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...parola a "I Corvi"


17 gennaio 2007

Dieci modi per vedere il Dams

10 Modi per vedere il D.A.M.S

Cos’è il Dams? Per alcuni (prof o studenti?) il punto d’arrivo, per altri una marea in tumulto dove nulla è chiaro o delineato, per i più un mondo alternativo alla Alice delle Meraviglie. Stracolmo di gatti parlanti, fiori gelosi e cappellai matti. Questo può essere il DAMS: Un fumo denso ed impenetrabile, dal quale ci è impossibile vedere. Speranze? Poche, a meno che non si sia raccomandati e la regina di cuori ci ponga sotto la sua ala protettiva (partita a croquet permettendo).

Quello che vorremo fare in questo spazio? E’ dipingere alla Pollock un universo di variabili, con cui affrontare i gironi damseschi, e raggiungere le stelle. A ognuno il suo.

 

10) Il Compitino da  110 e lode

 

9) Erasmus mon amour

 

8) Dai ci si vede al Dams, che facciamo una partita pallone…

 

7) Lecchinaggio sistematico al prof che conta (Zag o Gamaruzzo che si voglia)

 

6) Dare la caccia agli accrediti… e farsi il vip!

 

5) Sai qualcosa di segreto? Non dire niente a nessuno.

 

4) Punta al 18 politico

 

3) Un “Piccolo” ogni 4 anni.

 

2) Se non vuoi studiare… fonda un partito.

 

1) Pensa… Sogna… Vivi e muovi il Culo.

 

Ogni numero dei Corvi, presenteremo/spiegheremo uno dei dieci modi di vedere il Dams. Questa, ci sembra chiaro è la nostra piccola polemica nei confronti di chi ci priva di un sogno sempre più lontano.

Esame dopo esame, tra storie della radio e piroette di danza (ripetuti come de javu) ci chiediamo perché in quattro anni, nessuno ci abbia chiesto… che sai fare?

Nell’attesa che qualcuno ci dia una risposta, noi vi rimandiamo alla prossima puntata.

 

Riccardo Iannaccone & Giulio Della Rocca




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19 dicembre 2006

Intervista a Silo

Silo e il Movimento Umanista

A cura di Elisabetta Tiberi

 

 

INTERVISTA A SILO

FIRENZE, 14 LUGLIO ‘98

 

 

Con quali radici culturali e con quali prospettive sociali è nato il movimento umanista?

Il Movimento Umanista è nato ai limiti geografici e culturali della civiltà occidentale. Fin dal principio, fin dai primi gruppi di studio, trent'anni fa, il Movimento è stato molto instabile grazie alle distanze dai centri culturali dell'occidente e molto aperto nei confronti delle diverse influenze da parte di altre culture. Questo, durante la sua espansione, lo ha portato anche a cercare queste stesse radici in altre culture.

 

Quali sono le caratteristiche di un Umanista?

Immagino che le caratteristiche di ogni Umanista siano differenti perché  non esiste un decalogo di comportamento, ma in termini generali si può dire che gli Umanisti amano l'uguaglianza fra gli esseri umani, lottano per la non discriminazione in tutti i settori, cercano l'uguaglianza non solo di diritti fra tutte le persone, ma soprattutto l'uguaglianza di opportunità, cosa abbastanza difficile da ottenere. Gli Umanisti generalmente non dipendono dal risultato delle loro azioni. Quello che è importante per loro è che le loro azioni abbiano un senso. Si tratta di un comportamento "antiesitista" e di grande passione verso le azioni che  si realizzano. Gli umanisti credono che le diversità sono importanti e che devono convergere verso una nazione umana universale.

 

Nella posizione di fondatore di un movimento può essere considerato una sorta di maestro o di guida spirituale. Come vede il suo ruolo rispetto agli aderenti del movimento?

Mi sembra che il ruolo di maestro, di guida spirituale, è abbastanza lontano da quello che mi succede personalmente. In realtà non si insegna nulla a nessuno, ma piuttosto si raccolgono le inquietudini e le ricerche della gente. In tal senso mi vedo più come un interprete delle necessità della gente più che qualcuno che dà lezioni agli altri su quello che va fatto.

 

Il Movimento Umanista esiste in vari paesi. Come si è sviluppato? Ci sono delle differenze fra i vari paesi o si può essere considerare un Movimento di tipo universale?

Il Movimento è partito e si è sviluppato sin dall'inizio da un luogo molto remoto in un contesto storico di dittatura militare (Argentina, anni '60, ndr). E' un Movimento che fin dall'inizio ha cercato la libertà, tanto ostacolata in quel momento dalle giunte militari, a altri disordini dell'epoca. Si è andato sviluppando in gran misura grazie alla persecuzione sofferta, giacché sin dall'inizio molta gente fu incarcerata, molti scomparvero, altri morirono e si lanciò soprattutto verso l'Europa perché esistevano contatti personali e in qualche modo culturali con luoghi come l'Italia e la Spagna. A differenza di altri esiliati che arrivavano in quei punti e si chiudevano in se stessi, il Movimento si aprì e prese contatto con gente di sensibilità simile. Così quella che adesso viene "scoperta" e chiamata globalizzazione, per il Movimento è esistita sin dal primo momento, stiamo parlando di trent'anni fa. Fin dal primo momento è stata presente l'idea di svilupparsi in tutte le direzioni, considerando il pianeta come una realtà verso la quale si dirigevano necessariamente i nuovi tempi. Su questo avrei tanto da raccontare ma in termini generali questo è quello che accadde.

 

Nelle sue opere lei parla spesso tocca spesso l’argomento del cambiamento, della trasformazione, cosa significa per lei esattamente?

Per me l'argomento del cambiamento è molto importante ed effettivamente appare in molte opere. Sottolineo il fatto che il cambiamento nelle persone non è possibile senza un cambiamento nel contesto sociale in cui queste persone vivono. Contrariamente non si può parlare di un cambiamento sociale se non cambia la mentalità delle persone stesse. Nella nostra concezione l'essere umano non è qualcosa di isolato, nessuno può cambiare se stesso se non modifica le condizioni in cui vive. Non è inoltre sufficiente modificare le condizioni in cui si vive perché questo non risponde a tutto lo spettro di desideri, ambizioni, vittorie e sconfitte. La volontà di cambiamento dipende dall'individuo, non dipende solamente da condizioni oggettive. Per noi il tema del cambiamento è il più importante, ma non può essere proposto in termini dicotomici come è stato fatto finora. Per noi esiste la realtà sociale e esiste l'essere umano: la realtà sociale con i suoi vantaggi e svantaggi e l'essere umano con le sue ricerche personali che sono intrasferibili da un individuo all'altro o da un gruppo sociale all'altro. Le realtà personali sono sempre uniche e devono essere considerate nella pratica come superamento delle proprie contraddizioni, come superamento delle contraddizioni interpersonali e quindi, nel campo sociale, come superamento di questo sistema disumano costruito su condizioni opprimenti per tutta l'umanità.

 

In questi ultimi tempi sembra sia sempre più importante affrontare un percorso di ricerca interiore  per crescere, per scoprire la propria spiritualità. Queste sono azioni rivolte esclusivamente verso se stessi. Nel suo libro Umanizzare la Terra lei scrive: “... nulla potrai fare per te, pensando solo a te stesso...” Vuole spiegarci questo concetto?

Effettivamente questo è il nostro pensiero ed è sottolineato dalla sua citazione: niente si può fare con le azioni che terminano in se stessi. Se queste azioni non terminano in altri, se non c'è l'intenzione che terminino positivamente nella trasformazione dell'altro e delle circostanze in cui vive, non si può fare niente. Ciò nonostante dobbiamo essere abbastanza benevoli e attenti su queste cose perché non si tratta di forzare la volontà di nessuno. Ci troviamo in un momento storico molto speciale, in cui si sta liberando un'enorme spiritualità e

un'enorme ricerca. Non si tratta di forzare la gente in una direzione. Che la gente cerchi come gli sembra più conveniente. Se la gente crede che guardando solo se stessa otterrà grandi progressi forse si sbaglia e forse no. Noi non siamo qui per dire alla gente quello che deve fare. In questa enorme spiritualità che si sta liberando ci sono anche molte correnti, molti esperimenti e, a differenza di alcuni che chiamerei elitari o perfezionisti, noi accettiamo tutte le forme di questa nuova spiritualità anche quelle che possono essere considerate superstizione, perché non importa l'oggetto che si cerca ma piuttosto la tendenza interna che cerca quell'oggetto, quella direzione interna o di libertà interna. Per farla finita con questa storia del razionalismo del secolo scorso io direi che prima di tutto ogni spiritualità è buona e non credo che sia più il momento di imporre inquisizioni alla ricerca spirituale.

A diversi livelli la gente fa quello che può e con i dati che ha, cosicché probabilmente alcuni credono che leggendo i fondi di caffè possano prevedere il loro futuro; altre correnti di gente più informata probabilmente trova una direzione di ricerca da teorie o da libri; altre correnti che provengono da altre esperienze vitali tendono a dirigersi verso una sorte di atarassia spirituale - come succedeva nelle epoche della decadenza greca o romana- di impavidità spirituale, una non preoccupazione di nulla per ottenere la liberazione.

Oggi vediamo che ci sono molte correnti interessanti, soprattutto fra la gente che viene dalla sinistra disillusa, che tendono fortemente verso il buddismo che rappresenta una alternativa curiosa, unica in occidente, ma che sta prendendo molta forza e che concilia l'ateismo della sinistra tradizionale con la ricerca spirituale. Sappiamo che il buddismo è ateo  nella sua concezione più originaria, così è possibile per qualcuno che proviene dalla sinistra e nella vita pratica ha sperimentato una disillusione, passare a una ricerca di cambiamento interiore senza la necessità di dei o cieli o inferni.

In tutto questo noi vediamo molte cappe geologiche di pensiero e di ricerca spirituale e io credo che dobbiamo essere molto aperti e non andare tanto in giro a giudicare la gente che si è messa in questa ricerca. La New Age per esempio è un'enorme corrente spirituale di ricerca ma è anche molteplice, non esiste una corrente precisa di ricerca nella New Age. In sintesi per noi è buono tutto quello che è ricerca spirituale.

 

Si sente sempre più spesso parlare di New Age a volte in termini reali a volte in termini distorti. Che cosa è o potrebbe essere New Age per un umanista. La New Age da un punto di vista Umanista.

La New Age da un punto di vista Umanista è assolutamente possibile, nella pratica esiste. Oggi ci sono Musulmani Umanisti, Cristiani Umanisti, Buddisti Umanisti e naturalmente ci sono Atei Umanisti. Perché fra tutte le correnti spirituali non ci dovrebbe essere gente della New Age Umanista? Non c'è da fare nessun cambiamento di vestiti per diventare umanisti basta essere contro la discriminazione, per l'uguaglianza di diritti e di opportunità dell'essere umano per la ricerca del cambiamento, non soltanto interiore ma anche delle strutture sociali inumane. E' sufficiente che si dedichi al suo prossimo, che si interessi e voglia arrivare al cuore degli altri, basta che non si preoccupi del risultato dell'azione ma dell'azione valida che porta avanti. Basta solo questo per essere Umanista, quindi perché qualcuno della New Age non potrebbe essere Umanista? Questo è quello che pensiamo.

 

Quali sono le attività del movimento? Esiste una sinergia con altre associazioni e movimenti che si occupano di tematiche sociali?

Effettivamente con le organizzazioni sociali c'è stata a volte complementazione ma dobbiamo sottolineare alcune differerenze. Mettiamo il caso di organizzazioni sociali come le ONG, le Organizzazioni Non Governative. Sono organizzazioni umanitarie preoccupate per il benessere della gente che non ha risorse. Ci siamo trovati con associazioni non governative in America Latina, in Asia, in Africa, ecc, ma ci sono differenze concettuali con queste organizzazioni umanitarie. Noi proponiamo la relazione con i più bisognosi non in termini paternalistici secondo i quali chi riceve, riceve e basta. Noi, proponiamo la relazione con i più bisognosi in termini umanisti, non umanitari, in questo modo sottolineiamo la reciprocità dell'azione. Per esempio realizziamo una campagna di alfabetizzazione in Africa e iniziamo la campagna di alfabetizzazione chiedendo alla gente che imparerà a leggere e scrivere di impegnarsi a portare agli altri quello che ha imparato. Se realizziamo una campagna medica da qualche parte, se portiamo farmaci e medici da altri luoghi, chiediamo alla gente del posto di impegnarsi a fare il suo piccolo ambulatorio, che si impegni a collaborare nella campagna di vaccinazione e cose simili. Nella campagna di alfabetizazione e di medicina sociale ad Haiti, nella Repubblica Dominicana nel Bangladesh e in diversi punti dell'Africa, il criterio che abbiamo sempre sottolineato è il criterio della reciprocità e non quell'altra forma che può risultare perfino umiliante per la gente, ridotta a ricevere soltanto. Dal nostro punto di vista non ci sono atteggiamenti validi attivi e altri passivi, ma ci sono interelazioni fra persone in cui tutti si aiutano mutuamente e dove tutti cresciamo allo stesso tempo. Cresciamo noi che portiamo un determinato messaggio, medicine o educazione e crescono anche loro ricevendo quel messaggio, e questo torna verso di noi perché loro moltiplicano questa azione verso gli altri. Questo è quello che ci importa: la reciprocità nell'azione. La stessa solidarietà, che è stata tanto sbandierata si è trasformata in un ricevere senza dare. La reciprocità che ci interessa è quella in cui si riceve qualcosa per dare qualcos'altro in cambio.

 

I principi del Movimento Umanista possono essere in contrasto con quelli delle religioni organizzate?

I principi del Movimento Umanista difficilmente sono in contrasto o si scontrano con gli ideali o con i principi delle religioni organizzate. Il problema è un altro. Non c'è uno scontro di principi, c'è uno scontro di procedure. Quando noi incontriamo settori, all'interno di una determinata religione, che propongono la discriminazione, la violenza, il fondamentalismo, necessariamente ci sarà lo scontro con noi. Ma noi crediamo che questo non sta nei loro libri sacri. Non crediamo che questo stia nei loro principi fondamentali. Queste deformazioni (i razzismi, i fondamentalismi, la discriminazione di ogni tipo) che appaiono in determinate religioni, non sono dovuti ai principi stessi, sono dovuti alle procedure di certi settori e con questi avremo sempre lo scontro.

 

Un messaggio che vorrebbe lanciare a tutti o una frase significativa che lei ha scritto e che vorrebbe tutti potessero ascoltare o tenere in considerazione?

A me è molto cara una frase, per me personalmente ha senso e non potrei dire se può essere utile ad altri, ad ogni modo mi arrischio e dico: "Ama la realtà che costruisci e neanche la morte fermerà il tuo volo".

 

Parlando a volte con la gente di quello che è il Movimento Umanista molte volte si incontrano delle resistenze. