mix di elementi… e in questo Kitano vi è riuscito meglio di tutti

                  




permalink | inviato da il 6/3/2006 alle 13:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


1 febbraio 2006

Continua il viaggio nel mondo dei manga (Pazienza! siam giovani...)

I Manga nella cultura giapponese

 

 

Torniamo a parlare di Manga, torniamo a parlare di Giappone.

La terra del Sol Levante, un paese così lontano, così diverso, così strano ma allo stesso tempo affascinate con la sua storia, la sua arte, la sua cultura.

Da diverso tempo in Giappone i Manga sono considerati arte con la “A” maiuscola nonché parte integrante del patrimonio culturale giapponese.

I giapponesi sono stati per secoli un popolo isolazionista e nazionalista, geloso delle proprie culture e attaccato alle proprie tradizioni… beh in verità i giapponesi di oggi non sono poi cosi diversi da quelli di allora, se non fosse per il boom economico e industriale che hanno attraversato nello scorso secolo.

Tutta la cultura, la storia e le tradizioni di questo paese vengono trasmesse in tante loro opere, i Manga non fanno eccezione.

Abbiamo già parlato dei diversi generi di Manga che possono svariare da una tematica all’altra, ma dove vengono ambientati i Manga?

Nel fumetto giapponese bisogna fare una ulteriore distinzione: ci sono i fumetti ambientati in mondi fantastici, immaginari, futuristici (come per esempio Dragon Ball, One Piece, Naruto, Ken il Guerriero, Akira, ecc) e quelli che vengono ambientati nel loro paese d’origine, che si dividono a loro volta in ‘passato’ (Vagabond, L’immortale, Kenshin Samurai Vagabondo, ecc) e ‘presente’ (Touch, Rough, Ranma, Capitan Tsubasa, Slam Dunk, City Hunter, ecc)

Molti fumetti giapponesi vengono ambientati proprio nella vita di tutti i giorni, nel Giappone anni 80/90; le tematiche sono per lo più la commedia, l’amore, l’amicizia, ecc.

I fumettisti giapponesi sono soliti introdurre nelle loro opere tanti aspetti della cultura giapponese, come per esempio il rigido sistema sociale, che comporta regole molto severe da rispettare, che variano dal comportamento a scuola all’efficienza sul lavoro.

Nei fumetti si parla molto delle tipiche usanze, o ancora delle feste o piatti e dolci tradizionali, del modo di essere e di esprimersi di un intero popolo.

Leggendo manga, quindi, si può imparare davvero molto sul Giappone e sui giapponesi, molto di più che leggendo un libro sul Giappone scritto da chissà chi, questo perché i mangaka (fumettisti giapponesi) riportano nei loro fumetti tanti svariati aspetti della vita nel loro paese.

Oltre al rigido e severo sistema sociale (noto un po’ in tutto il mondo) leggendo manga si scopre che i giapponesi, pur essendo cambiati molto rispetto ai secoli precedenti, mantengono intatte le loro tradizioni e le loro usanze.

Molto forte è anche l’aspetto legato all’amore, per esempio fra due coetanei che spesso hanno vissuto una vita accanto; oppure un amore che nasce anche tra una rivalità fra famiglie (come in Touch o Rough di Mitsuru Adachi), o ancora in una coppia dove i protagonisti non riescono ad esternare il loro amore l’uno per l’altra (es. in Ranma ½ di Rumiko Takahachi).

La prima cosa che si nota leggendo un Manga stile commedia scolastica è il severo comportamento dei professori nei riguardi degli alunni – non c’è un bel rapporto fra loro dato che spesso gli insegnanti tendono a guardare dall’alto verso il basso i propri studenti, ricordandogli che nella loro vita lo studio ed il lavoro saranno il loro unico scopo e preoccupazione.

Sul lavoro il discorso non cambia: un impiegato giapponese deve essere sempre educato, efficiente, presentabile, puntuale sul lavoro, impeccabile… insomma una macchina piuttosto che un essere umano.

C’è chi definisce i giapponesi il popolo più strano e bizzarro che esista; c’è addirittura chi dice che “i giapponesi vivono per lavorare” – per loro questo “spirito di sacrificio” è del tutto normale: sono abituati a mantenere un tale ritmo di vita e, se và bene a loro, chi siamo noi per giudicarli?

