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Cronache della Cronaca


17 gennaio 2007

Sbatti il mostro

Sbatti il mostro.

 

La strage di Erba e le morbose chiacchiere attorno a due cittadini tutt’altro che al disopra di ogni sospetto.

 

‘Oddio, eccoci di nuovo!’ così esordisce Aldo Grasso sul Corriere della Sera là dove si trova a dover parlare della strage di Erba e, devo ammettere, che immaginarmi Grasso che alza gli occhi al cielo ed esclama sfiduciato le parole di cui sopra un po’ mi scuote.

Niente di nuovo viene da dire, l’ennesima storia tragica che bolle e trabocca dalla pentola. Cogne evapora senza un colpevole vero ma con servita sul piatto una figura materna aberrante, che preferisce presentare la sua verità a Maurizio Costanzo piuttosto che ai giudici. Come darle torto in fondo se la giuria popolare sta dietro gli schermi lcd più che in aula, a votare con gli sms per creare grafici statistici e chiacchiere che si sovrappongono nei salotti saturi di aria fritta delle televisioni in chiaro.

Ora invece eccoli, ci sono due coniugi assassini (?), anzi, due vicini di casa assassini(?) e la telecamera lascia tregua alle espressioni indecifrabili della signora Franzoni per indagare su quei sorrisi ‘strani e inquietanti’ che si aprono sul volto di una donnina anonima della provincia comasca.

I telegiornali sono puntate di Marlowe o di Perry Mason che all’ultimo secondo dicono ‘aspettate abbiamo un’altra prova’ e le telecamere, come nei legal thriller, cercano di cogliere in fallo i teste.

Ma l’esclamazione stanca di Grasso non dice basta a questi casi mediatici e strumentali che, ormai l’abbiamo un po’ intuito, servono a riempire le bocche di improbabili opinionisti e a nascondere guerre che si combattono come i formicai con il ddt. No. Le parole di Grasso sembrano più una supplica a lasciarci in pace, a gestirci, come è da secoli, le nostre madri snaturate, i nostri inquietanti vicini, i figli che disprezzano e che uccidono i genitori, gli amanti gelosi e i più insospettabili uxoricidi. Grasso esplode in un’esclamazione che è una preghiera che chiede di liberarci dai casi di ‘eccezionale mostruosità’ e da quello snervante suono di campanello che precede gli ospiti di Vespa nel biblico programma da ribattezzare ‘Non aprite quella porta!’ dove ci sono offerti orrori prima di andare a dormire, indigesti a quell’ora come le arance.

Battere il chiodo altrove, sulle  FREQUENTI MOSTRUOSITA’ che di solito vengono passate rapide in terza o quarta notizia, sarebbe cosa buona e giusta, scrutare con l’obiettivo i volti fieri e impeccabili dei mostri il cui caso viene definito spesso dalle parole: morte, guerra, soldi, Stati Uniti, sarebbe fantastico, ma questa sì che è proprio un’altra storia…




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16 gennaio 2007

Golden Globe

Golden Globe, vincono 'Babel', 'Dreamgirls' e Martin Scorsese.

 
LOS ANGELES - Poche sorprese alla 64ma edizione dei Golden Globes che ha confermato le aspettative della vigilia premiando Babel come miglior film drammatico e Dreamgirls per la categoria commedie e musical. Entrambe le vittorie erano ampiamente annunciate, Babel deteneva il record del maggior numero di candidature (sette, ne ha portata a casa pero' una sola) mentre Dreamgirls seguiva a ruota con 6 candidature e si e' aggiudicato tre globi d'oro, oltre al premio per il miglior film, anche quelli andati agli attori non protagonisti, Eddie Murphy e Jennifer Hudson, alla sua prima esperienza sul grande schermo: "Non ci posso credere, non pensavo neppure di essere

un'attrice, ora questo premio mi da' la fiducia necessaria per continuare". Nemmeno la vittoria di Sacha Baron Cohen nella categoria miglior attore comico ha stupito piu' di tanto. Anche lui, prima del tutto sconosciuto, ha esordito a Hollywood nel ruolo dello scorrettissimo giornalista kazako Borat ed e' piaciuto cosi' tanto da alimentare voci di una possibile candidatura all'Oscar. E' stato il suo il discorso piu' divertente dell'intera serata: ''Questo film mi ha cambiato la vita, ho visto parti d'America belle ed entusiasmanti ma ho visto anche la parte buia dell'America, quella brutta che raramente vede la luce del sole, mi riferisco all'ano e ai testicoli del mio collega Ken Davitian'', ha detto, riferendosi ad una memorabile scena in cui combatte nudo con il collega. Per quanto riguarda le attrici e' stato l'anno delle ''anta''. Si e' invertita una tendenza che vedeva sempre premiate attrici molto giovani e le statuette sono andate a due icone del cinema anglosassone. Meryl Streep ha vinto il golden globe per la migliore attrice brillante, per il suo ruolo in ''Il diavolo veste Prada'', mentre Helen Mirren ha ricevuto due globi d'oro, per la migliore interpretazione drammatica in ''The Queen'', nel quale interpreta la regina Elisabetta II, e come migliore attrice in una miniserie tv per ''Elisabeth I''. ''La mia preferenza va a Elisabetta I - ha detto -, e' stato un ruolo piu' intenso e difficile''. Martin Scorsese si e' aggiudicato il globo per il migliore regista, battendo i colleghi Alejandro Inarritu, Stephen Frears e Clint Eastwood che concorreva per entrambi i suoi film sulla battaglia di Iwo Jima, ''Flags of ours fathers'' e ''Letters from Iwo Jima''. Quest'ultimo film ha vinto il globo per il migliore film in lingua straniera. ''Ecco ora sono un regista straniero'', ha detto Eastwood che in sala stampa ha parlato delle difficolta' a girare un film in giapponese: ''E' stato come ai tempi di Sergio Leone. Lui sapeva dire "hello" io "arrivederci" eppure ci capivamo''. Ancora una vota l'Italia rimane a bocca asciutta, perche' l'unico italiano in gara, Carlo Siliotto candidato per la migliore colonna sonora e' stato battuto dal collega Alexandre Desplat.(ANSA) 

 

Successone per Eddie Murphy & soci: il musical "Dreamgirls" guida la classifica dei vincitori dei Golden Globes 2007 (migliore attore non protagonista, attrice non protagonista e film).

Il Golden Globe per la miglior regia va a Martin Scorsese, ma il suo "The Departed" deve cedere il passo a "Babel" nella categoria miglior film drammatico.
Insomma: mentre per quanto riguarda gli attori la corsa agli Oscar 2007 comincia ad avere dei frontrunner di peso, non si può dire altrettanto per quanto riguarda film e registi.

Ecco tutti i vincitori nelle categorie legate al cinema (sono in grassetto):

Miglior film drammatico
"Babel"
"Bobby"
"The Departed"
"Little Children"
"The Queen"

Miglior attrice protagonista - dramma
Penelope Cruz - "Volver"
Judi Dench - "Notes On A Scandal"
Maggie Gyllenhaal - "Sherrybaby"
Helen Mirren - "The Queen"
Kate Winslet - "Little Children"

Miglior attore protagonista - dramma
Leonardo DiCaprio - "Blood Diamond"
Leonardo DiCaprio - "The Departed"
Peter O'Toole - "Venus"
Will Smith - "La Ricerca Della Felicità"
Forest Whitaker - "The Last King Of Scotland"

Miglior film - commedia o musical
"Borat"
"Il Diavolo Veste Prada"
"Dreamgirls"
"Little Miss Sunshine"
"Thank You For Smoking"

Miglior attrice protagonista - commedia o musical
Annette Bening - "Running With Scissors"
Toni Collette - "Little Miss Sunshine"
Beyonce Knowles - "Dreamgirls"
Meryl Streep - "Il Diavolo Veste Prada"
Renée Zellweger - "Miss Potter"

Miglior attore protagonista - commedia o musical
Sacha Baron Cohen - "Borat"
Johnny Depp - "Pirati Dei Caraibi: La Maledizione Del Forziere Fantasma"
Aaron Eckhart - "Thank You For Smoking"
Chiwetel Ejiofor - "Kinky Boots"
Will Ferrell - "Stranger Than Fiction"

Miglior film d'animazione
"Cars"
"Happy Feet"
"Monster House"

Miglior film in lingua straniera
"Apocalypto" (Usa)
"Letters From Iwo Jima" (Usa, Giappone)
"La Vita Degli Altri" (Germania)
"Il Labirinto Del Fauno" (Messico)
"Volver" (Spagna)

Miglior attrice non protagonista
Driana Barraza - "Babel"
Cate Blanchett - "Notes On A Scandal"
Emily Blunt - "Il Diavolo Veste Prada"
Jennifer Hudson - "Dreamgirls"
Rinko Kikuchi - "Babel"

Miglior attore non protagonista
Ben Affleck - "Hollywoodland"
Eddie Murphy - "Dreamgirls"
Jack Nicholson - "The Departed"
Brad Pitt - "Babel"
Mark Wahlberg - "The Departed"

Miglior regista
Clint Eastwood - "Flags Of Our Fathers"
Clint Eastwood - "Letters From Iwo Jima"
Stephen Frears - "The Queen"
Alejandro Gonzalez Iñarritu - "Babel"
Martin Scorsese - "The Departed"

Miglior sceneggiatura
Guillermo Arriaga - "Babel"
Todd Field & Tom Perrotta - "Little Children"
Patrick Marber - "Notes On A Scandal"
William Monahan - "The Departed"
Peter Morgan - "The Queen"

Miglior colonna sonora
Alexandre Desplat - "The Painted Veil"
Clint Mansell - "The Fountain"
Gustavo Santaolalla - "Babel"
Carlo Siliotto - "Nomad"
Hans Zimmer - "Il Codice Da Vinci"

Miglior brano originale
"A FATHER'S WAY" (dal film "La Ricerca Della Felicità")
"LISTEN" (dal film "Dreamgirls")
"NEVER GONNA BREAK MY FAITH" (dal film "Bobby")
"THE SONG OF THE HEART" (dal film "Happy Feet")
"TRY NOT TO REMEMBER" (dal film "Home Of The Brave")

 




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22 novembre 2006

Il mondo è più povero, due fiamme del cinema si sono perse nello spazio

        E’ Morto Il grande Jack, faccia di cuoio...
   
il cinema è in silenzio. 


Jack Palance, l'attore "dal volto di cuoio" come lo soprannominò Billy Crystal nella serata dell'Oscar per 'Scappo dalla città', è morto nella sua casa di Montecito in California. Lo ha annunciato la famiglia ed un portavoce. Palance aveva 87 anni come l'età della morte. Oggi il mondo del cinema, si chiude in un rigoroso riserbo e silenzio, due fiamme del cinema si sono spente…


L'attore è morto di cause naturali, ha detto Dick Guttman, il portavoce. Nel 1991, settantenne, aveva vinto l'Oscar grazie a una parodia di sé stesso. Nella grande serata della sua vita, la serata della più ambita statuetta di Hollywood, si era ulteriormente preso in giro esibendosi in una performance alla Roberto Benigni: un acrobatico piegamento con un braccio solo sul palcoscenico degli Academy Awards. "E' nulla, davvero", aveva scherzato: "Quanto a piegamenti con due braccia, li puoi fare tutta la notte e non fa differenza se lei c'è o no".

Era stato un momento magico per Jack Palance, il coronamento di una carriera di 40 anni a Hollywood che all'inizio lo aveva confinato in ruoli di assassino come il Blackie di Bandiera Gialla (1950) o il Jack Wilson del Cavaliere della Valle Solitaria (1953). La svolta per Palance era arrivata grazie alla collaborazione con il regista Robert Aldrich che lo chiamò a fare la parte dell'attore Charlie Castle nel Grande Coltello (1955) e poi il tenente Costa in Prima Linea (1956).  

Palance ha interpretato nella sua lunga carriera più di cento film, a volte prodotti di routine dei generi più vari ("Molto di quel che ho fatto è spazzatura", aveva confidato una volta a un giornalista), ma anche pellicole significative come il Disprezzo (1963) di Jean Luc Godard.

Il nostro è un pianto! fare questo numero è stato un esperienza particolare. Poiché per ogni amante che si rispetti della 7° arte, Altman e Jack Palance li porta e li porterà sempre nel cuore.

Si vi trovate ora davanti questo schermo, fermatevi un attimo  e cogliete la loro infinita grandezza, nel aver relegato tutta la propria vita AD una Passione… Una GRANDE PASSIONE

 
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Cinema in lutto, è morto Robert Altman

 

“Il regista americano Robert Altman è morto in un ospedale di Los Angeles dove era ricoverato: lo ha annunciato la sua casa di produzione "Sandcastle 5 Productions" da New York City. Le cause del decesso non sono state chiarite. Aveva 81 anni.

Nato a Kansas City il 25 febbraio del 1925, Altman aveva ricevuto il premio Oscar alla carriera lo scorso 5 marzo. La sua carriera è stata costellata da numerosi altri riconoscimenti: dalla Palma d'Oro (Cannes) nel 1970 per "M*A*S*H", alll'Orso d'Oro (Berlino) nel 1976 per "Buffalo Bill e gli indiani", ed infine  il Leone d'Oro (Venezia) nel 1993 per "America Oggi" . Senza contare il prestigioso Golden Globe come miglior regista nel 2002 per "Gosford Park". Figlio di un assicuratore, prima di diventare regista aveva frequentato l'accademia militare di Wentworth e si era arruolato nel 1945 nell'aereonautica come co-pilota. Aveva esordito dietro la macchina da presa nei primi anni Cinquanta. “

 
LOS ANGELES - E' morto Robert Altman. Il grande regista, nato a Kansas City, il 20 febbraio del 1925, si è spento ieri sera in un ospedale di Los Angeles. La notizia è stata data dalla sua famiglia e compagnia di produzione, Sandcastle 5 Productions. 
Quest'anno era stato premiato con l'Oscar alla carriera. Era la prima volta che Hollywood gli tributava il prestigioso riconoscimento. Dopo tanti anni di attese inutili. Numerose invece le nomination per la regia: ben cinque, l'ultima per Gosford Park – assoluto capolavoro stile Agatha.

Nessun regista ne ha mai avute di più senza vincere neppure una volta, anche se come numero di candidature Altman è alla pari con Alfred Hitchcock, Martin Scorsese, Clarence Brown e King Vidor. Lo stile di Altman era tutto racchiuso in una satira caustica e irriverente che aveva spesso "rivisitato" i generi classici di Hollywood, dal western al noir al giallo, sempre dissacrandoli. Stilisticamente, le sue opere si caratterizzano per l'impiego di cast molto nutriti, l'improvvisazione, i dialoghi serrati e la sovrapposizione di scene con passaggi veloci da un personaggio all'altro.

Dopo Mash, la commedia nera contro la guerra che lo portò al successo, lavorò senza sosta. Tutta la sua carriera è stata segnata da un rapporto altalenante, di amore-odio, con il pubblico e con la critica.

Al cinema era tornato nei tardi anni '60. Mentre era solo nel 1969 che riusciva a vincere la prestigiosa Palma d'Oro a Cannes con Mash. In seguito tanti successi, spesso più di critica che di pubblico. E un rapporto speciale, coltivato nel tempo, con il cinema italiano. Bastti pensare all'indimenticabile duetto comico Gassman-Proietti, e a Pret-a-porter con Marcello Mastroianni e Sophia Loren.

Di sé era solito dire: "Nessun altro regista ha avuto un mix migliore del mio. Sono stato molto fortunato nella mia carriera. Non ho mai dovuto dirigere un film che non avevo scelto. Sviluppato il mio amore per il cinema mi ha dato una chiave d'accesso al mondo e alla condizione umana".

 

Filmografia Ieri ci ha salutato. Un pugno al cuore per tutti gli amanti del vero cinema. Oggi il mondo è ancor più silenzioso. E privo di creatività.

Filmografia tratta da Imdb – la più grande enciclopedia del cinema.





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22 novembre 2006

Michela Noè Colpisce ancora

Prestazioni sessuali  con contratto a tempo… indeterminato

 

SaraDisperata è indubitabilmente un fake, non è geniale, per quanto alcuni visitatori l’abbiano tacciata di geniale pensata pubblicitaria, e non è nemmeno clamorosa, nonostante nel suo piccolo abbia fatto clamore.

Sara è così Disperata che offre prestazioni sessuali in cambio di un lavoro, non un lavoro qualsiasi, ma di un lavoro con contratto a tempo indeterminato.

C’è chi la insulta, chi la comprende e persino chi le offre – per davvero? – un lavoro.

A noi non importa se accedendo al blog SaraDisperata continui a comparire l’annuncio di installazione di un dialer, non importa che sia una trovata che forse ha deluso le aspettative del suo creatore, perché le visite e il ‘clamore’ sono scemati nel tempo di un contratto a progetto.

Qualunque sia la sua manifestazione, la verità è che SaraDisperata è un colpo basso non al mondo dell’offerta lavorativa, ma una vera stangata all’universo dei precari e dei disoccupati.  

Così, abituati alla rivisitazione della lotta di classe, all’affossamento del mito sessantottino, al ripudio dei pantaloni a zampa e proiettati invece alla rinascita delle zip, dei Duran Duran e della disco music, non troviamo misura.

Che il ’68 sia un mito più che un fatto è realtà storica finalmente, ma quando diverrà realtà storica che gli anni ’80, alla ricerca sconsiderata della gratificazione ed emersione sociale, ci hanno distratto dal quel lampante desiderio sessantottino di rivalsa sulle generazioni che hanno distrutto ogni possibilità di futuro ‘certo’?!

Sara Disperata è il momento della resa, del ‘e va bene, fate di me quello che volete non ce la faccio più’.

Sara Disperata siamo tutti noi precari e disoccupati che gridando ‘abbiamo fame!’ ci accontentiamo dei croissant.

 

 

 

                   

Michela Noè




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12 ottobre 2006

La Festa del Cinema di Roma

“ROMA CITTA’ APERTA”
di Giovanni Bordini


La Festa del Cinema di Roma

Tra conferenze, attese, il programma e il festival

Seguiteci tra idee, suggerimenti e i best dell’atteso Festival!

Si, senza dubbio, chiamiamoli così: Due poli effervescenti e universali che si attraggono smisuratamente; da una parte la festa e l’arte, le sue mille mostre, la dolce vita, la notte, i ristoranti e tanto, tanto altro; dall’altra il cinema ed il suo festival pieno zeppo di opere attese e di star sulla cresta dell’onda; questa è la festa(Festival) di Roma, il Movimento-Evento più atteso e discusso dell’anno, e noi di Movimento (Cinema Superga) ci SIAMO ECCOME!!!

 

Apre un concerto di Muti il 13 settembre, chiude Jovanotti il 21 del medesimo mese, nel mezzo la più succosa abbuffata di Cinema ed intrattenimento che Roma abbia mai vissuto dagli anni 60’. Eventi, retrospettive; Kidman e Sean Connery, e mostre, omaggi e concerti disseminate per la città Immortale. Finalmente si chiudono le chiacchiere, e il tanto atteso (e discusso) festival di Roma parte sotto i migliori auspici.

La festa sarà grande e ridondante, come un susseguirsi di sinfonie melodiche, la rassegna al contrario concisa e ben delineata, per palati dolci e amatori di ogni genere. Oltre 5000 accreditati, e già alcuni spettacoli esauriti sin dalla prevendita, televioni, reporter, statuette e critici di ogni sala (forse anche l’ Astra Cinema?),

L’Auditorium parco della Musica invece sarà il cuore della manifestazione, ma luccichii e magie giungeranno in tutte le piazze principali di Roma, che cercherà in ogni modo di dimostrare come ancora detenga nel tempo lo scettro di città del cinema.

Dalle 9 di mattina a notte fonda tra Auditorium, via Veneto, Cinema, rassegne ecc…La festa aprirà le sue ali, spiegandole fino al giungere della fantasia, la gente sogna, il cielo mostra i suoi leggendari volti: ROMA è TORNATA.

 

Tacciono infine (e finalmente) le polemiche e con esse le parole senza senso, si aprono i giochi e alla conferenza stampa il silenzio e l’ammirazione fanno da sovrani (persino Croff ha ammirato il nascere della festa, come in preghiera durante una funzione degna di spirito e rispetto):

“La cultura – afferma Veltroni -  fa crescere la città, e la cultura stessa, decisiva per l’economia nazionale” le parole sono leggiadre e chiare per un progetto che non sembra avere crepe, e che punta come espresso anche nella conferenza stampa all’abbondanza e alla forza del popolo.

Si aspettano trepidanti bagni di folla per star, e la prima gran giuria popolare guidata dal genio di Ettore Scola; il programma è ottimo… non rimane che cominciar a decantar la settima arte.

 

Un concorso, una rassegna, e tante sezioni (“Premiere” per Blockbuster di assoluta anteprima, “Cinema 2006”, “Extra” e molto altro) che realizzeranno in infiniti metri quadrati di celluloide un vero e proprio villaggio globale di Cinema con Stand, Sale, multisale, luoghi di incontro e ristoranti di ogni sorta… per non perdervi? Ecco la mia guida, quella di “Cinema Superga”…  e non dimenticatevi di Amarlo il cinema, ma soprattutto di divertirvi, se no che Cinema sarebbe!?

 

Vademecum Romano

 

Film in concorso per la palma del primo “Marc Aurelio”

-         A CASA NOSTRA di Francesca Comencini

-         LA STRADA DI LEVI  di Davide Ferrario

-          L’ARIA SALATA di Alessandro Angelici

-          NIGHTMARE DETECTIVE di S.Tsukamoto

-         TIMES AND WINDS di Reha Erdem

-         CAGES di Olivier Depasse

-          A FEW DAYS LATER di N.Karimi

-         AFTER THIS OUR EXILE di P.Tam

-         THE LEGACY di Gela Babluani

-          PLAYING THE VICTIMS di Virili Serebrennikov

-         JARDINS EN AUTOMME di Oter Iosseliani

-         MON COLONEL di Laurent Herbiet

-         BORN AND BRED di Pablo Trapero

-         THIS IS ENGLAND di Shane Meadows

-         LE VOYAGE IN ARMENIE di Robert Guediguian

-         THE GO MASTER di Tian Zhuangzhuang

 

 

LUOGHI

 

Auditorium – Il cuore della festa, con le sue 4 sale di proiezione, gli spazi collaterali e la certezza di essere il punto di partenza di ogni passo di questa FESTA. Questo sarà inoltre collegato tramite speciali navette alle altre zone del festival. www.romacinemafest.org  Via de Cubertin 30

 

Il centro – Piazza del popolo, il cinema Metropolitan e fontana de Trevi, come luoghi alternativi alla festa, perdervi sarà la vostra parola d’ordine.

 

Via Veneto – Ritorna la Dolce Vita, tra sale di proiezione e ristoranti con vip e star a portata di mano; alberghi, film e starlette vicini e alla portata popolare; una grande occasione per incontri anche tra i giovani e l’ambito mondo del cinema.

 

La Casa del Cinema – Alla casa del cinema (collocata per puro caso strategicamente tra pzz del popolo e via Veneto) retrospezioni di grandi autori e attori tra i quali Visconti e Mastroianni. I film e la ricostruzioni di miti del cinema dalle carriere alla loro vita.

La Casa del Cinema sarà anche organizzatrice e promotore della vetrina dedicata al cinema italiano: Negli spazi Warner Villane Moderno (pzz della Repubblica) saranno qui proiettati film inediti di autori italiani, di sicura qualità, che non hanno trovato giusta fortuna nel corso degli anni,

Il tutto in  LARGO MARCELLO MASTROIANNI N.1

 

Casa del Jazz – Aprirà le porte alla sezione “Musica da Film” rendendo omaggio alla rassegna con invitanti concert di compositori (di colonne sonore) famosi in tutto il mondo. Piccioni,Umiliani,Trovatoli ecc…

 

Casa della Letteratura

 

Le Sale – Un quadrante di sale e spazi di incontro in periferia, per far gustare il festival anche a chi non ha potuto o ha avuto la possibilità tra il 13 e il 21.

 

PALA romaUNO – un ulteriore sala di 1850 posti che sarà collocata in via Norvegia dall’altro lato dell’Auditorium, nella quale verranno ri-proiettati fino alle 23 in leggera differita i film presenti alle sale dell’Auditorium.

 



EVENTI/Première

Première è la sezione più ambita e attesa del festival (a cura di Piera Detassis “Ciak”), dieci grandi anteprime internazionali per vivere il grande cinema e fondere così arte e pellicola.

 

Le attese opere sono:

- “FUR” percorso femminile e di ascesa della famosa fotografa Diane Arbus (con una istrionica Nicole Kidman),

 - ”The Namesake”

 L’attessissimo “N - io e Napoleone” opera storica interpretata dal grande Daniel Auteuil.

 -“Le Concile de pierre”

 -“The Departed” il ritorno al gangster movie da parte di Scorsese qui affiancato da un tris d’assi come Di Caprio, Damon e Jack Nicholson.

 

-“Alatriste” con un sempre più ritrovato Viggo Mortensen.

 

Le vicende del falsario Clifford Irving rivista dal regista rinomato Hallstrom ed interpretato dal Golden Globe Richard Gere (in coppia con Alfred Molina) – “The Hoax”

- “The Prestige” nuovo visionario lavoro di Cristopher Nolan accompagnato a Roma da un cast d’eccezione che va da Micheal Cane a Hugh Jackman.

 

Chiude il Red Carper “La sconosciuta” ultima fatica del maestro Tornatore, con Margherita Buy e “Uno su Due” ultima commedia nera del sempre più attore Fabio Volo.

 Eventi animati

 – “La Gang del Bosco”

 – “Due come Noi”

 

 

ACTORS STUDIO

La retrospettiva di due grandi artisti e attori della storia del cinema, per comprendere anche tra una cena e l’aria di festa, quale sia il metodo dell’attore e come esso sia così influente ai fini di un interpretazione.

 

Retrospettiva 1:  all’Auditorium – “Incontro con Sean Connery” (A Connery verrà anche assegnato il Primo “Acting Cinema Awards”.

 

Retrospettiva 2: dedicata alla Actori Studio America, la scuola per attori più famosa in tutto il mondo (parteciperanno - invitate – star come Harvey Keitel, Robert de Niro, Eli Wallach ecc…)

 

 

EXTRA & info

Extra da non perdere per i più incontentabili (piccole chicche sparse qua e la)

SEZIONE EXTRA

Il film “Fascisti su Marte”  di Corrado Guzzanti

Il film “Driving Lessons”    di Jeremy Brock con Laura Linney

Documentario su Herbie Hancock

Documentario “Tutta colpa de Fidel”

Documentario “Kurt Cobain: About a son”

Film d’animazione “A Scanner Darkly” con Keanu Reeves e Winona Ryder di Richard Linklater

 

SEZIONE COLLABORAZION TRIBECCA

Serie di Film in collaborazione con la Tribecca film Festival:

-“The Bridge” di Eric Steel

- “The Lew Rudin Way”  di David Hoffman

-“The war Tapes” di D.Scranton

- “The Yacoubian Building” di Marwan Hamed

-“The Mother project” di Peter Sutherland

 

Altre Opere in giro per la città:

“Viaggio Segreto”

“Renaissance”

“Kinshasa Palace”

“American Vertigo”

“Black Gold”

“CashBack”

“Il bravo gatto prende I topi”

“Dear Anne”

“Uomini Forti”

“Heroe Fragiles”

“Kaleldo”

“Jamal”

“Tre donne morali”

“Ritorni”

“Gucha”

“Il mondo addosso”

“Deep Water”

“Ala Verde, Ala Pobre”

 

 

INFO

Infopoint 06 454 96 767

Biglietterie aperte dal 27 Settembre a Via de Coubertin 30.

Punti vendita autorizzati: www.listicket.it

Dal 12 Ottobre biglietti reperibili in loco.

Potreste dirvi tra voi “Ma è troppo, come farò a veder tutto?” Beh vi posso garantire che non tutto vi è stato svelato, quindi munitevi di santa pazienza e tuffatevi in un mare infinito di cinema, dove tutto può essere trovato e tutto vi chiede di essere cercato… In bocca al lupo e che la Forza sia con Voi”


 

Speciale Festa Roma

Parte II

Di Giovanni Bordini

 

The Prestige


Regia di Cristopher Nolan, con Hugh Jackman, Christian Bale, Micheal Caine, Scarlett Johanson

Cristopher Nolan dirige Prestige, duello di trucchi all’ultimo sangue.

L’aristocratico Hugh Jackman contro il proletario Cristina Bale, rivali/amici e prestigiatori nella Londra vittoriana.

Un Cast sontuoso, per uno dei film più attesi alla festa di Roma (forse anche per i due avvenenti protagonisti, assoluti rubacuori nel jetset Hollywoodiano).

Un film di gran richiamo sia per chi l’ha scritto (il geniale Jonathan Nolan) sia per chi l’ha interpretato (Hugh Jackman, Michael Caine e la Scarlett Johanson - sta ovunque, qualcuno ci aiuti!!!- su tutti)

Nolan quindi non si è per nulla al mondo risparmiato, e anzi dal romanzo di Priest, ha tratto un film di gran respiro e fantasia, dove magia e realtà si incrociano mutevoli sullo sfondo di una romantica Londra.

Con un Budget di oltre 40 milioni di Dollari, The Prestigi è la storia della rivalità tra due amici prestigiatori, l’aristocratico Angier e il proletario Borden, che si sfidano pesantemente per tutta l’inghilerra a colpi di magia, pur di affermare chi tra loro due sia il prestigiatore più affermato e bravo.

Una pericolosa competizione fino all’ultimo trucco… lo spettatore è avvertito…


A Scanner Darkly


Di Richard Linklater

Con Keanu Reeves, Winona Ryder,Robert Downey Jr., Woody Harrelson

Richard Linklater, conosciuto dai più per il “mitico” “School Of Rock” del geniaccio Jack Black e per “Fast Food Nation”, con alle spalle tanti anni di gavetta e nuova esperienza, si butta di capofitto su di un progetto complesso e dalle variegate sfaccettature.

Prendendo infatti in analisi uno dei racconti più belli e oscuri di P.K Dick, Linklater giocando con la macchina lo muta in animato (con la tecnica del motion capture) e con salsa di cinema e attori quali Keanu Reeves e Winona Ryder lo fa generare dando vita ad uno dei progetti cinematografici più curiosi del 2006. Applauditissimo a Venezia, Richard ha fatto vanto di se, ed ora a Roma cerca nuove conferme… Siamo in attesa; sono pochi i film – Blade Runner a parte – che hanno saputo trasportare le emozioni dei libri di Dick sullo schermo, che sia la volta buona?


The Hoax


Di Lasse Hallstrom

Con Richard Gere, Alfred Molina

Più si è pazzi nell’imbroglio, più si è sicuri di farla franca, in barba alla legge.

Non che sia legge, ma spesso le cose nel mondo vanno così, e deve averla pensata alla stessa maniera Lasse Hallstrom che da una storia vera, porta a Roma un film irriverente e grottesco, interpretato da un sempre migliore Richard Gere che in “senilità” sta ritrovando i barlumi della gioventù (come i vini d’annata).

La storia è quella di un certo Clifford Irving, che negli anni 70’ assieme al suo complice Suskind (Alfred Molina) truffò uno dei più grandi magnati americani, vendendogli una falsa biografia sulla vita dell’eccentrico miliardario e produttore Howard Hughes. Irving riuscì nella pazza impresa, arruffando soldi e riuscendo a scamparla (del tutto? Siamo sicuri?) nonostante il piano non si fosse dimostrato… come si dice…? Ah si… perfetto.

Questa storia incredibile oggi, viene rivissuta, con un tocco style Hollywood anni 2006, da un bravo (sopravvalutato?) regista (ricordate Choccalat?) che ha saputo cogliere l’aspetto portante di ogni buon spettatore che si rispetti! Quale? La curiosità!!!

 

Capitan Alatriste


Di Agustin Yanes

Con Viggo Mortensen,Ariana Gil

Spade, mari, eroi, e quel non so che da pirata, che dopo J.Depp è tornato così prepotentemente cool, la a balenar tra mare e balere il signore degli anelli Viggo Mortensen nei panni del capitano Diego Alatriste personaggio tratto (come lo stesso film) dai 5 racconti di Arturo Perez Reverte, tutto racchiuso in 130 minuti di godibile film dalle tinte corsare.

L’anti-eroe Alatriste viaggia da una parte all’altra del globo; e per sua maesta, e come sicario, e semplicemente come un uomo di mare; strabilia un Mortensen in gran forma, che se la cava – e non poco- con lo spagnolo in un turbinio di duelli e situazioni, che solo il classico cinema d’avventura ti sanno regalare; c’è solo la paura di non essere troppo smentiti.

 

La sconosciuta

di Giuseppe Tornatore

con Michele Placido, Margherita Buy

Cinque anni dopo la malena Bellocci, torna il maestro, con una storia misteriosa e di fosche vedute – un thriller, forse un noir, di sicuro un film di dichiarato impatto – che l’ho portato in giro per tutta l’Italia.

Il Regista di Nuovo Cinema Paradiso incanta e ritorna per una nuova generazione, nella eterna Roma, strappando applausi e creando scompiglio con la storia di una giovane donna dell’est, che torna in Italia dopo un lungo viaggio; qui dopo 12 anni di permanenza,si trasferisce al nord alla ricerca di un impiego fisso e stabile. Viene assunta come baby sitter, ma sarà iniziando a spiare i movimenti della coppia, che i primi traumatici problemi cominceranno a sorgere.

Il regista riuscito a mettere un bel cast (e ad assemblarlo con giusta cognizione di causa, legandolo come un puzzle alla sua corda senza un capo ed una coda) – spiccano Favino, la Buy , Haber e un redivivo Placido qui più cattivo che mai -  si lancia alla conquista di Roma, nella speranza di meravigliare, e far capire al mondo del cinema, come il cinema italiano, quello vero… NON TRAMONTERA’ MAI!  



Intervista esclusiva a Sean Connery

 

Lei, signor Connery, così ammirato dai giovani, sa dirci, tra i suoi emergenti colleghi, quello con il quale si è trovato a lavorare meglio?

Senza troppi indugi direi, Ewan (McGregor), Cate (Zeta Jones) e Jude Law. Il primo molto versatile e fisico; Cate amabile e strabiliante; Jude un attore molto bravo… intenso.

 

E’ davvero molto difficile legare recitazione/produzione e creazione di un progetto; lei cosa pensa in proposito?

Preferisco pensare ad un passo alla volta durante la creazione di un film; prima le prove, poi le scene, poi la produzione e tutto il resto; certo se sono io a produrre, le cose allora cambiano SENSIBILMENTE ahh ahh (ride, con un ghigno di simpatia)

 

Cosa pensa oggi di James Bond?

Non saprei dirle; un ricordo indelebile, e forse solo oggi riesco a capire il perché!

 

Perché?

Perché Bond è l’emblema di una società, e al contempo di un sogno di quella società (tra proletariato e alta società) – una società che viene mostrata in tutta la sua forza e debolezza. Sono felice di aver interpretato Bond, lo porterà sempre dentro di me.

 

L’ultima volta che ha visto un film di Bond?

Qualche volta alla tv…

 

Hai mai pensato a chi potrebbe interpretare lei, nel film sulla sua vita?

(Ride) Non ne ho la minima idea, i critici dicono sempre quel che faccio, e alla fine ho sempre in me un qualcosa di scozzese, ma per fortuna l’arte è internazionale e universale, e forse per la mia storia… questo è un bene (ride nuovamente)

 

 

Cosa è più importante all’interno e all’esterno di un film?

Il pubblico!!!

 

Quindi la sua eredità (se abbiam capito bene) sono le reazioni della gente che la vede, la critica e la ama?

Si, il pubblico, sono io , il pubblico è il cinema, senza di esso, non saremmo nessuno, e il cinema di conseguenza non sarebbe niente.

 

N.B

E’ stato lo stesso Connery ha scegliere i 12 (13 con il documentario da lui fatto) film che saranno mostrati nella retrospettiva a lui dedicata alla festa del cinema di Roma:

1-     007 Dalla Russia con amore

2-     Marnie

3-     La collina del disonore

4-     Zardoz

5-     L’uomo che volle farsi re

6-     Il vento ed il Leone

7-     Robin e Marionù

8-     I cospiratori

9-      The Boiler and the Bunnet  (regia di Sean Connery)

10- Cinque stagioni, un’estate

11- 007 Mai dire mai

12- Gli Intoccabili

13- Scoprendo Forrester


 




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12 ottobre 2006

cronache di tutti i giorni

Darwin e le intercettazioni Vip

 

Lo scandalo delle intercettazioni ha coinvolto mezzo Paese. Forse anche la squadra dei pulcini di Viggiù potrebbe aver ricevuto favori o quella del vostro oratorio e se la vicina di casa, magari la più tranquilla delle casalinghe di Voghera, non ama il calcio, non scoraggiatevi, nel suo registro chiamate potreste trovare il numero di un conduttore, produttore o figlio di re decaduto.

Veline e calciatori, binomio-metafora dell’illegalità.

Quando Marilyn disse che agli inizi della sua carriera passò più del suo tempo in ginocchio non saprei dire adesso a cosa si riferisse, certo, se lo sentissi dire dall’ultima fiamma di Briatore non avrei alcuna esitazione ad interpretarne il significato.

