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A ruota libera


11 marzo 2007

Tarantino e Rodriguez i polsi tremano

Trailer di Grind House: “Casa in cui si macina”

 

Grind House (n): a theater playing back-to-back films exploiting sex, violence, and other extreme subject matter.

Tradotto: un cinema che fa vedere uno dopo l’altro film che sfruttano il sesso, la violenza, e altre questioni estreme.

Questa è la definizione di “Grind House” che si legge all’inizio del trailer del nuovo film della coppia Tarantino-Rodriguez. Per ora è uscito solo in inglese quindi ho cercato di tradurre alla meno peggio, anche perché è difficile concepire in Italia questa idea (non credo che siano mai esistiti cinema del genere nel nostro paese – potrebbe essere un’idea però!). Ad ogni modo i due registi pulp sembra che abbiano voluto farci rivivere questa esperienza producendo un “B-movie” estremo ciascuno e mettendoli in sequenza (nel trailer c’è un gioco di parole tra back e back-to-back), proprio come avveniva nella “Grind House”. Come fare per rendere l’idea nel trailer? Semplice facendo un B-trailer, ovvero un trailer con lo stesso stile dei due episodi.

Vediamo che nell’inizio vengono presentati alcuni titoli dei due registi (di certo non “Spy Kids” – Rodriguez - o “Four Rooms” – Tarantino), ma bensì da “Le Iene” a “Sin City” per intenderci. E’ da notare che alcuni di questi titoli in realtà non sono solo colte citazioni del B-movie, ma veri e propri film di quel tipo come “Dal tramonto all’alba” (non sarebbe male provare come esperimento il visionamento “dal tramonto all’alba” di tutti questi films, come una Grind House insomma).

Ad ogni modo, nella casa dove si macinano B-movie questa volta assisteremo prima a “Planet Terror” (Rodriguez), dove una donna ammazza mostri con una mitragliatrice al posto della gamba (spero di aver capito bene comunque l’idea non dovrebbe essere più elaborata di questa) e poi a Death Proof (Tarantino) dove mi sembra che ci sia una macchina killer ammazza tutti.

 Se posso dare un parere trovo che l’idea sia geniale e i titoli siano sublimi, l’operazione è sicuramente un dono dal cielo per i cinefili tarantiniani che si vedrebbero qualunque filmato horror-splatter su qualsiasi formato. Ad ogni modo sarebbe ora che anche in Italia venisse fatta un operazione del genere, magari con un ironia più elaborata dei cinepanettoni ammuffiti che ogni anno ci vanno di traverso a natale, in cui riprendessimo lo spirito dei B-movie italiani, horror e non, per farne un film revival d’autore.

 

J. F.

 

 




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17 gennaio 2007

Cinetech

CineTech

      A cura di Stefano Monti

 

Da non molti anni, il cinema come tutti lo conosciamo ha subito una importante evoluzione: e’ di questi ultimi tempi, infatti, la crescente diffusione del cinema digitale. La crescente potenza dei chip ha permesso al mondo dei computer di “invadere” quello del cinema, garantendo nuove forme di espressione e di intervento sul prodotto audiovisivo. L’immagine e il video non vengono più impressi direttamente su pellicola, ma diventano una sequenza di 0 e di 1, vengono memorizzati come file ed eventualmente compressi… Per chi non segue da vicino il mondo dell’informatica tutto questo può generare confusione. Questa rubrica nasce con lo scopo di spiegare, passo passo, tutti i meccanismi del cinema digitale, partendo dalle basi, senza nessuna pretesa di conoscenze precedenti da parte vostra, per cercare di capire meglio questa rivoluzione che e’ destinata a cambiare la nostra idea di cinema. Il discorso è molto ampio, per questo motivo verranno spiegati non solo gli argomenti attinenti al video digitale ma, per garantire una migliore comprensione, sarà necessario anche parlare del funzionamento base della acquisizione immagini e delle tecniche di memorizzazione dei computer. Vi stupirà scoprire quanto si sono integrati i linguaggi di questi due mondi apparentemente distanti. In ogni caso, se volete che un argomento sia trattato in modo più approfondito o semplicemente avete qualche domanda specifica, potete sempre scrivermi al mio indirizzo e-mail: spikeonline@hotmail.it.

 

E ora, possiamo cominciare!

 

IMMAGINI DIGITALI (parte 1)

 

Per analizzare i nuovi formati digitali di memorizzazione di immagini e video e per meglio comprendere le meccaniche relative ad essi, è bene cominciare da un elemento ormai diventato parte della vita quotidiana e fondamentale per il lavoro nel campo del cinema: la macchina fotografica (o fotocamera).

 

Diaframma e otturatore

 

Ogni fotografia è una immagine catturata della nostra realtà. La macchina fotografica coglie esattamente le emissioni di luce davanti all’obiettivo e le impressiona su un supporto (pellicola). Mentre scattiamo, l’otturatore si apre, la camera oscura viene pervasa da una quantità di luce stabilita dal diaframma e tale luce colpisce il supporto. Ovviamente, la fotografia che otterremo non sarà esattamente fedele alla realtà: la qualità e la conservazione della pellicola è fondamentale (anche perché essa si degrada col tempo e con l’utilizzo), senza parlare dell’importanza di una buona ottica. Le macchine fotografiche digitali sono in tutto e per tutto uguali alle controparti tradizionali, eccetto per un elemento non troppo trascurabile: nella macchina fotografica digitale la pellicola non e’ presente.

 

CCD o CMOS?

 

Ma se manca la pellicola, dove finisce la luce? La pellicola viene sostituita da un sensore digitale. Si dividono in due i tipi di sensori di cui una fotocamera può essere provvista: il CCD e il CMOS (purtroppo, dovrete abituarvi a questi acronimi visto che in campo informatico sono molto diffusi!). Questi sensori hanno il compito di convertire la luce in carica elettrica e, in seguito, di farla diventare un segnale elettronico. Essi hanno un funzionamento molto simile tra di loro. Le differenze risiedono nel fatto che il CCD ha tradizionalmente offerto una migliore qualità d’immagine, compensata dalla maggiore economicità del CMOS. Negli ultimi anni le evoluzioni del CCD hanno visto aumentare la risoluzione e ridurre i consumi, mentre gli ingegneri al lavoro sul CMOS hanno cercato di aumentare la qualità dell’immagine prodotta. Per questo motivo in commercio potete trovare sensori CCD montati sui telefonini o nelle webcam e sensori CMOS nelle fotocamere professionali. In generale, io consiglio un buon sensore CCD di cui adesso analizzeremo il funzionamento.

 

Il funzionamento del CCD

 

Mentre premiamo il pulsante di scatto, la luce entra nella camera oscura e va a colpire il CCD. Tale sensore scompone l’immagine luminosa in punti (pixel); potete immaginare questi pixel come un reticolato invisibile (matrice di pixel) di piccoli quadratini sulla superficie del sensore stesso. L’intensità della luce che va a colpire ogni pixel viene trasformata in tensione, maggiore l’intensità, maggiore la tensione. Abbiamo quindi una immagine trasformata in una “mappa” di variazioni di tensione; in seguito queste variazioni vengono digitalizzate, cioè rappresentate come una lunga sequenza di 0 e di 1 (il linguaggio binario utilizzato nei computer) chiamati bit. Dopo aver fatto un’istantanea, quindi, avremo una lunghissima sequenza di bit che rappresentano ogni colore di ogni pixel dell’immagine. Questo lungo codice sarà “salvato” (memorizzato) in un file (archivio), che può essere riportato su un qualsiasi tipo di memoria (di solito le fotocamere hanno una piccola scheda di memoria estraibile chiamata memory card). Quando un computer riprodurrà il file, non farà altro che decodificare la sequenza e restituire l’immagine originale. Tale sequenza di bit sarà ricostruita ogni volta in modo identico alla volta precedente; per questo motivo l’elevato utilizzo non comporta una perdita di qualità del file.

 

La risoluzione

 

La risoluzione del CCD non è altro che il numero di pixel in cui il sensore suddivide l’immagine. Essa e’ uno dei principali parametri da tenere sotto esame per giudicare la qualità di una macchina fotografica digitale: ad un maggior numero di pixel corrisponde un reticolato (matrice) più “fitto”, dove i quadratini sono più piccoli; il sensore avrà quindi molti più dati da elaborare, producendo di fatto una foto più dettagliata. Nelle macchine digitali il valore e’ indicato in megapixel (milioni di pixel). Per calcolare il numero di pixel prodotti dalla fotocamera semplicemente si moltiplica base per altezza della matrice. Ecco quindi che una macchina da 1,92 Mpixel produce una fotografia con risoluzione 1600x1200 (pixel base x pixel altezza). Per una qualità pari ad una macchina fotografica tradizionale su una stampa di dimensione di un foglio A4 saranno necessari almeno 3 Mpixel. In caso di ingrandimenti ulteriori occorrerà salire di risoluzione o l’immagine apparirà sgranata, ovvero i pixel saranno troppo pochi e quindi saranno percepibili ad occhio nudo, creando un fastidioso effetto e una bassa qualità d’insieme.

 

 

La prossima volta finiremo di parlare delle fotocamere digitali e introdurremo il concetto di compressione delle immagini (ci sarà utile per cominciare a parlare delle compressioni dei video digitali). Ai nostri prossimi appuntamenti su queste pagine!

 




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12 ottobre 2006


I nostri Mondiali

Da un’idea di Saymon

Il mondiale oltre ad essere una splendida competizione sportiva è anche un
modo per ricordarci che ci sono persone e culture diverse, lontane... da
cui si può conoscere e imparare qualcosa (se solo si vuole).
Abbiamo quindi deciso di riproporvi il percorso dell'Italia attraverso gli
Inni delle nazioni che ci siamo trovati di fronte, o meglio: che abbiamo
"incontrato".

(G. D. R.)

 

Girone B Mondiali di Calcio Germania 2006

Italia

Ghana

Usa

R.Ceca

 

1a Partita del Girone

 Inno ghana  

God Bless Our Homeland Ghana è l'inno nazionale del Ghana.
L'inno è stato composto da
Philip Gbeho ed adottato come inno ufficiale dopo l'indipendenza nel 1957. Successivamente il testo è stato modificato del 1966 dopo un colpo di stato.

Il testo (in inglese)

God bless our homeland Ghana,
And make our nation great and strong,
Bold to defend for ever,
The cause of Freedom and of Right.
Fill our hearts with true humility
Make us cherish fearless honesty,
And help us to resist oppressor's rule
With all our will and might for evermore.


Hail to thy name, O Ghana,
To thee we make our solemn vow:
Steadfast to build together
A nation strong in Unity;
With our gifts of mind and strength of arm,
Whether night or day, in mist or storm,
In every need what'er the call may be,
To serve thee, Ghana, now and evermore.


Raise high the flag of Ghana
And one with Africa advance;
Black star of hope and honour,
To all who thirst for liberty;
Where the banner of Ghana freely flies,
May the way of freedom truly lie
Arise, arise, O sons of Ghanaland,
And under God march on for evermore

2a Partita del girone

Inno Americano  

Oh say, can you see, by the dawn's early light
What so proudly we hailed at the twilight's last gleaming?
Whose broad stripes and bright stars, through the perilous fight
O'er the ramparts we watched, were so gallantly streaming?
And the rockets' red glare, the bombs bursting in air
Gave proof through the night that our flag was still there
O say, does that star-spangled banner yet wave
O'er the land of the free and the home of the brave?

On the shore, dimly seen through the mists of the deep
Where the foe's haughty host in dread silence reposes
What is that which the breeze, o'er the towering steep
As it fitfully blows, now conceals, now discloses?
Now it catches the gleam of the morning's first beam
In full glory reflected now shines on the stream
'Tis the star-spangled banner! O long may it wave
O'er the land of the free and the home of the brave

And where is that band who so vauntingly swore
That the havoc of war and the battle's confusion
A home and a country should leave us no more?
Their blood has wiped out their foul footstep's pollution
No refuge could save the hireling and slave
From the terror of flight, or the gloom of the grave
And the star-spangled banner in triumph doth wave

Traduzione in Italiano

Oh dimmi, puoi vedere ai primi albori dell'alba
Ciò che così fieramente abbiamo salutato alle ultime luci del tramonto?
Le cui larghe strisce e luminose stelle attraverso la perigliosa battaglia
Dai bastioni abbiamo osservato scorrere così nobilmente?
E il bagliore rosso dei razzi, le bombe che esplodono in aria
Davano prova per tutta la notte che la nostra bandiera era ancora lì
Oh dimmi, il vessillo stellato sventola ancora
Sulla terra dei liberi e sulla patria dei coraggiosi?

Sulla spiaggia, intravisto nelle nebbie della lontananza
Dove la schiera del nemico riposa inquieta
Cos'è che la brezza, sull'altissimo picco
Soffiando a intermittenza, ora si nasconde, ora si dischiude?
Ora luccica del balenio del primo raggio del mattino
Riflesso gloriosamente sul fiume ora risplende
È il vessillo stellato! Oh, a lungo possa esso sventolare
Sulla terra dei liberi e sulla patria dei coraggiosi

E dov'è quella banda che vantandosi promise
Che alle distruzioni della guerra e alla confusione della battaglia
Una patria e un Paese non ci avrebbero più costretto?
Il loro sangue ha lavato la sporcizia delle loro turpi impronte
Nessun rifugio può salvare i mercenari e gli schiavi
Dal terrore della lotta, o dall'oscurità della tomba
E il vessillo stellato sventola trionfale

 

3a Partita del girone

Inno Ceko

Kde domov muj? (Dov'è la mia casa?) è l'inno nazionale della Repubblica Ceca.
 È in uso dall'indipendenza della nazione nel
1993. Questo canto formava la prima parte
 dell'inno nazionale della vecchia
Cecoslovacchia, con la prima strofa dell'inno slovacco a formare la seconda.

La sua musica fu scritta dal compositore František Škroup e dal drammaturgo Josef Kajetán Tyl come parte della commedia Fidlovacka aneb žádný hnev a žádná rvacka ("Fidlovacka, ovvero niente rabbia e niente lotta").
Fu eseguita per la prima volta nello Stavovské Divadlo a
Praga il 21 dicembre 1834.

Il canto originariamente aveva più strofe.
Kde domov muj, kde domov muj?

Voda hucí po lucinách,

bory šumí po skalinách,

v sade skví se jara kvet,

zemský ráj to na pohled,

A to je ta krásná zeme,

zeme ceská, domov muj,

zeme ceská, domov muj!

2.

Kde domov muj kde domov muj?

V kraji znáš-li bohumilém

duše útlé v tele cilém

mysl jasnou vznik a zdar

a tu sílu vzdoru zmar

to je Cechu slavné pléme

mezi Cechy domov muj !

 

Traduzione Inno Ceko

1

Dov'è la mia casa? Dov'è la mia casa?

L'acqua scroscia sui prati,

le fronde frusciano sulle rocce,

nel giardino risplende il fiore di primavera,

il paradiso terrestre a prima vista.

Questa è la splendida terra,

la terra ceca, casa mia,

la terra ceca, casa mia!

2

Dov'è la mia casa? Dov'è la mia casa?

Se incontri una terra paradisiaca,

Con anime sensibili, in fisici agili,

Di mente chiara, gloriosa e prosperosa,

E con una forza che tutto sfida,

Questa è la gloriosa razza ceca,

In mezzo ai cechi è la mia casa,

In mezzo ai cechi è la mia casa!

 

 

Ottavi di finale

Inno Australiano

Australians all let us rejoice
For we are young and free
We've golden soil and wealth for toil
Our home is girt by sea
Our land abounds in nature's gifts
Of beauty rich and rare
In history's page, let every stage
Advance Australia fair
In joyful strains then let us sing
Advance Australia fair

Beneath our radiant Southern Cross
We'll toil with hearts and hands
To make this Commonwealth of ours
Renowned of all the lands
For those who've come across the seas
We've boundless plains to share
With courage let us all combine
To advance Australia fair
In joyful strains then let us sing
Advance Australia fair

                                                                                                                                

Traduzione in Italiano

Australiani tutti gioite
Perché siamo giovani e liberi
Abbiamo un suolo d'oro e ricchezza di lavoro
La nostra dimora è lambita dal mare
La nostra terra abbonda di doni della natura
Di ricca e rara bellezza
Nella pagina della storia, fate sì che a ogni passo
La fierezza dell'Australia avanzi
In gioiosi sforzi poi lasciaci cantare
Che la fierezza dell'Australia avanzi

Sotto la nostra radiosa Stella del Sud
Suderemo con i cuori e le mani
Per rendere questo nostro Commonwealth
Rinomato in tutte le terre
Perché con quelli che hanno attraversato i mari
Abbiamo sconfinate pianure da condividere
Con coraggio fate sì che tutti si uniscano
Affinché la fierezza dell'Australia avanzi
In gioiosi sforzi poi lasciaci cantare
Che la fierezza dell'Australia avanzi

Tradotto da Irene

Quarti di finale

Inno Ucraino

...Traduzione italiano

Non e' ancor morta l' Ucraina, né la gloria, né la liberta',
Ancor a noi, giovani fratelli, sorriderà il destino:
Scompariranno i nostri nemici, come l'acqua dal sole,
E avremmo di nuovo il potere, fratelli, sul nostro territorio,

Il corpo e l'anima poggeremo,
Per la nostra liberta'
E farem vedere, fratelli,
Che siam di origine Kozacca.

            

La  Semifinale -
Inno della Germania

Einigkeit und Recht und Freiheit
Für das Deutsche Vaterland
Danach laßt uns alle streben
Brüderlich mit Herz und Hand

Einigkeit und Recht und Freiheit
Sind des Glückes Unterpfand
Blüh' im Glanze dieses Glückes
Blühe deutsches Vaterland

 

 

  La Finale

La Marseillaise (La Marsigliese) è l'inno nazionale della Francia
Fu scritto e musicato a Strasburgo, nell'aprile 1792, da Rouget de Lisle.

Testo

Allons enfants de la Patrie,

le jour de gloire est arrivé

Contre nous de la tyrannie

L'étendard sanglant est levé.

L'étendard sanglant est levé:

Entendez-vous dans les campagnes

Mugir ces féroces soldats!

Qui viennent jusque dans vos bras

Égorger vos fils et vos compagnes.

Ritornello:

Aux armes citoyens,

Formez vos bataillons.

Marchons! Marchons!

Qu'un sang impur

Abreuve nos sillons

Que veut cette horde d'esclaves

De traîtres, de rois conjurés?

Pour qui ces ignobles entraves

Ces fers dès longtemps préparés

Ces fers dès longtemps préparés

Français, pour nous, Ah quel outrage

Quel transport il doit exciter!

C'est nous qu'on ose méditer

De rendre à l'antique esclavage

Ritornello

Quoi! Des cohortes étrangères

Feraient la loi dans nos foyers!

Quoi! Ces phalanges mercenaires

Terrasseraient nos fiers guerriers.

Terrasseraient nos fiers guerriers.

Grand Dieu! Par des mains enchaînées

Nos fronts, sous le joug, se ploieraient.

De vils despotes deviendraient

Les maîtres de nos destinées

Ritornello

Tremblez tyrans, et vous perfides

L'opprobe de tous les partis.

Tremblez, vos projets parricides

Vont enfin recevoir leur prix!

Vont enfin recevoir leur prix!

Tout est soldat pour vous combattre.

S'ils tombent nos jeunes héros,

La terre en produit de nouveaux

Contre vous, tous prêts à se battre

Ritornello

Français en guerriers magnanimes

Portez ou retenez vos coups.

Épargnez ces tristes victimes

A regrets s'armant contre nous!

A regrets s'armant contre nous!

Mais ce despote sanguinaire

Mais les complices de Bouillé

Tous les tigres qui sans pitié

Déchirent le sein de leur mère!

Ritornello

Amour Sacré de la Patrie

Conduis, soutiens nos braves vengeurs.

Liberté, Liberté chérie

Combats avec tes défenseurs

Combats avec tes défenseurs

Sous nos drapeaux, que la victoire

Accoure à tes mâles accents

Que tes ennemis expirants

Voient ton triomphe et nous, notre gloire

Ritornello

(«Couplet des enfants»)

Nous entrerons dans la carrière

Quand nos aînés n'y seront plus

Nous y trouverons leur poussière

Et la trace de leur vertus!

Et la trace de leur vertus!

Bien moins jaloux de leur survivre

Que de partager leur cercueil.

Nous aurons le sublime orgueil

De les venger ou de les suivre

Ritornello

 

Traduzione in italiano

Andiamo, figli della patria

È giunto il giorno della gloria!

Contro di noi della tirannide

lo stendardo sanguinoso si è spiegato!

lo stendardo sanguinoso si è spiegato!

Sentite nelle campagne

Urlare questi feroci soldati?

Vengono, fino tra le vostre braccia

A sgozzare i vostri figli, e le vostre compagne.

Ritornello:

Alle armi, cittadini!

Formate i battaglioni!

Marciamo! Marciamo!

Che un sangue impuro

abbeveri i nostri solchi!

Che vuole quest'orda di schiavi

traditori e re congiurati?

Per chi sono questi ignobili ostacoli

Questi ferri già da tempo preparati

Questi ferri già da tempo preparati

Francesi, per noi, ah che oltraggio

Che trasporto deve provocare!

É noi che osano pensare

Di rendere all'antica schiavitù

Ritornello

Come? Coorti straniere

Che dettano legge nei nostri focolari?

Come? Queste falangi mercenarie

abbattono i nostri fieri guerrieri?

abbattono i nostri fieri guerrieri?

Gran Dio! Con mani incatenate

Le nostre fronti, sotto il giogo, si piegherebbero.

Vili despoti diventerebbero

I padroni dei nostri destini

Ritornello

Tremate tiranni, e voi perfidi

Obbrobrio di tutti i partiti

Tremate, i vostri progetti parricidi

Infine stanno per pagare il fio!

Infine stanno per pagare il fio!

Ognuno è soldato per combattervi

Se cadono i nostri giovani eroi

La terra ne produce di nuovi

Contro di voi, tutti pronti a battersi

Ritornello

Francesi da guerrieri magnanimi

Portate o trattenete i vostri colpi

Risparmiate queste tristi vittime

Con rimpianto si armano contro di noi!

Con rimpianto si armano contro di noi!

Ma questo despota sanguinario

Ma i complici di Bouillé

Tutte le tigri che senza pietà

Lacerano il seno della loro madre!

Ritornello

Amore Sacro della Patria

Conduci, sostieni noi vendicatori valorosi.

Libertà, cara Libertà

Combatti con i tuoi difensori

Combatti con i tuoi difensori

Sotto le nostre bandiere, che la vittoria

Accorra ai tuoi maschi accenti

Che i tuoi nemici spirando

Vedano il tuo trionfo e noi,

la nostra Gloria

Ritornello

(«Duetto dei Bambini»)

Noi entreremo nella carriera

Quando i nostri grandi non ci saranno più

Noi vi troveremo la loro polvere

E la traccia della loro virtù!

E la traccia della loro virtù!

Ben meno gelosi di sopravviver loro

Che di spartire la loro tomba

Noi avremo il sublime orgoglio

Di vendicarli o di seguirli

Ritornello

 

 

Inno d’Italia

  Fratelli d'Italia
L'Italia s'è desta
Dell'elmo di Scipio
S'è cinta la testa
Dov'è la Vittoria?
Le porga la chioma
Che schiava di Roma
Iddio la creò

[Ritornello x2]
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò

Noi fummo da secoli
Calpesti, derisi
Perché non siam popoli
Perché siam divisi
Raccolgaci un'unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l'ora suonò

[Ritornello]

Uniamoci, uniamoci
L'unione e l'amore
Rivelano ai popoli
Le vie del Signore
Giuriamo far libero
Il suolo natio:
Uniti, per Dio
Chi vincer ci può?

[Ritornello]

Dall'Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano
Ogn'uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano
I bimbi d'Italia
Si chiaman Balilla
Il suon d'ogni squilla
I Vespri suonò

[Ritornello]

Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l'Aquila d'Austria
Le penne ha perdute
Il sangue d'Italia
Il sangue Polacco
Bevé, col cosacco

Ma il cor le bruciò 
 
CAMPIONI DEL MONDO

 




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11 luglio 2006

SERIE Tv

Everwood

 

 

Trama: "Everwood" racconta la nuova vita di Andy Brown (Treat Williams) il più famoso neurochirurgo di New York che, dopo la morte della moglie, si trasferisce con i due figli, la piccola Delia (Vivien Cardone) e il quindicenne Ephram (Gregory Smith), a Everwood, splendida ma isolata località tra le Montagne Rocciose in Colorado. Potendo vivere di rendita grazie ai guadagni accumulati in vent’anni di carriera, il dottor Brown ha aperto nel paese uno studio che offre assistenza medica gratuita , tra l’incredulità dei residenti che fino a quel momento erano costretti a pagare i servizi di Harold Abbott (Tom Amandes), l’unico medico in città. Il trasferimento a Everwood è fonte di continue discussioni tra Andy e Ephram. Ancora sotto choc per la perdita della madre, il ragazzo si trova a vivere l’adolescenza in un “nuovo mondo” con un padre che ha sempre trascurato lui e la sorella. Ephram, appena quindicenne, è il classico ragazzo che soffre per l'incomunicabilità con il padre (l’acceso confronto tra i due esplode nel primo episodio in uno scontro verbale che negli Stati Uniti ha sorpreso pubblico e critica.). Per il ragazzo la situazione diventa insostenibile per via del trasferimento nella piccola cittadina di Everwood, nemmeno lontanamente paragonabile alla vita che trascorreva a New York. Ma qui trova Amy (Emily Vancamp), la ragazza di cui si innamora, che però non ricambia apertamente il suo sentimento  perché legata a Colin (Mike Erwin), il suo ragazzo, che è in uno stato vegetativo dopo un incidente. Delia invece è l'unica che in un modo o nell'altro riesce a non soffrire per i cambiamenti, probabilmente per la sua giovane età. Nonostante trovi e perda il suo unico amico a Everwood durante i primi mesi dal trasferimento, sembra non avere mai particolari problemi.

Pro: Everwood è stata mandata in onda in Italia da Canale Cinque, importata dagli Stati Uniti, dove è stata trasmessa per la prima volta nel settembre del 2002. Creata dall’italo-americano Greg Berlanti (uno degli autori di “Dawson’s Creek”) la serie, piuttosto drammatica, parla di tematiche importanti come la vita, la morte, la pazzia, l’amore per la musica e il rapporto “genitori – figli”. In ogni puntata però di tanto in tanto ci sono anche dei brevi dialoghi comici che riescono a  smorzare la tensione. Everwood si è dimostrata una serie valida, intelligente e con dialoghi ben scritti che permettono alla storia di essere quasi sempre coinvolgente. Per questo il telefilm ha ottenuto la nomination per ben due volte agli Emmy Awards, mentre il protagonista, Treat Williams, è stato nominato per lo Screen Actors Guild Award. Questa serie meritava forse più visibilità: trasmetterla nel periodo luglio – agosto  dalle 19 alle 20, non le ha permesso di conquistare un ampia fetta del pubblico che segue le serie tv (anche se è molto amata da coloro che hanno avuto la fortuna di vederla). Inoltre l’ha penalizzata la scelta fatta da Mediaset, che è riuscita (forse per la prima volta nella storia delle serie tv) a mandare in onda tutti gli episodi delle prime tre serie (in prima visione) “bruciandosi” così un ottimo prodotto e lasciando i fan in attesa (la 4 serie è in programmazione in Usa e pare che non ne verranno realizzate altre). Sulla scia di Dawson’s Creek, le musiche giocano un posto importantissimo (alcune ricordano proprio lo stile DC), sorreggono i dialoghi più importanti e permettono al telespettatore di sentirsi veramente parte della storia. Molto originale l’idea di far iniziare tutti gli episodi con una voce narrante, tanto che i fan del telefilm hanno aperto sui vari siti internet, più di un sondaggio sull’identità misteriosa della “voce”.

Attualmente: Andrà in onda lunedì prossimo alle ore 20.00 su The WB l'episodio finale della quarta serie. La puntata sarà incentrata su di un bat mizvah e sulla risoluzione della storia d'amore fra Bright e Hannah. Everwood è una delle serie televisive che sono state cancellate in seguito alla fusione del canale The WB con la UPN, dalla quale nascerà la nuova realtà televisiva denominata The CW.

Gli appassionati di questo telefilm hanno espresso tutto il loro disappunto in merito alla scelta attuata dai vertici di The CW che hanno preferito mantenere in onda One Tree Hill rispetto alle vicende ambientate nella piccola cittadina di provincia del Colorado. Infatti, pur essendo in onda da meno tempo, One Tree Hill ha sofferto durante la stagione appena conclusasi della medesima flessione degli ascolti subita da Everwood. I fan di Everwood hanno cominciato una singolare campagna: "Save Everwood". Si sono infatti organizzati per inondare di pigne l'ufficio di Dawn Ostroff, l'amministratore delegato di The CW. Cosa non si fa per il proprio telefilm preferito!!

Voto complessivo : 7 +

Chiara Potter




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5 giugno 2006

SERIE TV


DAWSON'S CREEK

  di Chiara Potter

Premessa: questa serie televisiva è la mia preferita in assoluto. Spero in quest'articolo di  dare una valutazione obiettiva. Non risparmierò le critiche, cosi come gli elogi!

 

Trama: Tutto comincia nella piccola cittadina di Capeside, un paesino del Massachusetts, Usa, volutamente inventato dalla produzione ma realmente esistente e meglio conosciuto come Wilmington, nel North Carolina, dove un giovane ragazzo, Dawson Leery (James Van Der Beek), comincia ad assaporare i primi piaceri e dispiaceri della vita. Appassionato di cinema, il solo scopo della sua vita è diventare un regista e conoscere il suo mito Steven Spielberg. Centrale è l'amicizia (e l'amore) con la sua amica d'infanzia Josephine "Joey" Potter (Katie Holmes) che vive al di là del fiume con la sorella Bestie (Nina Repeta), il fidanzato di quest'ultima Bodie e il loro figlioletto Alexander. La ragazza infatti ha perso la madre a causa di un cancro, quando aveva 14 anni, mentre il padre si trova in galera per spaccio di droga. Nonostante questa situazione difficile, le sorelle Potter gestiscono l'Ice House, un ristorante, che permette loro di vivere degnamente. Joey però sogna di abbandonare al più presto Capeside e di farsi ammettere in uno dei college più prestigiosi degli Stati Uniti.

A contornare le loro vicende c'è poi Pacey Witter (Joshua Jackson) il migliore amico di Dawson. Ragazzo simpatico ed esuberante all'apparenza, ma anche timido e insicuro per il trattamento che gli riservano i familiari (il fratello Dough, lo sceriffo del paese, lo considera una sorta di fallito). Sembra il classico perdente e scapestrato combina-guai, ma dopo una duratura relazione con Andie (Meredith Monroe) matura notevolmente, rivelando tantissime qualità nascoste.

A turbare gli equilibri dei tre amici ci pensa Jennifer "Jen" Lindley (Michelle Williams) l'attraente ma non equilibrata ragazza venuta dalla grande città. Vive nella casa di fronte a Dawson insieme alla nonna Evelyn 'Grams' Ryan (Mary Beth Peil) una donna rigida e molto religiosa, dopo aver passato l'infanzia e una parte assai turbolenta dell'adolescenza a New York. Il suo arrivo stravolge il rapporto di amicizia tra Dawson e Joey, che scoprirà di provare qualcosa di più di una semplice amicizia per Dawson. Il ragazzo però, in un primo momento è attratto dalla newyorkese, e solo sul finire della prima stagione si renderà conto del sentimento che prova per Joey.

Nasce cosi tra i due una storia d'amore che però non sarà affatto serena: l'arrivo di Jack McPhee (Kerr Smith), allontanerà Joey, che inizierà a frequentare Jack, finché il ragazzo non scoprirà di essere omosessuale. La sorella di Jack, Andie McPhee (Meredith Monroe) è una studentessa modello e intraprende una relazione con Pacey. Ben presto però emergono i suoi problemi psicologici-depressivi, causati dal senso di colpa per essere sopravissuta all'incidente stradale in cui è morto il fratello Tom. Ricoverata brevemente in un istituto, tradisce Pacey e la loro relazione finisce. La relazione di amicizia-amore tra Dawson e Joey subirà un duro colpo quando quest’ultima si accorge di amare Pacey. Inizialmente i due si frequenteranno di nascosto ma quando Dawson scopre la nuova storia che si è creata tra i suoi due amici ne resta sconvolto tanto da non volerne sapere più nulla di loro. Con l'arrivo dell'estate Pacey e Joey partiranno per una vacanza in mare su una barca a vela e di ritorno dalle vacanze non troveranno nulla di cambiato, tranne un Dawson ancora arrabbiato e intenzionato a non rivolgergli più la parola. Nel frattempo, il ragazzo ha  instaurato una storia con la ultra 20enne Gretchen, (Sasha Alexander) sorella di Pacey.. Mentre i ragazzi cominciano a orientarsi verso l'università visto il loro ultimo anno alla High School, Pacey, vista la sua scelta di non continuare gli studi, comincia a nutrire un certo senso di distacco da Joey. Il ballo di fine anno è l'inevitabile sbocco della tensione tra i ragazzi: Pacey in una violenta scenata lascia definitivamente una ferita Joey a causa del suo senso di inferiorità nei confronti della ragazza. Dawson si vede invece lasciare da Gretchen che ha bisogno di ricrearsi un suo futuro lontano da Capeside e da quel ragazzo troppo piccolo per lei. Dopo i diplomi i ragazzi si separano: Dawson prosegue gli studi a Los Angeles, patria del cinema; Jack, Jen e Joey  all’università di Boston, mentre Pacey lavora in un ristorante come chef.

L’ultima puntata ci proietta nel futuro: 5 anni dopo. Tante cose sono cambiate, tanti sogni sono stati raggiunti. Ora Dawson è un regista di successo e la sua serie "The Creek" è una delle più seguite in tv; Joey è un'editrice rinomata che ha preso finalmente la sua decisione scegliendo Pacey e mettendo fine così al famosissimo triangolo amoroso, anche se resta in buonissimi rapporti con il suo amore di sempre, Dawson. Pacey ha aperto un locale a Capeside; Jack è un'insegnate alla Capeside High School e ha una relazione con Doug, il fratello di Pacey. Jen, invece, è una madre single che si occupa di una galleria d'arte... anche se convive con una gravissima malattia al cuore che, purtroppo, la porterà alla morte.

 

Pro: Andata in onda in Italia per la prima volta su Tele+, e poi su Italia 1, Dawson's Creek è diventata una serie di ispirazione per gli adolescenti. Il suo successo risiede nel saper parlare di argomenti importanti per i giovani, poco trattati nelle serie tv prima di questa, perché ritenuti non interessanti. Invece, è stato proprio quel riconoscimento e quell'impersonificazione dei telespettatori nel telefilm a fare dello stesso un prodotto di grande prestigio e di grandissimo interesse. Ha aiutato sicuramente una storia affascinante, che è riuscita a rapire i telespettatori come nessun altro telefilm aveva fatto sino ad oggi; perché Dawson's Creek ha raccontato loro e non ha voluto raccontare a loro. Merito senza dubbio del creatore della serie, Kevin Williamson (sceneggiatore di film come Scream e So cosa hai fatto). La serie infatti è semi-autobiografica, essendo ambientata in una piccola città immaginaria, Capeside, come quella (New Bern, nello Stato del North Carolina) in cui visse l'adolescenza Williamson e costruita sul personaggio principale, Dawson Leery, che somiglia molto al suo creatore per i suoi interessi e per l’amore per il cinema. Anche il personaggio di Joey Potter è ispirato a una persona realmente esistita, un’amica d’infanzia di Williamson, con cui il regista ha passato l’adolescenza. Indispensabile per il successo della serie è stato il cast di attori, i quali hanno dimostrato le loro capacità recitative in questa produzione, ma è vero anche che la stessa gli ha permesso di ottenere un posto nel panorama cinematografico odierno in cui grandi registi se li dividono a suon di milioni di dollari. Ed è stato proprio questo spropositato successo a portare all'inevitabile decisione di mettere fine alle vicende dopo 6 anni di lavori. Altro tassello che rende unica questa serie è la colonna sonora: indimenticabile la sigla di apertura “I Don’t Want To Wait” cantata da Paula Cole (in America la prima serie aveva una sigla diversa, “Run Like a Mad” di Jan Arden sostituita poi dalla canzone della Cole a partire dalla seconda stagione). I momenti più importanti sono sempre accompagnati da canzoni che ne sottolineano l’intensità, come “Say goodnight not goodbye” (il primo bacio d’amore di Dawson e Joey), “Kiss the rain”, “Feels like Home” (Joey e Dawson che ballano al matrimonio organizzato da Bessie), oppure “Daydream believer” (che ricorre in tutte e sei le stagioni perché accompagna le scene salienti tra Dawson e Joey).

 

Contro: Un grande difetto di questa serie tv, a mio avviso, è che si è un po’ persa per strada. La storia è stata ben sviluppata fino alla terza stagione, poi però quando il creatore Kevin Williamson  ha abbandonato la produzione per altri impegni lavorativi, il timone è stato preso dal produttore Paul Stupin e la differenza si è vista. Non solo infatti sono stati inseriti nuovi personaggi (vedi Eva Whitman: la sua storia concentra buona parte della terza serie per poi essere frettolosamente risolta in modo poco chiaro nell’episodio “Amici Per Sempre”. Ma Jen sa di avere una sorella? A quanto pare no!), ma la scelta degli sceneggiatori è stata quella di valorizzare enormemente il personaggio di Katie Holmes (Joey Potter) forse per le qualità recitative dell’attrice o forse per compiacere maggiormente il pubblico (visto che risulta essere il personaggio preferito in assoluto).

Addirittura il quindicesimo episodio della quinta stagione "Downtown Crossing - Tutto in una notte" è dedicato esclusivamente a Joey, nessuno degli altri personaggi principali compare. Inoltre la puntata è del tutto inutile ai fini della storia, un inciso che sottolinea maggiormente come Dawson’s Creek si sia ormai trasformato in “Joey’s Creek”!

Tutto questo non giova di certo a una serie che per le prime tre stagioni si era segnalata per la capacità di raccontare le vicende di tutti i suoi personaggi in modo uguale. Certo, inizialmente maggiore attenzione è rivolta al rapporto tra Dawson e Joey, ma attorno ad esso ruotano incisivamente Pacey (vedi l’episodio “Esperimenti d’Amore” quando chiede a Dawson il permesso di “provarci” con Joey) e Jen (che divide il cuore del protagonista tra la bionda e la mora). Insomma, il classico rischio delle serie tv a lunga programmazione è proprio questo: perdere l’originalità. Sei serie sono state troppe, forse se ne potevano realizzare solo 4, ma ben sviluppate… e soprattutto con un finale non deludente come quello che ha portato alla morte di Jen (ingiustificata! Ma comunque dobbiamo evidenziare come le morti senza senso siano tipiche di questa serie: vedi Abby Morgan, ma soprattutto Mitch Leery. Che male ha fatto per meritarsi una fine così stupida?!)

 E che dire della scelta finale di Joey? Il perché sceglie Pacey ancora non l’ho capito (e non credo la risposta sia per il “vero amore” quanto piuttosto per accontentare il pubblico). Alla fine quel povero Dawson non solo ha perso il ruolo principale all’interno della serie, ma si ritrova senza la sua anima gemella e con l’unica soddisfazione di essersi realizzato professionalmente! Capisco che il sogno di Dawson è quello di incontrare Steven Spielberg

(cosa che avviene nell’ultimo episodio) ma non sarebbe stato meglio avesse avuto Joey al suo fianco?


 

Voto Complessivo: 8 e mezzo

 

Frasi da ricordare:


Joey: L'hai rifatto, eh, mi hai toccato il sedere.
Pacey: Perché, secondo te, quello è un sedere.
[#1.00 - Emozioni in movimento]

Pacey: Roba da non credere, Joey, finalmente s'è accorta che esiste anche l'altro sesso.
Joey: Potrei ucciderti. Una notte mentre dormi potrei tagliarti la gola o farti un buco in testa. Sta' attento.
[#1.02 - Momenti Magici]

Abby: Gli hai dato un bacio che avrebbe incendiato l'Oceano Atlantico, non venire a raccontarci storie, era così intenso.
[#1.06 - Convivenza forzata]

Pacey: Dawson, tu almeno una ragazza ce l'hai, io non ho nemmeno quella.
Abby: Ma tu hai le mani.
[#1.06 - Convivenza forzata]

 

Pacey: ... io ero confuso e sorpreso e... affascinato. E tu?
Joey: Beh, ecco, confusa e sorpresa.
[#1.10 - Esperimenti d'amore]

 

Dawson: Ma dai che sta succedendo, sono qui seduto con la mia migliore amica e ho le mani che mi sudano.
[#1.11 - Concorso di bellezza ]

Dawson: Il mio primo dono d'amore per te, ho pensato cioccolatini, diamanti, obbligazioni, ma ehi alla fine ho scelto un fiore.
[#2.01 - Il bacio]

Mitch: ... quante volte te lo devo dire?
Dawson: Tu Jane, io Tarzan!
Mitch: No. Io padre, tu fregato!
[#2.03 - Stili di vita]

Joey: Dawson, sei pieno di fantasie.
Dawson: Non ti piace?
Joey: Stai scherzando? Sei terribilmente sexy.
[#2.04 - Il ritorno di Tamara]

Pacey: Io ti piaccio, sì, io ti piaccio moltissimo.
Andie: Pacey, ti prego smettila di torturarmi.
Pacey: Lo vorrei, ma non ci riesco, è colpa tua, tiri fuori il sadico che éènascosto in me.
[#2.04 - Il ritorno di Tamara]

 

Dawson: Aah, Jack McPhee a cui piacciono i maschietti, ma poi mi soffia la ragazza, stasera Signore e Signori nella versione tipo in & out, ora in, ora out, ... in, out, i capelli sono una bomba.
[#2.16 - I miei primi 16 anni]
Dawson: ... la mia dolce e preziosa Joey, l'unica 16enne al mondo che deve cercare di trovare se stessa.
[#2.16 - I miei primi 16 anni]

Joey: Ok, pausa confessione: programmando questa romantica serata, hai pensato che avremo potuto concluderla con lo 'scoppio finale'.
Dawson: Joey Potter, piccola bambina volgare, avrei preferito dicessi con il 'momento supremo'.
[#2.20 - Riuniti]

Joey: Io ti amo, e credo in te, e ho una tale stima di te che dire fiera è troppo poco, io sono fiera di stare con te.
[#2.21 - Cambiamenti]

Joey: Quindi tu mi ami, ma non vuoi stare con me.
[#3.01 - Il ritorno di Joey]

 

Pacey: Non ci crederai, stavo remando proprio sulla barca di Dawson e magicamente sono arrivato qui.
Joey: E se vieni magicamente più vicino ti uccido.
Pacey: Sai, comincia un nuovo anno, chi lo sa potremo anche diventare buoni amici.
Joey: Pacey! Sono già abbastanza sconvolta.

[#3.01 - Il ritorno di Joey]

Joey: Siamo amici, poi siamo una coppia, di nuovo amici e poi una coppia, allora cosa siamo adesso?
Dawson: Dawson e Joey.
[#3.02 - Rivelazioni]

 

Pacey: Dimmi la verità, Joey, ho un aspetto orribile?
Joey: Sulla tua faccia qualsiasi intervento deturpante è un sicuro miglioramento.
[#3.03 - Il test psico-attitudinale]

 

Pacey: ... almeno non ho mandato suo padre in prigione.
Dawson: No, l'hai fatta solo impazzire.
[#3.03 - Il test psico-attitudinale]

Dawson: Facciamo qualche pazzia stanotte. Eh? Lasciamoci andare in modo selvaggio, sfogando rabbia e frustrazioni.
Joey: Che cosa hai in mente?
Dawson: Sesso, droga e rock & roll. ...O se vuoi restiamo seduti qui a parlare come minimo per tre ore di seguito.
[#3.08 - Amici per sempre]

Joey: ... se Pacey insiste a fare il diavolo sulla tua spalla, allora tocca a me la parte dell'angioletto custode.
[#3.14 - Una serata particolare]

Dawson: ...non ricordo come mai?
Joey: Come mai cosa?
Dawson: Noi due non stiamo insieme.
[#3.19 - Sensi di colpa]

Joey: Credo di essermi innamorata di te.
Pacey: Lo credi o lo sai?
Joey: Lo so.
[#3.23 - Pacey o Dawson?]

Joey: Ho il permesso di salire a bordo?
Pacey: Permesso accordato.
[#3.23 - Pacey o Dawson?]



 

 




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3 maggio 2006

SERIE TV

Gilmore Girls – Una Mamma Per Amica

 

Trama: Siamo a Stars Hollow, Connecticut, un piccolo ed incantevole paesino lontano dalla città. Qui vivono Lorelai Gilmore (Lauren Graham) e la figlia adolescente Rory (Alexis Bledel). Insieme condividono le gioie e le difficoltà di tutti i giorni. Lorelai, cresciuta in una famiglia benestante, ha preferito farsi strada da sola e crescere la sua bambina senza l'aiuto dei genitori, in particolar modo di sua madre Emily (Kelly Bishop). I Gilmore infatti avevano grandi speranze per la figlia che però rimase incinta a 16 anni. Lorelai, vista la reazione negativa dei genitori, fuggì di casa e tenne contatti estremamente radi con loro. L'ammissione di Rory ad una scuola privata costringe Lorelai a rivolgersi ai propri genitori per poter sostenere le spese di iscrizione, visto che l’albergo che dirigeva con la sua più cara amica, Sookie (Melissa McCarthy), ottima cuoca, a causa di un incendio la lascia senza lavoro. Emily e Richard (Edward Hermann) offrono così il loro sostegno in cambio della presenza di figlia e nipote a cena ogni venerdì. Rory, adolescente modello, studentessa presso la Chilton Accademy, si sta preparando per andare al college ad Harvard, anche se la sua scelta ricadrà poi su Yale, dopo averne visitato il campus con i nonni e la madre. Il rapporto tra le due Gilmore è molto stretto, anche per via della minima differenza d'età. Infatti all'inizio della serie sono come migliori amiche piuttosto che madre e figlia. La maturazione di Rory ed il suo bisogno di staccarsi dalla madre complicheranno le loro relazioni, sebbene rimangano sempre molto vicine. Per quanto riguarda la sfera amorosa le attenzioni di Rory si concentrano inizialmente su Dean Forester  (Jared Padalecki), ma il nipote di Luke, Jess Mariano (Milo Ventimiglia), ragazzo difficile che arriva da New York scombina le carte. Jess è il tipico cattivo ragazzo che allontana Rory dal suo fidanzato. Sebbene faccia di tutto per apparire scorbutico e scontroso, in realtà è molto intelligente e dolce. Rory si innamora di lui, ma i problemi e le incomprensioni con Jess sono troppo grandi ed i due inevitabilmente si lasciano. Intanto Dean si sposerà con un'altra ragazza ed il suo matrimonio si romperà per causa di Rory. Anche Lorelai vive i suoi amori: Luke Danes (Scott Patterson) è il proprietario di un caffè a Stars Hollow ed ha con Lorelai una particolare amicizia che sfocerà in una relazione (si deve però aspettare la 5 serie per vederli insieme). Non mancano le puntante in cui il padre di Rory, Christopher (David Sutcliffe), fa visita alle Gilmore. I genitori di Lorelai, se inizialmente non approvavano queste visite, successivamente pur di allontanare Lorelai dal Luke, faranno di tutto per renderlo partecipe della loro famiglia.