Un'altra cosa che si nota leggendo un Manga ambientato nel medesimo paese è il rispetto e la gentilezza che tutti esprimono l’uno di fronte all’altro senza nessuna distinzione – anche se può capitare di vedere alcune persone di un certo status sociale disprezzare altre categorie per loro “inferiori”: come ad esempio professori o lavoratori che vedono i giovani ribelli che si vestono alla moda, o che non studiano, come “spazzatura” o “rifiuti” della società (questa situazione si rispecchia nel celebre manga GTO di Toru Fujisawa).

Altra costante nel mondo dei manga scolastici è la presenza di sport: dal nuoto, al tennis, dal calcio al baseball, infatti nella maggior parte dei Manga che vengono ambientati in ambito scolastico spesso i protagonisti praticano attività sportive  prendendole con la massima serietà, dato che i campionati giovanili studenteschi sono un evento molto famoso e seguito da tutti… anche da tv locali e nazionali (al livello dei nostri campionati di calcio di Serie A); il problema è che in Giappone al di fuori della scuola è molto difficile praticare sport, e quindi, mettersi in mostra durante queste manifestazioni sportive può essere una delle poche possibilità per entrare a far parte delle leghe professionistiche (come ad esempio in Capitan Tsubasa di Yoichi Takahashi o Slam Dunk di Takehiko Inoue).

 

Parliamo adesso del Giappone antico: anch’esso viene molte volte ritratto nel mondo dei fumetti giapponesi. I protagonisti possono essere demoni o mostri mitologici (sempre della tradizione giapponese ovviamente) ma per lo più appartengono quasi sempre alla classe sociale più famosa del Giappone, che ha segnato profondamente la loro storia per quasi mille anni: i samurai.

Chi erano i samurai?

Nell' antichità il Giappone era suddiviso in tanti piccoli staterelli rivali, e viveva in uno stato di perenne guerra. I nobili richiamarono a loro dei guerrieri valorosi e fedeli: i samurai (dal verbo saburau = servire, essere al servizio). I samurai seguono un codice di comportamento bellico chiamato ”bushido” che letteralmente significa "via del guerriero"; il punto fermo del bushido è l'onore sia in battaglia che nella vita comune. Il bushido inoltre disciplina i rapporti da tenere in uno stesso clan e con il proprio capo. Il samurai deve essere sobrio, modesto – in guerra deve essere coraggioso, leale, solidale e naturalmente deve avere un grande onore. I samurai possono essere al servizio di un padrone/signorotto (chiamato Daimyo) oppure essere “ronin” (letteralmente “uomini onda”) cioè senza padrone e fissa dimora. Essi si servivano di diverse armi ma la più comune era la “katana”, una spada lunga, spesso accompagnata dalla “wakizashi”, spada corta. Il modo più onorevole che il samurai aveva per togliersi la vita, ed era la dimostrazione finale del suo coraggio, era il “seppuku”, più volgarmente chiamato hara-kiri (letteralmente “taglio del ventre”).

Questi affascinati personaggi che hanno ispirato poeti, registi e fumettisti, sono spesso i personaggi principali dei Manga di tipo storico, in cui vengono narrate le loro gesta, i loro combattimenti, il loro coraggio, la loro lealtà ma soprattutto il loro senso dell’onore e dell’orgoglio.

Il Giappone antico però non era tutto ”rose e fiori” come potrebbe sembrare, esso infatti era tormentato da continue guerre e continue lotte per il potere: spesso c’era gente che infangava il nome dei samurai comportandosi in modo vergognoso (uccidendo e violentando poveri innocenti), e i contadini si trovavano spesso nella condizione di dover sopravvivere in tutti i modi, anche andando ad uccidere sul campo di battaglia i samurai feriti per depredarli, questo perché spesso avveniva il contrario. Tutte queste crude e tristi verità sono spesso citate da vari autori nelle loro opere (come ad esempio in Vagabond di Takehiko Inoue)

Questo tipo di fumetto non si distacca poi molto dal mondo scolastico, moderno e pacifico narrato nel precedenti esempi: vengono solitamente trattati anche argomenti in un certo qual modo simili, come storie d’amore o rivalità fra due o più persone (in questo caso clan o casate) – logicamente il tutto narrato e raccontato in maniera diversa dato che si tratta di un’epoca antecedente a quella già trattata, ma non meno interessante, anzi: proprio grazie a questo genere di fumetto “storico” si può imparare davvero molto anche sul passato di questo paese e di questo popolo.