E’ che l’uomo si adatta a tutto… come non si può affermare a gran voce che ‘Sì, Darwin aveva ragione!’. Ma spiacente di constatare come non siano le branchie per una vita subacquea o scapole pronunciate con cui librarci in volo il nostro futuro, bensì la bassezza morale.

Ma del resto è solo facendosi notare che oggi ci si può destreggiare nella calamità che nemmeno Mosè avrebbe potuto scongiurare: il precariato.

Per questo si fa di tutto per risollevarsi, si sviluppano branchie anomale, che tengano l’apnea e dimezzino l’ossigenazione cerebrale. Così si dimezzano anche i pensieri.

E quindi come possiamo non essere spiacenti che, il fu possibile erede al trono, Vittorio Emanuele, si trovi ai domiciliari nei piani bassi della sua villa pariolina e che disdegni per afflizione i suoi cibi preferiti e dica ‘Portatemi del pesce, sono triste, portatemi del pesce’.

E non pensavamo certo ad altro piatto migliore per lui che di ingenui e meno ingenui pesci ne ha fatti abboccare tanti.

 

Michela Noè




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27 settembre 2006

Vincitori e Vinti

LEONE D’ORO ALLA CINA CON IL FILM "STILL LIFE" di Zhang-Ke

Il Leone d’Oro va alla Cina


Con un tono estremamente rassicurante il Presidente della Giuria, Catherine Deneuve, afferma: "Sul Leone d’Oro non ci sono state discussioni. Per questo film abbiamo visto esclusivamente i meriti senza entrare nella questione di chi fosse d’accordo o contrario. Non volevamo giudicare in senso stretto. Questo si, questo no. Tutti siamo rimasti sorpresi dalla qualità del film. Abbiamo trovato tutto quello che ci piace. Dalla fotografia alla storia raccontata che non ha mai pesantezze. Molto speciale."

Le parole del regista premiato con il Leone d’Oro, Jia Zhang-Ke, sono tutte per il proprio paese: "La Cina sta subendo un grande cambiamento soprattutto nella vita quotidiana. Questo film vuole apportare una conoscenza più vasta nei confronti del mutamento che sta avvenendo. Continuerò a fare questo tipo di film per raccontare gli strati sociali più deboli".

Il Leone d’Argento per la miglior regia ad Alain Resnais:

"Avrebbe voluto essere qui ma si sta riprendendo dalle fatiche del viaggio. Posso dire che Alain ha accolto la notizia con stupore e gioia perché fin dall’inizio era piuttosto preoccupato. Il lavoro, infatti, è stato terminato pochi giorni prima del Festival stesso. Per lui rappresentava un grosso rischio".

Questa edizione verrà ricordata anche per il nuovo riconoscimento dato all’autore Emanuele Crialese: il suo Nuovomondo vince il Leone d’argento-rivelazione, per un’opera che forse avrebbe meritato di più: “Il fatto che la Giuria abbia inventato un riconoscimento del genere rappresenta per me un grande onore. Con questo film torno in Italia poiché i primi due sono stati prodotti all’estero. E’ una grande carezza per me".

VINCITORI

 

Il Leone d'oro della 63. Mostra va ad un film che è arrivato a Venezia quasi per caso, all’ultimo minuto :  “Still Life” di Jia Zhangke.


Emanuele Crialese con il suo “Nuovo mondo” si aggiudica il Leone d’argento-rivelazione e si presta a diventare davvero una rivelazione non solo per il cinema nazionale, ma anche per quello internazionale.


Il Leone d’argento per la regia va ad Alain Resnais,  per il suo “Piccole paure condivise”.  


Il premio speciale della giuria è andato al film africano “Daratt” di Mahamat-Saleh:

 

Helen Mirren, alias la regina Elisabetta II in “The Queen” si è aggiudicata il premio come miglior attrice protagonista,

 

mentre quello per il miglior attore va, un po’ a sorpresa, a Ben Affleck

 

Il premio Mastroianni va alla bionda Isild Le Besco per il film “L’intouchable”.


L’Osella per la miglior fotografia è andato a “Children of Men”, quella per la sceneggiatura a “The Queen”.


Premi anche al documentario di Spike Lee “When the Leeves Broke” e al lungometraggio di finzione “Corthouse on the horsebeck”.
Il premio opera prima, è andato invece a “Khadak” di Peter Brosens e Jessica Woodworth

La Redazione




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31 luglio 2006

Attacco a Cristo

 

 

 

UN CASINO DI CRISTI DAPPERTUTTO – risposta a “Cristo: un Uomo”*

 

 

“Tagliate un ciocco di legno; io sono lì… Sollevate la pietra, e mi troverete” (Vangelo gnostico di Filippo, 77)

 

Dovunque mi giro vedo un cristo. Un povero cristo per dire uno con una vita tribolata e piena di sofferenze. Cristiano, soprattutto nelle realtà rurali, è usato addirittura come sinonimo di persona. Il concetto di Cristo sembra ancora pervadere non solo la nostra società, ma anche il lessico, gli atteggiamenti, i modi con cui raffiguriamo le persone. E questo porta a tutta una serie di letture distorte della realtà, che nascono prima di tutto dall’idealizzazione della figura di cristo, ma anche dall’incorporazione forzata di valori e sentimenti in quella stessa figura.

Il primo punto da cui partire è questo: che cosa sappiamo di questo Gesù? Abbiamo a disposizione, come documentazione di base, una serie di libri, i Vangeli, che sono decine (non limitando la scelta a quelli selezionati alla bisogna dalla Chiesa cattolica). Prenderli come oro colato, come ancora fanno ingenuamente milioni, se non miliardi di persone (anche quelli che non sono credenti nel senso compiuto del termine) sarebbe come prendere per buona la storia di Romolo e Remo o i miti greci. Non ci si rende conto di un fatto fondamentale: cioè che questi testi vanno confrontati con la storiografia e l’archeologia e che lo status di religione non può essere una scusa per non analizzarli criticamente o per dare loro una patente di intoccabilità.

Cosa ci raccontano queste discipline del periodo in cui fu attivo questo Gesù, sulla base per esempio di storici come Giuseppe Flavio? Ci danno una visione ben diversa di ciò che era la Palestina a quei tempi: una terra travagliata da rivolte continue a sfondo religioso, da atti di terrorismo portati avanti da gruppi esseni e zeloti (fondamentalisti ebraici) contro l’oppressivo potere romano, che rispondeva con rappresaglie feroci. Tanto che, Gerusalemme stessa venne rasa al suolo dalle legioni imperiali nel 70 d.C.: l’arco di Tito ancora ricorda quel tragico evento, raffigurando il saccheggio del tesoro del Tempio. Una terra arida e poverissima, dove vagavano parecchi capi-banda sanguinari ed esaltati profeti - spesso confusi in un’unica persona - che cercavano di sollevare le masse invocando il regno di dio e l’arrivo del messia (ovvero “unto”, quindi il re d’Israele consacrato – anche re David è stato “messia”, per intenderci) che avrebbe cacciato i romani e “finalmente” instaurato un regno teocratico, sciovinista e monoreligioso.

Leggendo con occhio critico i Vangeli ci si rende conto di come siano pervasi da un impianto fiabesco e innocuo, che in maniera fin troppo sospetta distorce la realtà socio-politica – oppure, cosa peggiore, la occulta, lasciandone trapelare delle tracce anestetizzate o tradotte in simboli. Gesù va in giro tranquillo, fa miracoli, raccoglie migliaia di persone e non si vede un soldato romano che gli dica qualcosa (a parte verso la fine, ovvio). Soprattutto leggendo le versioni più antiche in greco ci si rende conto di alcune cose molto sospette. Vi siete mai chiesti perché Gesù si circonda di personaggi sospetti denominati zeloti o cananei (che non deriva da Cana, ma è un sinonimo di “zelota”)? Perché Simone è soprannominato kefa (ovvero “roccia”, nome poco raccomandabile, quasi da bullo del quartiere) ed è detto barjona (che non significa “figlio di Giona”, ma è un sinonimo di “bandito”)? Perché Gesù dice ai suoi di comprarsi delle spade? Ma come, l’apostolo della non violenza e del porgi l’altra guancia che dice di comprare delle armi… Perché un’intera coorte (600 uomini delle migliori fanterie romane!) va ad arrestarlo mentre stava solo pregando nel Getsemani con una decina di amici? Siamo proprio sicuri che stesse “pregando”?

Il processo poi è descritto in maniera totalmente irrealistica. Ma la ciliegina sulla torta è data dalla stessa crocifissione: è assolutamente contraddittorio che tale pena venisse inflitta ad un mansueto e pacifico predicatore - che al limite doveva subire la lapidazione secondo la legge ebraica -, perché infatti i romani, molto più pragmatici, la usavano espressamente per schiavi, prigionieri di guerra e insorti in armi (l’avete visto Spartacus?).

Questo è il vero tabù. Mettere in dubbio la descrizione stessa dei Vangeli, decriptandoli alla luce della realtà di quei tempi. Un altro meccanismo ingannevole è quello usato dall’apologetica cristiana e nel quale sono intrappolate anche persone in assoluta buona fede: quello di attribuire a Gesù tutti i sentimenti positivi dell’uomo, elevati al massimo grado. Le emozioni, che dovrebbero essere umane, vengono precettate a forza per diventare cristiane, obbligando chi le prova ad essere in qualche modo “cristiano”, volente o nolente. Cosa che significa, né più né meno, rinchiudere l’oceano dentro una bottiglia. Considerando anche il fatto che la stessa figura di cristo non è nulla di originale, ma è stata costruita sulla base di situazioni tipiche anteriori (l’idea della nascita frutto di inseminazione miracolosa, il martirio, i miracoli, il carisma sulle folle, la mitezza, la resurrezione) che caratterizzano Socrate, Empedocle, Buddha, Mitra e moltissimi altri. Niente di nuovo sul fronte del mito, cambiano solo i nomi.

Alla luce di cosa avviene tutto questo? In base a quella che giustamente Onfray definisce “logica del prelievo”: prendere qualche frasetta estrapolata dal contesto e usarla in maniera totalizzante. Conosciamo tutti infatti le favolette di Gesù che è buono, sta coi deboli, porge l’altra guancia, perdona, disprezza i beni materiali. Certo che le conosciamo ed è ovvio che ci vengano ripetute ossessivamente: sono i filetti migliori e più digeribili del Vangelo. Ma se partiamo dal fatto che il Vangelo è stato redatto e modificato (diciamo pure falsificato) in maniera stratificata nei secoli - a quei tempi non esisteva il concetto di copyright - e ha una chiara finalità agiografica (quindi faziosa in partenza), capiamo che tutto questo costrutto buonista decade miseramente. Considerando anche il fatto che gli stessi Vangeli contengono espressioni o atti dello stesso Gesù abbastanza discutibili, che contrastano proprio con i principi buonisti espressi. E’ una logica quindi che, come un imbuto o come un filtro, lascia colare solo poche gocce dell’essenza preferita, ma proprio per questo, fin troppo eterea. Leggendo il Vangelo si può giustificare tutto e il contrario di tutto, basta prendere la frase adatta e dimenticare il resto. Non a caso Hitler stesso - nel suo Mein Kampf - apprezzava la figura di Gesù proprio per il suo fervore, per la sua virulenza fondamentalista e per l’uso della frusta contro i mercanti del tempio.

Sulla base di questi errori di interpretazione appena analizzati è chiaro che molte persone prendano - persino in funzione anticlericale! - l’esempio di Gesù come un qualcosa di puro, di rivoluzionario. E’ un gioco che fa comodo anche alla Chiesa - che lo conosce benissimo! - per avvicinare gente alla religione e di cui molti sono vittime inconsapevoli, specie i giovani idealisti che cercano nel cristo una figura “rivoluzionaria”: in realtà diventa una sorta di specchietto per le allodole. Ma cosa sono questi benedetti esempi? Dei piccolissimi, microscopici fotogrammi e qualche scena madre, che sono stati estrapolati da un lungo film (tra l’altro tradotto in maniera largamente ambigua e continuamente riscritto, modificato, tagliato), in base ai quali sarebbe impossibile farsi un’idea corretta delle azioni del protagonista, il quale, nei momenti di “buio”, per quello che ne sappiamo - e alla luce di quella che è stata la storia ebraica del periodo -, poteva anche essere uno di quei combattenti fondamentalisti che andava in giro a saccheggiare villaggi e ad attaccare guarnigioni. Da questi flash è possibile costruirsi un cristo per ogni stagione: data la sua vaghezza e indefinitezza, è ormai uno stereotipo utile per tutte le situazioni. Da qui nasce anche il cliché del cristo “socialista”, che non considera il contesto giudaico del periodo, ignorandone il fondamentalismo, la violenza, il dogmatismo, l’intolleranza, il nazionalismo esasperati. Un cattivissimo esempio di “religione laica”, che ignora anche l’aspetto materialista e antireligioso del socialismo (non dimentichiamoci Marx). Così, senza gli opportuni distinguo, si rischia di mischiare tutto in un minestrone in stile “volemose bene”, facendo di Gesù una sorta di fricchettone non violento con qualche spruzzata di guevarismo. Ecco come rabbi Yeshua diventa magicamente Jesus Christ Superstar.

La “grandezza” dell’idea di cristo sta proprio tutta qui, nella capacità camaleontica di immedesimarsi, stravolgendo il senso delle cose o perdendone di vista punti importanti. E’ come una maschera che sta bene su tutto, data la sua flessibilità nebulosa e astratta, che è riuscita proprio per la mancanza di analisi critica della gente e per la necessità di creare archetipi rassicuranti, ad incarnare tutte queste aspirazioni umane insopprimibili. Come definire Socrate “cristiano” parecchi secoli prima di cristo! Oppure esponenti di altre religioni, come Buddha e Gandhi. Oppure addirittura non credenti come Nietzsche, il che è assolutamente paradossale. E tanti altri ancora, che vengono coscritti d’ufficio tra confuse “figure cristologiche”, in un continuo quanto sconclusionato affastellare di nomi. Paradossalmente, è proprio quello che hanno fatto i Padri della Chiesa dei primi secoli per “provare” la sacralità di cristo, scippando miti e situazioni che nulla avevano a che fare col cristianesimo e spacciandoli come “prefigurazioni”. Una logica, anzi una falsa logica che è molto allettante perché sembra dare risposte semplici e definitive su certi argomenti. Creiamo uno stereotipo vago dell’uomo “buono”, diamogli il nome di cristo e appiccichiamolo a tutti gli uomini “buoni”. Facile, no?

Quindi quanti cristi? Uno, nessuno, centomila. Tutti e nessuno. Appunto, nessuno.

 

 

Valentino Roccosante

www.ilguardoneromano.splinder.com

 

 

La mia controreplica

 

Davvero bella la contro-provocazione alla mia "provocazione"!!

 

Intanto ti dico che mi fa piacere che un mio scritto non sia passato inosservato (la tua reazione rabbiosa - può darsi anche giustificata - dimostra un certo interesse suscitato).

Mio obiettivo quando scrivo è innanzitutto muovere il pensiero del lettore (smuovendolo quindi) su di un tema... anche occorrendo a delle forzature (convengo con te: nel mio pezzo ce ne sono un fottio!) che portino a riflettere/rifiutare il punto di vista espresso!!

Per meglio dire tu saresti quello che io definisco "il mio lettore tipo": pagherei oro per far sì che ogni mio testo ottenesse come risultato quello di una critica così ben argomentata come la tua.

 

All'inizio di questa mia contro-risposta parlo di "provocazione"... ed è tutto qui il senso del mio lavoro: so bene che è anacronistico definire Socrate (o anche Buddha) figura Cristologica: sarebbe stato più giusto dire, piuttosto, che Gesù Cristo è una figura "socratica": ma questa seppur più corretta (storicamente e non solo) sarebbe stata una dichiarazione piatta che non avrebbe dato spunti dialettici (almeno rispetto a come ho impostato io il ragionamento) neanche a due attaccabrighe della conversazione... (tu ad esempio son convinto che non avresti partorito una pensiero così pieno in quel caso!!).

E sono anche più o meno d'accordo sulle considerazioni che fai su I Vangeli (come fonti poco attendibili) e sul contesto in cui si muoveva il nostro Amato-Odiato, nonché sui tuoi dubbi sulla reale bontà di certi Apostoli (che naturalmente subirono processi di "ripulitura" da parte di chi aveva tutto l'interesse a farne dei degni fratelli del presunto-Messia).

Ma non era questo l'aspetto che mi andava di mettere in discussione, sono partito da considerazioni diverse e diverse erano le mie aspettative. 

 

Concludo con la speranza che questo primo battibecco sia solo il primo di tanti alterchi (non violenti s'intende) fra i lettori del Giornale. 

 

Giulio Della Rocca

 

   * “Cristo: un Uomo” – postato il mese di Giugno sulla rubrica Religioniamo.

 

 

 




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11 luglio 2006

Mondiale Germany 2006: CAMPIONI

Mondiali Germany 2006


QUALCHE STATISTICA

 

GIRONI & RISULTATI

 

Germania – Costa Rica 4-2

Lahm, Klose, Klose, Frings

 

Polonia – Ecuador 2-0

Tenorio, Delgado

 

Inghilterra – Paraguay 1-0

Backham

 

Trinidad t - Svezia 0-0

 

Argentina - Costa d’Avorio 2-1

Crespo, Saviola, Drogba

 

Serbia – Olanda  0-1

Robben

 

Messico – Iran 3-1

Bravo, Bravo, Zinha

 

Angola – Portogallo  0-1

Pauleta

 

Australia – Giappone 3-1

Cahill, Cahill, Aloisi, Nakamura

 

Usa – Rep.Ceka 0-3

Koller, Rosicky, Rosicky

 

ITALIA – Ghana 2-0

PIRLO, IAQUINTA

 

Corea – Togo 2-1

 

Brasile – Croazia 1-0

Kakà

 

Francia – Svizzera 0-0

 

Spagna – Ucraina 4-0

Torres, Torres, Villa, Villa

 

Tunisia – Sauditi 2-2

 

Germania – Polonia 1-0

Neuville

 

Ecuador – Costa Rica 3-0

Tenorio, Cruz, Delgado

 

Inghilterra – Trinidad T. 2-0

Crouch, Gerrard

 

Svezia – Paraguay 1-0

Ljungberg

 

Argentina – Serbia 6-0

Tevez, Messi, Crespo, Max Rodrieguez, Max Rodrieguez, Cambiasso

 

Olanda – Costa D’Avorio 2-1

Van Persie, Van Niesterlooy, Drogba

 

Messico – Angola 0-0

 

Portogallo –Angola 2-0

Maniche, Deco

 

Rep.Ceka – Ghana 0-2

Appaia, Asamoha

 

Usa – ITALIA 1-1

GILARDINO, Autogol

 

Giappone – Croazia 0-0

 

Brasile – Australia 2-0

Adriano, Fred

 

Francia –Corea 1-1

Henry

 

Togo – Svizzera 0-2

Barnetta, Senderos

 

Sauditi – Ucraina 0-4

Shevchenki, Rebrov, Rusol, Gusin

 

Spagna – Tunisia 3-1

Raul, Torres, Alonso

 

Ecuador – Germania 0-3

Klose, Klose, Podolsky

 

Costa Rica – Polonia 1-2

 

Svezia – Inghilterra 2-2

Larsson, Gerrard, J.Cole, Allback

 

Paraguay – Trinidad 2-0

 

Portogallo – Messico 2-1

 

Iran –Angola 2-1

 

Olanda – Argentina 0-0

 

Costa D’avorio –Serbia 3-2

 

Rep Ceka – ITALIA 0-2

MATERAZZI, INZAGHI

 

Ghana – Usa 2-1

Appiah, Muntari, Dempsey

 

Giappone – Brasile 1 – 4

Ronaldo, Ronaldo, Gilberto , Juninho

 

Croazia – Australia 2-2

 

Sauditi –Spagna 0-1

Xabi

 

Ucraina – Tunisia 1-0

Shevchenko

 

Togo – Francia 0-2

Vieira, Henry

 

Svizzera –Corea 2-0

 

 

Girone A

Germania 9

Ecuador 6

Polonia 3

CostaRica 0

 

Girone B

Inghilterra 7

Svezia 5

Paraguay 3

Trinidad 1

 

Girone C

Argentina 7

Olanda 7

Costa D’Avorio 3

Serbia 0

 

Girone D

Portogallo 9

Messico 4

Angola 2

Iran 1

 

Girone E

Italia 7

Ghana 6

R.Ceka 3

Usa 1

 

Girone F

Brasile 9

Australia 4

Croazia 2

Giappone 1

 

Girone G

Svizzera 7

Francia 5

S.Corea 4

Togo 0

 

Girone H

Spagna 9

Ucraina 6

Tunisia 2

Sauditi 1

 

Capocannoniere : Klose 6 Goal

 

 

OTTAVI DI FINALE

 

Germania – Svezia 2-0

Podolsky, Podolsky

 

Argentina – Messico 2-1

Crespo, Rodrieguez, Marquez

 

ITALIA – Australia 1-0

TOTTI(rig)

 

Svizzera- Ucraina 0-3 dpcr

 

Inghilterra – Ecuador 1-0

Beckham

 

Portogallo – Olanda 1-0

Maniche

 

Brasile – Ghana 3-0

Ze Roberto, Ronaldo, Adriano

 

Spagna – Francia 1-3

Villa, Ribere, Vieira, Zidane

 

 

 

 

QUARTI DI FINALE

 

Germania – Argentina 5-3 dcr

Klose, Ayala

 

ITALIA – Ucraina 3-0

TONI, TONI, ZAMBROTTA

 

Inghilterra – Portogallo 1-3 dcr

 

Brasile – Francia 0-1

Henry

 

 

SEMIFINALI

 

Germania – ITALIA  0-2 dts

GROSSO, DEL PIERO

 

Portogallo – Francia 0-1

Zidane

 

 

FINALI

 

3°/4° posto

Germania – Portogallo 3-1

Swainstaiger, Swainstaiger, autogol, Nuno Gomes

 

1°/2° posto

ITALIA – Francia  6-4 dcr

MATERAZZI, Zidane

 

 

ITALIA CAMPIONE DEL MONDO

MONDIALE GERMANIA 2006


La redazione

 




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11 luglio 2006

Foto di un giorno di festa...

Foto di un giorno di Festa: “UNICI!!!!!”


 

 













 

 




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