Pro: Segno distintivo di Una mamma per Amica è il dialogo molto veloce e serrato tra i personaggi. L’humor in particolare ha fatto guadagnare molti consensi alla serie, anche per i suoi personaggi eccentrici, come Kirk Gleason  (Sean Gunn) che fa praticamente qualsiasi lavoro a Stars Hollow e vive a casa con la madre sino a quando si innamora di Lulu, una maestra elementare (una curiosità:  nella prima puntata della prima serie ha un altro nome) o Michel Gerard (Yanic Truesdale) portiere dell'albergo diretto da Lorelai, nevrotico di origine francese, sgarbato con i clienti, è comunque un animo gentile ed è ottimo amico di Lorelai e Sookie. Proprio per questo il telefilm ha ricevuto un premio dall'American Film Institute e due premi Viewers for Quality Television Awards. Gli attori sono stati insigniti di numerosi premi per la loro partecipazione alla serie: Lauren Graham ha avuto la nomination per un Golden Globe come Miglior attrice in una serie tv, due nomination consecutive come Miglior preformance femminile in una serie drammatica dalla Screen Actors Guild ed ha vinto uno Young Artist Award ed un Family Television Award, vinto dalla serie stessa nella categoria new sereal ed ha ricevuto la nomination come Miglior serie Tv drammatica dalla Young Artist Awards. Sebbene l'inizio della programmazione in America non sia stata delle più promettenti, ben presto l'audience ha superato quello del famoso serial televisivo Buffy l’AmmazzaVampiri  trasformando "Una mamma per Amica" nel secondo programma in prima serata più visto di sempre sul canale WB.

Contro: I primi episodi della serie risultano abbastanza semplici, a volte noiosi, manca qualche dettaglio che li renda più brillanti. La svolta si vede con la crescita adolescenziale di Rory, che è stata sfruttata dagli sceneggiatori nel corso delle serie successive per dare alla storia un’impronta di “teen drama”. I personaggi chiave Rory e Lorelai, hanno caratteri contrapposti: Rory è l’esempio che una madre dovrebbe dare a una figlia: precisa, premurosa e attenta alle esigenze di Lorelai che invece è impulsiva, ansiosa e provocatoria contro gli schemi prestabiliti dalla società. Tutto questo porta i telespettatori a pensare che i ruoli siano invertiti rendendo più facile una identificazione nel personaggio di Lorelai invece che di Rory. Infine il dialogo: è il punto di forza di questa serie, ma a volte diventa eccessivo e ostentato e non diverte.

Voto complessivo: 7

Chiara Potter

 

 




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3 aprile 2006

SERIE TV

THE OC – ORANGE COUNTY

 

Ricordo ancora quando, su Italia Uno, vidi il trailer che pubblicizzava la futura messa in onda di una nuova serie tv “Dopo Beverly Hills, Dawson’s Creek, un nuovo gruppo di amici sta per arrivare… i ragazzi di OC”. L’impressione non fu subito delle migliori, anche perché il paragone con le altre due serie era inevitabile. Ma, come sempre, la curiosità ha prevalso e puntata dopo puntata l’interesse per Ryan e Co è cresciuto tanto da meritarsi la riunione del mercoledì, meglio nota come “serata OC”.

LA TRAMA: Orange County è una delle contee a sud di Los Angeles, dove il clima è sempre mite, le persone vivono in case perfette ostentando lusso e vestiti alla moda. L’unica cosa che conta è l’apparenza. Ma come in ogni teen-drama che si rispetti non sono tutte rose e fiori. Nella Newport Beach sopra descritta arriva e stravolge gli equilibri già precari degli altolocati cittadini di OC, Ryan Atwood (Benjamin Mckenzie) un ragazzo di Chino ribelle e pieno di problemi che si trova coinvolto con il fratello in un furto d’auto. Difeso legalmente da un avvocato d’ufficio, Sandy Cohen (Peter Gallagher) che rivede in lui se stesso da giovane, Ryan si trasferisce a Newport  e inizia una nuova fase della sua vita che lo porterà a interagire e a integrarsi in un mondo a lui totalmente sconosciuto, che si basa su inattaccabili gerarchie sociali ed economiche. In questo suo percorso potrà però contare sul “fratello” acquisito, Seth Cohen (Adam Brody, già conosciuto in Italia grazie al ruolo di Dave Rygalsky in “Una Mamma per Amica”) l’anima del telefilm: impossibile non ridere di fronte alle sue battute ironiche o alle gag da “sfigato” che lo rendono senza dubbio il personaggio più amato dal pubblico.

 Ingrediente importante dell’intera serie è e rimane l’amore: Ryan conosce Marissa (Mischa Barton) una delle ragazze più popolari della scuola (inizialmente fidanzata con un campione sportivo locale) icona della società patinata in cui vive, ma capace di seguire il suo cuore e di mettere in discussione tutto. Tra i due nascerà una tenera storia, ostacolata ripetutamente dalla madre di lei, Julie Cooper (Melinda Clarke) una donna avvenente che si è conquistata un posto nella società attraverso subdoli sotterfugi. E in tutto ciò Anche Seth,  nonostante sia un ragazzo un po’ imbranato, troverà l’amore in Summer Roberts (Rachel Bilson), un personaggio che originariamente doveva rimanere solo per poche puntate ma che nel prosieguo della serie è diventato essenziale nello sviluppo della storia (tanto che la Bilson ha vinto il premio “miglior attrice” ai “Teen Choice Awards 2005” trasmessi in America dalla FOX, oltre al premio “best chemistry” ovvero “miglior chimica tra due personaggi” con Adam Brody proprio per la coppia Seth-Summer).

I PRO: Pur essendo una serie realizzata appositamente per ragazzi, un ampio spazio è riservato anche agli adulti che non sono un semplice “contorno”: i personaggi over 40 vengono coinvolti in storie di alcolismo, tradimenti, soldi e potere…

Il merito del successo di questa serie è sicuramente del giovane sceneggiatore Josh Schwartz che ha creato un giusto mix tra il genere dramma e il comico, puntando su un cast di attori affiatato e di buon livello e utilizzando le hit del momento come sottofondo per le scene più salienti e importanti della storia. Come ha dichiarato lo stesso creatore della serie, la colonna sonora deve riuscire a trasmettere le emozioni che in quelle occasioni i protagonisti della vicenda stanno provando. Non possiamo non citare la bellissima canzone degli U2 “Somethimes you can’t make it on your own” nel 4 episodio della seconda serie, "Una nuova era", durante le scene finali, quando si vedono le nuove coppie: Ryan e Lindsay, Seth e Alex, Summer e Zach, Marissa e Dj. Oppure l’episodio conclusivo della 2° serie, con il funerale di Caleb Nichol e il colpo di pistola che Marissa spara a Trey, accompagnato dalle note della canzone “Hide & Seek” di Imogeon Heap…

Una particolare attenzione verso l’adolescenza quindi, verso i conflitti tra genitori e figli, il desiderio di rivalsa, il bisogno di popolarità e di sentirsi accettati, ma anche la ribellione alle regole.

I CONTRO: Una serie che ha pochi punti deboli, tranne forse uno, che almeno a mio parere, è evidente: una volta terminato un episodio, non resta lo stesso coinvolgimento che poteva lasciare invece Dawson’s Creek (il paragone è inevitabile visto che The Oc è stato considerato da molti l’erede della serie dedicata alle avventure dei ragazzi di Capeside).

La verità forse è che The OC presenta una realtà lontana da noi, quasi irraggiungibile. Chi potrebbe identificarsi in una Summer Roberts che passa le giornate in centri commerciali in cerca di un vestito nuovo per il prossimo party? O in una Julie Cooper, che, più che una madre premurosa, sembra una quarantenne che si sente ancora teenager?

 

Ma forse è proprio questo che piace e intriga il telespettatore: una sensazione di curiosità e stupore che lo porta a guardare le vicende “irreali” di questi quattro ragazzi americani, situazioni che magari per i telespettatori Usa sono più familiari, abituati a feste notturne sulla spiaggia e a paghette stratosferiche.

 

Al momento, solo due serie in attivo (almeno in Italia)

 voto complessivo - 7.

 

 Chiara Potter        

Lost

Lost è una serie televisiva statunitense, visionaria ed unica, fra le più originali degli ultimi cinque anni; di avventura/thriller prodotta a partire dal 2004, ambientata su una misteriosa isola tropicale in cui si ritrovano i sopravvissuti ad un incidente aereo. La serie è prodotta negli Stati Uniti dalla Abc, scritta da J.J. Abrams, la mente geniale di serie di successo come Felicity ed Alias.

Si è aggiudicata il Golden Globe per la miglior serie drammatica 2006.

In Italia viene trasmessa da Sky sul canale Fox in anteprima e a partire dal 6 marzo 2006 da Raidue.

Trama e concetti

Il volo Oceanic Air 815, durante il viaggio tra Sydney e Los Angeles precipita su un'isola tropicale, disastri e disavventure lì hanno inizio; quarantotto sopravvissuti cercano di vincere, e superare con tutto loro stessi i numerosi problemi che vi hanno luogo, vincendo anche le proprie paure ed i fantasmi che si portano dal passato.

Si indaga, oltre tutto, sui misteri del luogo, come una angosciante presenza sovrannaturale, oppure su dei possibili altri abitanti, il contenuto di una botola sepolta nel terreno ed altri eventi inspiegabili.

 

Questi 48 uomini, donne, avventurieri o farabutti che siano, vengono strappati dal mondo civile,  per colpa di un disastro aereo, e da questo devono uscire con ancora più forza, per riuscire nonostante la disperazione a sopravvivere su un’isola, apparentemente deserta, ma colma di pericoli ed inquietanti misteri.

Alcuni di loro dovranno superare i sensi di colpa, come
Jack; altri impareranno a controllare la paura – come Kate che dovrà suturare una ferita senza averlo mai fatto prima. Hurley – un uomo dal forte senso dell’umorismo nonostante la situazione disperata – farà del suo meglio per aiutare gli altri a sopravvivere. Charlie una rock star ormai in declino che nasconde un doloroso segreto, la droga. Sayid un mediorientale che dovrà affrontare i sospetti di alcuni dei suoi compagni, e riuscire a cancellare i passi del proprio passato, fino a Jin e Sun, una coppia coreana con tradizioni, valori e lingua diversa da quella degli altri, elemento che avrà inevitabili conseguenze.

Oppure Sawyer, personaggio incredibile e magnetico con la sua aria pericolosa e la sua mancanza di fiducia in quelli che gli sono intorno; Michael, che ha appena ottenuto la custodia di suo figlio Walt, dopo la morte della sua ex-moglie, e affronta i problemi con un figlio che conosce a malapena. Locke, un uomo misterioso che nasconde una profonda connessione con l’isola. L’egoista Shannon, che si mette lo smalto nel bel mezzo del caos che regna intorno, e suo fratello Boone, con cui litiga costantemente e con cui dovrà imparare ben presto ad andare d’accordo per sopravvivere. Infine Claire, una ragazza incinta di otto mesi.

Tante, tante storie che si intrecciano, e che vengono a galla, fondendosi, collegandosi, dando spunto a numerose sottotrame, un gioco ad incastri, nel quale ad ogni svincolo o decisone troveremo qualcosa di nuovo e sorprendente.

Soli contro le loro paure, dovranno aiutarsi l’uno con l’altro e trovare quella forza che non hanno mai creduto di avere per superare sospetti, dubbi e soprattutto SE STESSI.

Ben presto impareranno che niente è come sembra e che chiunque, anche il più insospettabile (vedi il dottore – personaggio cardine, guida del gruppo) ha dei segreti da nascondere. In tutto questo dovranno capire che c’è una sola via. Rimanere uniti perché: “se non lo faranno, finiranno per morire uno dopo l’altro!”

 Ricca di suspance, la serie vanta la partecipazione di attori già famosi nel mondo dei serial televisivi: Matthew Fox (Party of Five), Dominic Monaghan (Il Signore degli anelli), Evangeline Lilly, Ian Somerhalder (Young Americans), Jorge Garcia (Becker), Emilie de Ravin (Roswell), Naveen Andrews (The English Patient), Harold Perrineau (Oz, The Matrix), Malcolm David Kelley (Antwone Fisher), Terry O'Quinn (Alias), Daniel Dae Kim (Angel), Yunjin Kim, Josh Holloway, and Maggie Grace.

La serie è stata per intero girata alle Hawaii, e ha vantato per tutto il modo un grandissimo numero di premi vinti, coronati alla fine con la vittoria ai GOLDEN GLOBE di quest’anno. E se non vi bastasse, farà comodo sapere che ha raggiunto anche vette d’ascolto impressionanti, in tutti i Paesi in cui è stata trasmessa.

 

  • Programma: Telefilm
  • Genere: Drammatico
  • Produzione: J.J. Abrams, Damon Lindelof
  • Ambientazione: Isole Hawaii
  • Canale: Rai 2 (prima stagione), Fox Tv (seconda stagione)
  • Premi: Emmy (2005), Golden Globe Awards (2006)

Una miscela di adrenalina e suspance, introspezioni psichiche, tutti magistrali tocchi di classe che hanno decretato il successo mondiale di Lost, nuovo telefilm di  culto per una generazione che è stufa di falsi reality e a questi preferisce la guizzante e artistica fantasia di geni come Abrhams .

Chiamatela immaginazione, chiamatelo destino, chiamatela provvidenza, o semplicemente fortuna, chiudete gli occhi ed immaginate di aver fatto un atterraggio in un lido "sicuro" e che vi troviate confinati sulla spiaggia di una remota isola tropicale. Distante a miliardi di miglia da casa vostra o dalla rotta di navigazione programmata, affiancate a voi, tanti altri vostri compagni, di cui non sapete poco o nulla, metteteci dramma, amore, vicende, arte e pettegolezzo e avrete la serie televisiva Lost, che nei suoi episodi racconta le drammatiche avventure dei superstiti del volo 815 della compagnia aerea Oceanic.

Di Riccardo Iannaccone

Informazioni varie colte dal Web

La ABC, traendo spunto dal successo di Survivor, voleva ricreare in un telefilm la stessa idea alla base del successo del reality show. La premessa è quindi quella di un aereo che precipita su un isola deserta, lasciando i sopravvissuti a cavarsela da soli come dei novelli Robinson Crusoe in attesa di essere salvati. Il progetto viene affidato a JJ Abrams (Alias e Felicity) e a Damon Lindelof (Crossing Jordan) ma nessuno dei due sembra essere troppo entusiasta delle premesse; ma poi ecco l'intuizione: e se il vero fulcro della storia fosse l'isola stessa e i misteri che nasconde? E' così che nasce una serie assolutamente originale che combina avventura, mistero, soprannaturale e 14 personaggi complessi che nascondono nel loro passato altrettanti segreti che verranno svelati poco alla volta episodio dopo episodio tramite flashback sconvolgenti.

Uscendo dal buio, la prima cosa che Jack sente è il dolore. Poi il sole bruciante. Una foresta di bambù. Fumo. Urla. E all'improvviso la consapevolezza che l'aereo su cui stava viaggiando si è spezzato in volo, per precipitare su un'isola del Pacifico. Da lì è il caos mentre i suoi istinti da dottore entrano in azione: delle persone hanno bisogno d'aiuto.

Privati di tutto i 48 sopravvissuti, recuperano quanto possono dai resti dell'aereo. Alcuni sono nel panico. Altri si aggrappano alla speranza di essere salvati. Pochi trovano in se stessi una straordinaria forza che neppure sapevano di possedere

 

 

 




                  



 




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1 febbraio 2006

pillole "A ruota libera" dal grande Kurt

L’Angelo Triste

(secondo Atto)

 


A cura di Saymon e Giulio Della Rocca – un grazie va anche a Mirko Quaranta per la sua passione e interesse…

 

Come sempre ci risparmiamo dall’annoiarvi con parole inutili… visto che a parlare sono gli struggenti lamenti di Kurt – tratti dai suoi “Diari” – che, in questo secondo e ultimo Atto, disegnano una parabola discendente che dai primi successi arriva all’ultimo periodo dei NIRVANA – usciva “In Utero” –; Gruppo  che L’Angelo di Seattle dichiarava ormai finito… esaurito!

Rileggendo queste parole – conoscendo la sua fine –  viene da chiedersi se, in realtà, non stesse parlando di sé… 

Frasi tratte da “I Diari di Kurt Cobain”.

 

-«Il nostro primo tour europeo nel 1988 è stata un'esperienza durissima, ma non sono mancati anche dei momenti indimenticabili - in fondo, eravamo dei ragazzotti dell'estrema provincia americana che sbarcavano per la prima volta sul Vecchio Continente...
Non dimenticherò mai, ad esempio, di quella specie di Villaggio degli Gnomi nel quale abbiamo suonato in Austria: il pubblico era demenziale e continuava a chiederci "i classici del Rock", ma quel paesino tra le montagne era eccezionale, quasi irreale...»

-«Uno dei nostri migliori concerti in assoluto, l'abbiamo tenuto nei primissimi tempi della nostra attività, a Aberdeen. Eravamo stati ingaggiati "alla cieca" per suonare a una festa di compleanno: non sapevano esattamente che genere di musica facessimo, e "il pubblico" era formato da una cinquantina di ragazzi "perbene", tutti tirati a lustro, che si aspettavano roba facile, e anche qualche "lento" come pretesto per pomiciare un po'... Ma noi, dopo i primi due brani, ci stavamo rompendo di suonare per quegli stronzetti, così abbiamo cominciato a fare un po' di numeri:
saltavamo sui tavoli come delle Rock Star consumate, e Chris, che era sbronzo perso, si era lanciato a piedi in avanti contro il vetro di una finestra... Quando avevamo cominciato a suonare Sex Bomb, alcune nostre amiche che ci avevano accompagnati avevano cominciato a darsi lunghi baci lingua-in-bocca tra di loro... Perdio, che sensazione fantastica!, cosa può esserci di più eccitante, per un punk-rocker, che suonare di fronte a un pubblico bigotto e perbenista, e provocarlo?!»
-«I Nirvana non si rivolgono alla gente di plastica che vive a Beverly Hills, o al gregge di giovani pecore che pascola nei McDonald’s: noi vogliamo parlare a persone vere e vive, vogliamo avere per interlocutori individui autentici alle prese con la realtà quotidiana. Per cui, è ovvio che nelle nostre canzoni sono presenti tematiche vicine al vissuto, come ad esempio l'uso li stupefacenti, così come i problemi delle donne, questione-gay: cioè i veri problemi della gente vera, i problemi che noi stessi abbiamo, le questioni che noi stessi viviamo...»

-«Una delle cose che più detesto nel mondo del rock è tutta la coreografia che gli sta intorno, sono le T-Shirt fabbricate in serie e tinte con colori "psichedelici": personalmente non potrei mai mettermi addosso una di quelle orripilanti schifezze;  potrei fare un'eccezione solo nel caso di un'eventuale T-shirt tinta col piscio di Phil Collins e col sangue di Jerry Garcia...»

-«Riceviamo sempre quintali di posta dai fan, ma da quando abbiamo firmato un contratto con una major discografica sono aumentate in misura impressionante quelle di minacce e insulti, che grondano indignazione definendoci "venduti"... L'assurdo è che ci scrivono lettere del genere anche i fan di band al cui confronto, se i Nirvana sono dei "venduti", quelle sono delle vere puttane del rock...»

-«Nelle mie canzoni tento di esprimere me stesso, il mio mondo interiore - quello che sono, che sento, che penso. Non ho assolutamente la pretesa di diffondere messaggi "di protesta", né tanto meno "di redenzione universale"; non sono un fottuto predicatore rock che proclama una qualche "illuminazione filosofica", che sostiene di aver visto chissà quale Luce Divina e la indica alle schiere dei seguaci; del resto, nel mondo del rock, per cose del genere c'è già Bono l'Evangelista...»

-«La "K" che mi sono fatto tatuare sull'avambraccio non c'entra niente col mio nome; me l'ha tatuata Dave Grohl con un ago, e mi piace proprio, perché mi richiama la K Records e le sue band, che sono quelle che preferisco in assoluto: i Vaselines, ad esempio... Intendiamoci, i miei brani non sono affatto influenzati dalla loro musica; è solo che i Vaselines mi ricordano quand'ero più giovane... Il fatto è che vivo un grande struggimento per la mia infanzia, e ne conservo dei ricordi incancellabili.»

-«Quello che del giro musicale non riesco a capire, è il fatto che tutti, ma proprio tutti, mettono in piedi nuove band e cercano di imporsi alla ribalta al solo scopo di sentirsi "giusti", di avere successo, di fare soldi, e di avere a disposizione un sacco di fiche... Cazzo!, ma per salire su un palco si dovrebbero avere delle motivazioni un po' più importanti e profonde, e magari occorrerebbe avere anche qualche cosa da esprimere...»

-«Del Successo, in realtà, non ce ne frega niente. In fondo, nel giro di un paio d'anni potremmo dimostrare di essere un completo fiasco, e allora torneremmo senza problemi a produrci artigianalmente i nostri dischi. Per noi questo non sarebbe proprio un dramma, perché non facciamo tutto questo per il Successo - non ce ne frega assolutamente niente dei Soldi e
della Vita da Star , il nostro obiettivo è solo quello di far arrivare al pubblico la nostra musica.»

-«Col passare del tempo, i brani che compongo diventano sempre più pop, proprio perché il mio stato d'animo è cambiato, e certe angosce me le sono lasciate alle spalle... Adesso i miei brani vertono sui conflitti relazionali, sui fattori emotivi nei rapporti tra gli individui.»

-«Il nostro principale obiettivo è quello di salvaguardare la nostra indipendenza. Quanto ai "sogni nel cassetto", l'unico che davvero ci piacerebbe realizzare sarebbe un film dei Nirvana sulla storia dei Nirvana... Nei miei panni ci vedrei bene Ernest Borgnine; per la parte di Chris, invece, ci vorrebbe qualcuno alto, molto alto, che so, magari Kareem Abdul Jabbar...»

-«Quando siamo su un palco, la nostra musica non rispetta alcuna regola prestabilita, ma risponde soltanto al nostro momentaneo stato d'animo... In scena a Los Angeles, ad esempio, ho detto a Chris: "Ehi, mi sembra quasi di stare negli Who", e lui: "Bene, allora facciamo Teenage Wasteland!"... Non sapevamo neppure in che tonalità fosse, ma ci siamo resi conto che gli accordi di Louie Louie sarebbero andati benissimo...»

-«Non mi considero neanche lontanamente colpevole di aver sfruttato sul piano commerciale una Cultura Rock Giovanile ormai completamente esaurita, anche perché a questo stadio della Storia del Rock, per quanto mi riguarda, il Punk-Rock è ormai morto e sepolto. »

-«A quella parte di fan dei Nirvana che non condividono il nostro antirazzismo e il nostro essere filo-gay, dico di andare a farsi fottere e di lasciarci perdere...
Razzisti e figomani devono starsene alla larga dai nostri concerti - e che evitino pure di comprare i nostri dischi...»

-«Ho sempre avuto delle tendenze suicide: non mi è mai importato molto di vivere o di morire, a parte il fatto che spesso ho considerato la morte come fine di ogni tormento. Ma il fatto è che la morte, a volte, mi fa anche paura...»

-«Intimamente, mi sento gay, e lo sarei stato fino in fondo se non avessi incontrato Courtney... Diciamo che sono fondamentalmente bisessuale, e che se non avessi conosciuto Courtney avrei vissuto entrambi gli aspetti della mia identità sessuale.»

"La fama, la celebrità, il denaro, per me non contano un cazzo. Per me conta solo la mia vita di ogni giorno, il mio sentire interiore, i miei legami e i miei affetti.»

-«La campagna scandalistica scatenata dalla stampa contro di me e contro Courtney per via di nostra figlia è stata terribile, e mi ha portato a un passo dal lasciare i Nirvana. L'America conformista e perbenista ha tentato di schiacciarmi per spazzare via il nostro stile di vita e le nostre idee - la solita vecchia storia...»

-«I miei libri preferiti sono quelli scritti da coloro che per me sono dei filosofi... Bukowski, Beckett... insomma, tutti quelli che hanno il cognome in "B"... Nietzsche, infatti, non mi riesce di digerirlo: una volta ho provato a leggerlo, ma per quanto mi sia sforzato non sono riuscito a capire una sola parola... Del resto, anche i Nirvana sono in fondo una filosofia-di periferia, magari, ma di certo non di seconda scelta...»

-«Ho cominciato a farmi regolarmente dopo il successo di Nevermind; non so spiegare perché - forse perché in realtà sono sempre stato uno "scoppiato"...
Sto cercando di venirne fuori, ma sinceramente non posso dire di esserci ancora riuscito.»

-«In Utero avrei voluto intitolarlo “Mi odio e mi voglio suicidare”, perché volevo fare un sarcastico autoritratto di quando vivevo il mio "periodo nero", e mi sentivo uno schizofrenico capriccioso e ossessionato dall'idea del suicidio...»

-«Lo scorso anno ho speso un milione di dollari, ma non so come, ne per comprare cosa... Sono come un recluso in una prigione dorata, e tutto quello che ho conquistato, oggi mi fa schifo.»

-«Sono anni che lotto contro un dolore allo stomaco così lancinante che mi toglie la voglia di vivere; è come se avessi dentro lo stomaco un cane famelico che mi sbrana lentamente, giorno dopo giorno... È un terribile tormento che mi porta a essere schizofrenico, e mi sento impazzire... L'eroina è il solo "medicinale" che riesce a calmare un po' questo dolore tremendo, continuo, distruttivo...»

-«Certo che i Nirvana sono cambiati, col passare degli anni... Se prima eravamo dei "fottimadre, fumatori di crack e adoratori di Satana", adesso siamo dei "baciabambini, sniffafiori e prostituti dell'industria rock"...»

-«Dopo il successo, suonare per me è diventato come un lavoro, e non mi diverto più come prima. È difficile far coincidere l'estro con gli impegni, le date di un tour con le mie personali voglie... È come se all'ispirazione si dovesse sostituire la professione. All'inizio era un'elettrizzante avventura, e adesso tutto sembra essere diventato un circo grottesco.»

-«Dopo il successo mondiale di Nevermind, mi sono preso un lungo periodo di riposo: avevo bisogno di fare ordine nella mia testa. E poi non c'era più necessità di fare altri concerti e tour: stavamo guadagnando montagne di dollari, a milioni, perché l'album vendeva milioni di copie.»

-«Sto vivendo un ottimo periodo. Non è per il grande successo di Nevermind, non è perché sto diventando ricco & famoso, e nemmeno perché ci sono milioni di giovani che ci applaudono e ci leccano il culo, no: è un buon periodo perché il mio stomaco mi lascia in pace, non mi tormenta più come prima... E se questo benessere fisico mi impedirà di comporre nuove canzoni, non me ne frega un cazzo: basta la salute, no?»

-«Dopo il successo, suonare per me è diventato come un lavoro, e non mi diverto più come prima. È difficile far coincidere l'estro con gli impegni, le date di un tour con le mie personali voglie... È come se all'ispirazione si dovesse sostituire la professione. All'inizio era un'elettrizzante avventura, e adesso tutto sembra essere diventato un circo grottesco.»

-«Il successo di Nevermind sta rischiando di farci diventare come tutte le altre band di successo... Tutti gli impegni che ci aspettano fanno tramontare il progetto di una etichetta tutta nostra con la quale vorremmo dare ai nostri fan la vera, autentica dimensione umana e creativa dei Nirvana, combattendo tutte le stronzate che la stampa va scrivendo sul nostro conto - e su di me in particolare... Non riesco nemmeno a leggere le migliaia di lettere che ricevo, non riesco a preparare nuovo materiale per un futuro album... Non abbiamo più contatti col mondo esterno, siamo finiti sotto la cappa del Successo col rischio di soffocare.»

-«Non ho guardie del corpo che proteggano me e la mia famiglia, così mi sono comprato una pistola e un fucile, e vado nei boschi a sparare per tenermi in esercizio. Ho una fottuta paura che mi succeda quello che è capitato a John Lennon, o che qualche maniaco entri in casa mia e aggredisca mia figlia, o che ci uccida tutti quanti... Mi sono armato per ragioni di sicurezza e tranquillità personale - non sono un tipo molto "dotato", dal punto di vista fisico, e ho una fottuta paura della violenza...»

-«Nel periodo in cui mi "facevo" tutti i giorni, i rapporti all'interno dei Nirvana erano pessimi. Chris e Dave non mi capivano, non mi approvavano, non mi sopportavano: loro non hanno mai avuto a che fare con l'eroina, è un problema che non li ha mai riguardati... Loro mi consideravano un fottuto stronzo, anche se non me lo dicevano apertamente.»

-«È escluso che tra dieci anni i Nirvana siano ancora sulla scena: la nostra è un'avventura a tempo determinato. Non riesco proprio a immaginare di fare le cose che faccio oggi tra dieci anni: non voglio fare la fine di Eric Clapton o di Bob Dylan... Non mi sembra serio modificare i miei brani per adattarli all'età che avanza...»

-«Finiti i Nirvana finito Kurt Cobain. Non credo che affronterò mai la strada solista. Piuttosto, mi piacerebbe lavorare con altri musicisti, o percorrere strade artistiche totalmente differenti dall'ambito musicale.»

-«Dopo In Utero, i Nirvana si sono praticamente esauriti. Siamo arrivati in prossimità del punto in cui ci può essere solo la ripetitività, la routine. Non ci sono in vista nuovi obiettivi, nuove aspirazioni, nuove strade da battere. Mi dispiace dirlo, ma penso che nel nostro futuro ci possano essere ancora uno o due album al massimo... I nostri fan invecchiano con noi, e tra un po' diranno che dei Nirvana non gliene frega più un cazzo - e a quel punto io gli dirò: andate pure a farvi fottere...»

  Ps.   L’8 aprile 1994 moriva Kurt Cobain. Fu trovato, diverse ore dopo, disteso in una pozza di sangue che fuoriusciva dal suo cranio spappolato da un colpo di fucile  - si parlò di suicidio… (Noi non ci metteremmo la mano sul fuoco visti gli aspetti loschi e oscuri che sono stati trascurati dalla polizia che si limitò a chiudere frettolosamente il “caso”: d’altronde Kurt era un personaggio scomodo per la perbenista America…  La storia del suicidio è quella che più accontentava – vista la possibilità di fare di quello “scocciatore” un monito per dissuadere i giovani dall’uscire dal “gregge” tanto caro al Potere!!!

Quel giorno morì anche il Grunge… ammesso che sia mai esistito – Kurt odiava quella definizione… a dir la verità odiava ogni genere di etichetta...

 

Unforgiven Kurt

 

 




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16 dicembre 2005

A ruota libera

 

                                                                  L' ANGELO TRISTE

 

Abbiamo deciso di dedicare questo spazio ("A Ruota Libera") ad una delle icone Rock più importanti degli ultimi dieci anni: Kurt Cobain.

Quello che vogliamo fare Noi, tuttavia, è rendere giustizia all'Uomo,  al Poeta e non al Mito di cui si è detta tanto, troppo.

Abbiamo scelto alcune frasi che secondo Noi esprimono il Kurt-pensiero, semplce e irriverente! Come solo i grandi sanno fare…

Neanche a farlo a posta le sue parole sembrano un po’ le nostre ed è per questo che diciamo con orgoglio che l'Angelo di Seattle era uno di Noi, e la sua Tribù è anche la Nostra.

 

      Unforgiven   


A cura di  Saymon e Giulio Della Rocca

 

                                                             KURT COBAIN

-«L'America sarà forse la terra della libertà, ma è anche il posto dove ci sono più ignoranti. La maggior parte della popolazione è mezza-ritardata.»
-«C'è gente che fa del male ad altra gente senza motivo e io voglio massacrarla [..] Punk significa libertà musicale.E' dire, fare e suonare ciò che ti pare [..] Sul dizionario Webster, 'nirvana' significa libertà dal dolore,
dalla sofferenza del mondo esterno: è quanto di più vicino alla mia definizione del punk rock [..] Nessuno, specie tra i nostri coetanei, vuole affrontare grandi temi. Anzi, si preferisce dire: 'Non importa, lascia stare'. Non siamo un gruppo politico ma gente che fa musica.
Tuttavia, non siamo neppure l'ennesimo complesso di teste vuote che chiede al pubblico di dimenticare [..] Non c'è più ribellione nel rock: ecco perché spero che l'underground possa influenzare le correnti dominanti e dare una scrollata ai ragazzi. Chissà, magari potremo cambiare la vita di qualcuno, impedendogli di diventare un viscido avvocato o un saldatore. Forse c'è bisogno di un nuovo gap generazionale.»

-«Alle scuole superiori, prima di conoscere Chris e Buzz Osborne, il mio miglior amico era un tale di nome Meyer Loftin; Meyer era notoriamente gay, così tutti, vedendoci sempre insieme, mormoravano che anch’io lo fossi. Il fatto è che io me ne strafottevo delle fottute pecore di Aberdeen e delle loro meschinità: Meyer era un tipo meraviglioso, e mi affascinava proprio per la sua diversità dalla banalità che ci circondava; lui aveva sempre un punto di vista tutto suo originale, tutto suo, differente dalla massa dei giovani benpensanti di Aberdeen….Meyer non era uno dei tanti polli d’allevamento: aveva un suo cervello una sua personalità, una sua originalità – e mi piaceva per questo.»

-«A Aberdeen, i giovani “devianti” impazzivano tutti per band sul genere degli Scorpions, oppure per Ozzy Osbourne; io, invece, gli Scorpions e Osbourne li consideravo insopportabili, noiosi e pretenziosi, e in pratica finivo per essere un “diverso” tra i “diversi”... »

-«Da ragazzo ero sempre immerso nella paranoia chiuso nella mia stanza ad ascoltare musica…Pensavo che non ce l’avrei mai fatta a diventare adulto, e del resto non ne avevo nessuna voglia perché ero già troppo alienato…Tutto mi sembrava nero e senza speranza.»

-«La vita quotidiana di Aberdeen? Semplice: abbattere alberi e bere, scopare e bere, parlare di sesso e bere ancora un po’…La gente di Aberdeen è gente senza anima: regna la depressione, si lavora e si scopa, e il sollievo è l’alcolismo.»

-«Ho avuto un’infanzia serena, fino a nove anni: poi mio padre e mia madre hanno divorziato, e io ho cominciato a essere sballottato da un parente all’altro, da una casa all’altra, e ho cominciato il mio periodo nero, che non è mai finito…»

-«Dopo il divorzio dei miei genitori, mi sono ritrovato nella casa di mio nonno. Mio nonno era una grandissima testa di cazzo; di aspetto assomigliava a Breznev, e il suo massimo di intelligenza arrivava alle battute razziste…Si è beccato un cancro al colon, e penso che se lo sia meritato.»