In definitiva i  Manga possono anche essere definiti una sorta di piccola guida al mondo presente e passato del Giappone, non a caso, come già detto, essi fanno oramai parte del patrimonio di questo paese.

That’s all folks, sayonara.

 

Giorgio Gallo

 

 

 




permalink | inviato da il 1/2/2006 alle 14:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


16 dicembre 2005

Pazienza... Siam giovani

Dal Giappone con furore - Manga e Anime

 

Che cosa sono i “manga”?? Vi siete mai posti questa domanda??

Ultimamente nel nostro paese gli appassionati di fumetto usano spesso questa parola per indicare un certo genere di fumetti. La parola manga (tradotto letteralmente “immagine in movimento”) in Giappone indica il fumetto in generale, tuttavia in Italia (e nel resto del mondo) è ormai comune associare la parola manga ai fumetti di sola provenienza nipponica; nel paese del Sol Levante i fumetti hanno un ruolo decisamente importante e sono considerati un mezzo espressivo non meno degno di libri o film. I manga vengono pubblicati in Giappone all'interno di grossi albi (takabon), stampati in bianco e nero su carta. Soltanto alcune pagine introduttive sono talvolta a colori,  generalmente allo scopo di introdurre i personaggi della vicenda. In ognuno di questi albi vengono raccolte numerose storie a puntate. Tramite un'inchiesta fra i lettori viene verificato il successo delle singole serie, cosicché alcune possono essere interrotte anzitempo ed altre, al contrario, meritare di essere stampate a parte, sotto forma di albi monografici di qualità migliore in più volumetti. A differenza dei fumetti occidentali, le avventure dei manga hanno per quanto riguarda i protagonisti, un inizio ed una fine. Il personaggio ideato dall'autore e/o disegnatore appare sulla scena nel primo volume, "vive" la sua vicenda e, al termine della serie (alcune storie possono raggiungere le 150 puntate), esce di scena e non "interpreterà" altre serie. Alcune eccezioni si possono rilevare per personaggi molto amati dal pubblico, che vengono ripresentati in varianti della storia principale, oppure di cui si raccontano episodi accaduti anteriormente all'inizio della serie principale. Quasi sempre il successo di un personaggio manga si risolve in una trasposizione più o meno fedele delle sue avventure sotto forma di “anime” (traslitterazione giapponese della parola inglese animation, con il quale si è soliti indicare le opere d'animazione giapponesi), cioè di cartone animato. Così come accade per il cinema, gli anime/manga spaziano in generi molto diversi tra loro: amore, avventura, fantascienza, storie di bambini, romanzi, sport, fantasy, erotismo e molti altri.

Il manga giapponese si legge al contrario rispetto al fumetto occidentale, e cioè dall'ultima alla prima pagina (secondo le consuetudini occidentali), in questo modo la rilegatura sarà alla destra del lettore e le pagine "libere" alla sinistra. Anche le vignette si leggono da destra verso sinistra, dall'alto verso il basso.

 

Gli appassionati di questo genere fumettistico/animato giapponese vengono identificati nel paese del Sol Levante come nel resto del mondo con la parola “otaku”

Esistono cinque tipi o classi con il quale i manga/anime vengono identificati: gli Shojo (letteralmente, "ragazza") un genere che ha come target principalmente le ragazze, ma spesso attrae anche i ragazzi, è un genere che tratta tematiche inerenti le storie d’amore; gli Shonen (letteralmente “giovane ragazzo”) sono caratterizzati da molte scene di azione e protagonisti uomini spesso comici, sono il genere più noto; i Senin (letteralmente "giovane”) questo genere ha la particolarità di soffermarsi su argomenti seri e importanti in maniera approfondita, sono letture impegnative e vengono quindi considerati un genere “adulto” o “maturo”; i Mecha, chiamati anche "robot giganti”, hanno come protagonisti i robot e i loro piloti, queste macchine sono alte almeno 40 metri ed equipaggiate con le armi più diverse; infine gli Hentai, contenenti opere con riferimenti sessuali o pornografici espliciti.

 

 

Chi disegna i manga?? In Giappone i fumettisti vengono chiamati “mangaka” essi posso lavorare da soli o avere assistenti che li aiutano nella preparazione e nello sviluppo del loro lavoro.

Osamu Tezuka (1928-1989) è uno dei più celebri e famosi autori, la sua prolificità e le sue tecniche e generi pionieristici gli hanno valso i soprannomi di "il padre dei manga" o addirittura "il dio dei manga" fra le sue opere possiamo ricordare: “Lost Word”,Metropolis”, “Next Word”, “Kimba il leone Bianco”, “La Principessa Zaffiro”, “La Fenice”, “Black Jack”, “La storia dei tre Adolf”, ecc. Tezuka ha collaborato anche per la creazione di molti anime come il lungometraggio Saijuki,  Astroboy, Kimba il leone bianco e tanti altri, tutt’ora a 16 anni dalla sua scomparsa questo incredibile e versatile autore continua a ispirare tanti suoi colleghi, potremmo dire che senza di lui i fumetti ed i cartoni giapponesi non sarebbero mai esistiti.

 

Oltre al grande Tezuka meritano di essere citati altri celebri autori che hanno fatto la storia di questo genere letterario/animato: Mitsuru Adachi (Touch/Prendi il mondo e vai, Rough, H2), Ken Akamatsu (Love Hina), Hiroyuki Asada (I’ll/Generation Basket), Clamp (Magic Knight Rayearth/Una porta socchiusa ai confini del sole, Chobits, Card Captor satura/Pesca la tua carta Sakura, Tokyo Babylon, X), Hiroki Endo (Eden), Tohru Fujisawa (GTO), Tetsuo Hara (Hokuto No Ken/Ken il Guerriero),  Tsukasa Hojo (City Hunter, Cat’s Eye/Occhi di gatto), Riyoko Ikeda (Versailles No Bara/Lady Oscar), Fujiko F. Fujio (Doraemon), Takehiko Inoue (Slam Dunk, Vagabond, Real), Masakazu Katsura (Video Girl Ai), Masami Kurumada (Saint Seiya/I cavalieri dello zodiaco), Izumi Matsumato (Orange Road/E’ quasi magia Jhonny), Leiji Matsumato (Galaxy Express 999, Corazzata Spaziale Yamato, Capitan Harlock),Monkey Punch (Lupin), Kentaro Miura (Berserk), Go Neagai (Mazinger/Mazinga Z, Ufo Robot Grendizer/Ufo Robot, Debiruman/Devilman ), Eiichiro Oda (One Piece), Katsuhiro Otomo (Akira), Noboru Rokuda (Dash Kappei/Gigi la trottola), Yoshiyuki Sadamoto (Shin Seiki Evangelion/Neon Genesis Evangelion), Hiroaki Samura (Mugen No Juunin/L’immortale), Rumiko Takahashi (Ranma ½, Urusei Yatsura/Lamù, Maison Ikkoku/Cara dolce Kyoko, Inuyasha), Yoichi Takahashi (Capitan Tsubasa/Holly e Benji), Naoko Takeuchi (Sailor Moon), Akira Toriyama (Dragon Ball, Dr Slump e Arale), Naoki Urasawa (Monster, 20th Century Boys), Ai Yazawa (Nana), Wataru Yoshizumi (Marmelade Boy/Piccoli problemi di cuore), Kaori Yuki (Angel Sanctuary)

 

Questi sono solo “alcuni” fra i più grandi nomi del panorama nipponico.

Attualmente il 60% circa dell'animazione mondiale è di origine giapponese e negli ultimi anni il fenomeno sta dilagando anche nel nostro paese, complici gli anime che fin dall’inizio degli anni 80 vengono trasmessi da varie emittenti nel nostro paese e probabilmente anche il fatto che il nostro paese abbia una tradizione fumettistica importante ha prodotto un boom di vendite che ha portato l’Italia ad essere uno dei maggiori acquirenti di questo prodotto. In Italia sono stati tutt’ora pubblicati quasi 500 manga, senza contare le varie riviste (come Kappa Magazine) i centinaia di siti e forum e le 20 case di distribuzione (Planet Manga, Star Comics, Dynamic Italia, ecc)

 

Andiamo ora ad analizzare qualche capolavoro del fumetto e dell’animazione Made in Japan.

Ho scelto per voi due titoli: 20th Century Boys ed Evangelion. Il primo è uno dei più bei fumetti mai usciti (ancora in corso) il secondo viene definito il capolavoro dell’animazione giapponese.

Partiamo dal primo.

 

Trama:

Nel 1968 un gruppo di bambini come gli altri, mentre a poco a poco scopriva la vita, giocava a costruirsi una base segreta ed a salvare il mondo.
Nel 1997 Kenji, quello che tra quei bambini sembrava il più energico, sognatore e determinato, a 35 anni si ritrova disilluso e rassegnato a gestire con la madre un piccolo emporio e ad accudire la figlia che sua sorella, ora scomparsa, ha avuto con un uomo sconosciuto.
Proprio lui però, alla strana morte di uno dei suoi amici di infanzia ed alla scomparsa di un famoso scienziato suo cliente, si ritrova ad indagare sull’attività di una strana setta che, guidata da un fantomatico “amico”, sta usando come simbolo di riconoscimento proprio quel simbolo che i ragazzi usavano da piccoli. Ma il peggio, e Kenji non lo sa, deve ancora venire.
Agli inizi del 21esimo secolo un gruppo di persone viene acclamata dall’ONU come “coloro che hanno salvato il mondo”. In un tempo indeterminato qualcosa di mostruoso ritorna per sconvolgere ancora la vita dei giapponesi.
Questa è la storia di un gruppo di ragazzi che ha salvato il mondo.

Commento

Comincio col dire che questo manga è ottimamente costruito. Non si tratta di uno dei soliti fumetti in cui, da un presupposto iniziale determinato, l’autore si ritrova ad inventare volta volta situazioni diverse. L’autore, qua e là, lascia intendere di aver già in testa tutta la trama.
Siamo di fronte ad uno dei pochissimi prodotti giapponesi studiati (almeno parzialmente) a tavolino dall’autore che ci delizia con uno stile narrativo caratterizzato da frequenti salti temporali. L'uso del flashback, solitamente usato per mostrarci l’infanzia dei protagonisti, ha soprattutto una funzione di approfondimento; non è infatti uno strumento per finalizzare la trama ma solo per rendere al meglio i caratteri e le motivazioni dei protagonisti. Ciò non toglie che questo espediente abbia anche un certo peso nella narrazione degli eventi.
Non è sbagliato dire che questo metodo narrativo "a tutto tondo" ci permette di immedesimarci ancora di più con questi protagonisti e provare la loro stessa incertezza verso il futuro.
Man mano che la storia si approfondisce sempre più personaggi vengono aggiunti e si viene a delineare un intreccio complesso la cui soluzione non è certo a portata di mano.
L'autore certo non ci facilita il lavoro deduttivo e cambia spesso le carte in tavola non peritandosi a cambiare drasticamente le condizioni dei vasi dei protagonisti.
Quello di 20th Century Boys non è un mondo statico. Come in una vita vera tutto è incerto e niente può essere facilmente dato per scontato. Preparatevi quindi all'incertezza ed allo stupore.
Il cast dei protagonisti è formato da una moltitudine di personaggi. All’inizio sarà divertente vedere come i protagonisti sono cresciuti e cosa ne è stato della loro vita. In seguito, una volta conosciuti i loro caratteri e le loro vicende, sarà interessante vedere come si comporteranno.
Certo, non tutti saranno interessanti ed appassionanti, ma accanto al cast di "meri comprimari" ci sarà un gruppo di personalità originali e ben sviluppate.
Il disegno è più che buono sia per il tratto che per le caratterizzazioni grafiche. In ogni caso il tratto potrebbe non piacere ai fanatici del disegno "figo". Un avviso importante: non giudicate questo manga in base al disegno, potrebbe essere un errore gravissimo.
In definitiva questo è un manga da non lasciarsi sfuggire.

 

Passiamo all’animazione parlando di Evangelion:

 

Trama:

La storia inizia nell'anno 2000 D.C. Un oggetto enorme, ritenuto ad un primo momento una cometa o un asteroide, precipita in Antartide (questo evento è indicato come il "Secondo Impatto" nella serie). Allo stesso tempo, una misteriosa razza aliena invia un messaggio affermando di essere al comando di Dio e di aver inviato un Angelo sulla Terra. Si scopre subito che l'oggetto precipitato in Antartide è un gigantesco organismo vivente che rimane inattivo per un breve periodo di tempo, che autodistruggendosi farà a pezzi l'intero continente. Il calore sprigionato dall'esplosione causa lo scioglimento dei ghiacci, provocando inondazioni e distruzioni di proporzioni bibliche sulla superficie del pianeta. Gli Angeli comunicano alla Terra che sarebbero tornati per controllare se la razza umana avesse imparato la lezione e, per 15 anni, gli uomini si preparano al loro ritorno, senza però sapere di cosa venisse accusata la razza. Ci spostiamo quindi nel 2015: da quindici anni la razza umana si sta preparando al ritorno degli Angeli, non conosciamo l'entità dei crimini dell'umanità, né dove essa abbia sbagliato e quale fu il fatale errore... Fatto sta che ora, come promesso, gli Angeli sono tornati... ma questa volta l'uomo non è impreparato: durante gli anni, un organizzazione internazionale chiamata Nerv  (dal tedesco, vuol dire "nervo") era stata fondata a protezione della Terra con l'incarico di trovare un'arma capace di ostacolare il celeste invasore. Di tutti i sistemi offensivi studiati quello che più sembrava avvicinarsi definitivamente allo scopo, il più efficace e potente era lo Human Shaped Final Battle Weapon, nome in codice Evangelion (EVA): un gigantesco biomeccanismo antropomorfo risultato dall'esame tecnologico di laboratorio di quello stesso angelo caduto (Adam), catturato quindici anni prima. I piloti di queste gigantesche macchine umanoidi sono ragazzi selezionati con caratteristiche molto rare.

Commento:

Evangelion è molto più di un anime: è un'opera d'arte, una Divina Commedia animata
Curatissima sotto il profilo della regia, del design e dell'animazione, racchiude in sé avventura, filosofia, psicanalisi, religione, e soprattutto un infinito numero di messaggi importanti, di insegnamenti e tutti gli ingredienti per scolpire nell'emozione e nella nostra sensibilità una memoria indelebile di quanto Hideaki Anno (regista) è stato capace di creare; insomma un'autentica pietra miliare.

Considero Neon Genesis Evangelion la migliore serie mai realizzata in assoluto.

Per affrontare la visione è sicuramente necessario un notevole bagaglio culturale, soprattutto in campo religioso (la cabala ebraica, ma anche il cristianesimo).La struttura di fondo è appunto quella religiosa, con numerosi riferimenti, spesso impliciti, alla Bibbia e all’albero della vita, del monaco Kircher.

 

La serie animata è composta da 26 episodi, dove il vero genio del regista sta negli ultimi due episodi: sconvolgenti, incredibili e introspettivi

Questo anime pur classificandosi nel genere “robotico” è differente da i suoi predecessori, in quest’opera vengono infranti tutti gli schemi dell’animazione, proprio per questo ha riscosso un simile successo, purtroppo però molti fan sono rimasti delusi dal finale (che a mio riguardo è stupendo) tanto da indurre il regista a creare un film con una puntata autoconclusiva (The End of Evangelion), il risultato è stato il caos: nel film (altro vero capolavoro) vengono solo trattati e approfonditi alcuni aspetti senza dare nessuna spiegazione.

In definitiva non facile spiegare un opera come Evangelion, merita assolutamente di essere vista, essa è la dimostrazione che l’animazione giapponese è cambiata…

 

 

 

Giorgio Kyoto




permalink | inviato da il 16/12/2005 alle 15:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
sfoglia     giugno       
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
Archivio rivista "Movimento"
Licenza Poetica
"La Recensione"
La Lente
Musica & Cinema
Parlamentiamoci
Le Classifiche del mese
Cacofonia
Il Ring Redazionale
Murales
Critichiamo i Critici
Religioniamo
Leggende
Da Zero a Dieci
Editoriale
Le Voci della Notte
Pazienza! siam giovani...
A ruota libera
contatti e redazione
Best Seller
Solo Musica
Il Pensatoio
Cronache della Cronaca
...parola a "I Corvi"
Il Film del Mese
Cu(l)t Movie

VAI A VEDERE

magiaeforza
guerrestellari
UniTv
best Movie
Allposters
google
Cinema
IMDb
Corvi
Amref
beppeGrillo
Rowling e la magia di Potter
la ciurma di Rufy... One Piece
Processo a Piton
Coming Soon
Rai Cinema
il sito di Jody
D.A.M.S Roma
Sergio Bonelli
book crossing
whenangelsdie
ragazzainterrotta
Bova Francesco-scrittore
Aislinn - Cinema top50 blogs


CERCA