-«Da ragazzo mi sentivo confuso, alienato, smarrito.Ero introversissimo, e non mi interessava passare del tempo con i miei coetanei. Nemmeno le ragazze mi interessavano: erano tutte aspiranti “pon pon”, si pettinavano in modo orribile, e parevano gallinelle in perenne attesa di farsi sbattere da qualche studente “sportivene”…»

-«A quindici anni ero molto bello, e mi sentivo gay. Le ragazze volevano “redimermi”, e i ragazzi cercavano di fare amicizia con me per arrivare alle ragazze alle quali io piacevo – un groviglio di sessismo…»

-«A Aberdeen mi avevano appiccicato l’etichetta di “finocchio”. Ma mi consideravano un finocchio strano, diverso dai due gay che c’erano in città. Questa mia “reputazione” mi ha anche procurato qualche brutta esperienza, nei vicoli di Aberdeen…»

-«La mia prima performance rock l’ho vista quando avevo quindici anni; con un mio amico e sua sorella siamo andati a Seattle, a sentire Sammy Hagar…Lungo il viaggio ci eravamo scolati un’intera cassa di birra, e quando siamo arrivati a Seattle siamo finiti in un ingorgo stradale - stavo così male che mi sono pisciato addosso…Poi siamo arrivati al concerto, e tutti i presenti si passavano delle canne di marijuana: era la prima volta che “fumavo”, e dopo due tiri ero sballato perso…Ero così fuori, che mentre giocherellavo con un accendino che tenevo in una tasca ho finito per bruciare la tasca dei jeans.»

-«Da ragazzino avevo una chitarra, e me ne stavo sempre in casa strimpellando più o meno le canzoni dei Beatles. Durante le feste di famiglia, ad esempio a Natale, me la spassavo con veri concertini casalinghi. Il mio unico sogno, allora, era quello i diventare una rockstar. Ma poi è arrivata l’adolescenza, e tutto è cambiato…La musica mi piaceva ancora, ma mi sentivo diverso, diversissimo da tutti i miei coetanei: ad esempio, odiavo i Kiss, non sopportavo i Boston, e a quei tempi proprio non riuscivo a capire come facessero a piacere agli altri…»

-«Negli anni dell’adolescenza, per me il rock era un mondo estraneo, non mi attraeva per niente…Poi mi sono imbattuto nei Melvins, e attraverso i Melvins ho conosciuto il punk-rock, che ha finito per cambiare radicalmente la mia vita e il mio futuro…Volevo assolutamente formare una mia band, e per questo mi ero comprato una chitarra elettrica: ma a Aberdeen proprio non conoscevo nessuno che mi desse retta…Poi, finalmente, ho avuto la fortuna di incontrare Chris.»

-«Dopo essermi procurato una chitarra, ho cominciato a comporre dei miei brani, anche perché non avevo nessuna intenzione di perdere tempo a imparare le covers di Van Halen: volevo provare a sviluppare un mio stile persona, volevo esprimermi in prima persona. L’unica cover che ho imparato è Comunication Breakdown degli Zeppelin.»

-«Di notte, me ne andavo in giro scrivendo sui muri di Aberdeen, cose tipo “Dio è gay”, “Cristo Abortito”, “Omosessualità al potere”…Con la vernice spray, scrivevo cose del genere anche sulle vetrine dei negozi, sulle auto in sosta, sull’ingresso della banca…La mattina dopo era molto divertente osservare le reazioni della gente perbene…Una volta la polizia mi ha beccato: 180 dollari di multa, e una condanna a trenta giorni di carcere per “vandalismo”…»

-«Vivere a Aberdeen è stato per me come se fossi rinchiuso in un grande carcere…Ho desiderato per anni di scapparmene a Seattle, vendermi il culo e diventare un punk-rocker….ma avevo paura, e ho aspettato troppo tempo…»

-«Tutto è cominciato a Olympia, la cittadella universitaria di Seattle. A Aberdeen noi eravamo sprofondati in quello che è il buco del culo del mondo, completamente tagliati fuori da tutto quello di nuovo accadeva alle metropoli. Ma a Olympia funzionava tutto in maniera diversa: là c’erano parecchie fanzines che si occupavano delle band underground, e soprattutto c’era l’emittente radiofonica Kaos, che sotto la guida di John Foster trasmetteva prevalentemente i brani delle band alternative.»

-«Più che le capacità organizzative o manageriali, oppure le reali possibilità di successo che ci faceva intravedere, della Sub Pop ci aveva colpito l’atteggiamento. All’inizio Pavitt e Poneman erano degli idealisti, facevano di tutto e non se la tiravano affatto da discografici di grido; e poi avevano stampato quelle fantastiche T-Shirts con su scritto a caratteri cubitali “Loser”[“Perdente”]…In piena era yuppistica, dove tutti dovevano adeguarsi al modello “giovane-sano-ricco-vincente”, quella scritta era come un sonoro schiaffone in faccia all’establishment.»

-«Il primo concerto dei Nirvana a Seattle è stato un disastro assoluto. Avevamo dovuto farci quasi centottanta chilometri, da Aberdeen, su quello scassatissimo furgone Volkswagen che ci avevano prestato i Melvins. Eravamo gasatissimi, ma anche un po’ preoccupati perché non sapevamo quanto pubblico ci sarebbe stato in sala, né come ci avrebbero accolto…Quando siamo saliti sul palco del “Central", ci siamo resi conto che erano presenti in tutto tre persone – lo giuro, tre di numero, compreso il tecnico del suono…Ma è stata ugualmente una serata molto importante, perché i due spettatori erano Bruce Pavitt e Jonathan Poneman della Sub Pop, che subito dopo ci hanno ingaggiato per la loro indie discografica.»

-«Il primo, vero punto di svolta della mia vita è stato l’incontro con Buzz Osbourne, il guru del punk-rock di Aberdeen. Buzz Osborne aveva formato una band, che all’inizio eseguiva covers di Jimi Hendrix e Cream: poi, avevano deciso di chiamarsi “Melvins”, dal cognome di un tizio che era finito sulla prima pagina del quotidiano locale perché era stato arrestato mentre rubava alberi di Natale su un viale cittadino – una faccenda talmente insensata da risultare affascinante per dei veri punk della provincia americana…Una volta “scoperti” i Melvins, che mi teneva più? Andavo a tutte le loro prove, e ogni volta mi sbronzavo alla grande, e mi sentivo felice…Buzz, per me, era la quintessenza della filosofia punk: mi toglieva il fiato quando gridava nel microfono “I want to fuck my mum!…”»

-«Sono stati i Melvins a farmi innamorare del punk. Una volta avevano tenuto un concerto gratuito nel parcheggio del supermarket dove lavorava Buzz; il pubblico era formato da una cinquantina di ragazzi, tutti perbenino e a modino, che guardavano Buzz e compagni con gli occhi sbarrati – l’unico che si divertiva davvero ero io, si trattava di uno sballo unico…Il giorno dopo, ho chiesto a Buzz di registrarmi una compilation di brani punk, e poi sono corso dal barbiere a farmi fare una bella cresta…»

-«Dopo un po’ che ci frequentavamo, io e Chris avevamo deciso si preparare un demo-tape da proporre a qualche casa discografica….Eravamo totalmente sprovveduti, e non avevamo la minima idea di come farla arrivare sul tavolo di qualche talent-scout discografico…Ma i brani che avevamo registrato erano proprio eccezionali, incredibili, da sballo - sembravano realizzati dai Black Flag, ma a tratti ricordavamo anche i Black Sabbath…»

-«Dovendo trovare un nome per la nostra band avevamo scelto “Skid Row", un nome che richiamava la zona più malfamata di Aberdeen: ma tutti i nostri amici ci avevano criticato per quella che definivano “una scelta da provinciali”, e a quel punto noi non sapevamo più dove sbattere la testa, anche perché “Skid Row” in realtà ci sembrava un nome assolutamente fantastico…»

-«Nei primi tempi, con me e Chris c’era anche un batterista, un autentico stronzo che avevamo dovuto ingaggiare soltanto perché era l’unico tizio in città che avesse una batteria di sua proprietà. Quel tizio ci ha fatto uscire dai gangheri: noi facevamo sul serio, volevamo diventare una vera band, ma lui non veniva mai alle prove, e quando anche ci veniva continuava a bere per tutto il tempo, e dopo mezz’ora era sempre completamente sbronzo - recitava la parte del “batterista maledetto”…»

-«A Aberdeen non avremmo mai concluso niente… Non avevamo nemmeno i soldi per comprarci qualche disco delle punk-band, ma se anche li avessimo avuti, non avrebbe fatto alcuna differenza: in quella città di merda non esisteva neanche un fottuto negozio di dischi!»

-«I nostri primi concerti davanti a un “vero” pubblico li abbiamo tenuti a Olympia e a Tracoma - niente di eccezionale, certo, perché al massimo suonavamo per una ventina di spettatori a sera, tutti universitari richiamati dagli annunci trasmessi da Radio Kaos… Comunque, sempre meglio del nostro “storico esordio” a Seattle, al “Central Tavern”, dove in sala c’erano solo due spettatori…»

-«Quando Pavitt & Poneman ci ingaggiarono per la Sub Pop, noi eravamo in preda all'emozione: stavamo per pubblicare il nostro primo disco!... Ma da quel momento, il tempo aveva cominciato a passare senza che della realizzazione del disco ci fosse notizia... Il problema era che la Sub Pop doveva prima riuscire a raggranellare i soldi necessari alla pubblicazione, e se noi non ci fossimo dati una mossa staremmo ancora aspettando... Dopo quasi un anno di attesa, il disco ce lo siamo pagati di tasca nostra: 606 dollari in tutto una cifra ridicola, in assoluto, ma per noi era stato un vero salasso!»

-«Dopo la pubblicazione di Bleach, avevamo cominciato ad andare in tour riuscendo ad avere un certo seguito di pubblico; ma non avevamo neanche la possibilità di rallegrarcene, perche tutti ci dicevano che il nostro disco era praticamente introvabile... Sono state cose di questo genere, che alla fine ci hanno spinto a firmare il contratto con una major discografica - se non altro, così i nostri dischi sarebbero stati alla portata del pubblico...»

-«La cosa migliore del nostro primo periodo è stata l'accoglienza da superstar che ci hanno riservato in Inghilterra. Ma la verità è che quel primo tour è stato anche un vero inferno: il rimborso-spese della Sub
Pop bastava appena per la benzina e per un pasto scarso al giorno; inoltre, eravamo in tour insieme ai Tad, tutti sullo stesso furgone - noi, loro, e in più tre tecnici - roadies: undici persone in tutto... Un fottuto
tour che ci ha spremuti fino alla fine come dei limoni: avevamo soltanto tre serate libere ogni dieci

giorni,lavoravamo come cammelli, e mangiavamo meno di un colibrì...»

 

                                                                                                                                            (CONTINUA…)






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5 dicembre 2005

Ambasciator non porta pena

Per gentile concessione di Chiara che ci ha passato una divertente barzelletta(sarà poi tale?)/messaggio che in questi giorni sta girando fra l'infinito mare di internet; noi di "Movimento"...abbiamo preso la decisione di ospitarla su di una delle nostre rubriche che darà voce, a tutti i vostri pensieri e giudizi, in merito a questa e a tante altre vicende...

Scriveteci numerosi



Riccardo Iannaccone e Giulio Della Rocca

Brotherkitano@hotmail.com -Riccardo

ultimorespiro@fastwebnet.it -Giulio


Berlusconi in groppa al suo cavallo Pier Furia sta aspettando il verde per attraversare la strada,
quando una bambina su una bicicletta nuova di zecca si ferma accanto a lui.
   "Bella bici - dice il premier - te l'ha portata Babbo Natale?"
   "Certo che me l'ha regalata lui" risponde la bimba.
Dopo aver scrutato la bicicletta, il presidente del consiglio consegna nelle mani della piccina una multa da 5 euro."La prossima volta -le dice- dì a Babbo Natale di mettere sulla bicicletta una luce posteriore".
 La bambina, per nulla intimorita, lo guarda e gli dice: "Bel cavallo, signore. Gliel'ha portato Babbo Natale?" "Certo che me lo ha portato lui" risponde Silvio con aria stupita e divertita.
  "Allora - continua lei - la prossima volta dica a Babbo Natale che i coglioni vanno sotto il cavallo, non sopra!!”

   P. S.:Tutte le persone che ricevono la presente comunicazione hanno
   l'obbligo civile e morale
   di trasmetterla ad almeno altre cinque MILA persone. Non sia mai che
   qualcuno lo votasse di nuovo...
   Questa e-mail sta girando il mondo come simbolo di pace e di prosperità
   .... non fermarla




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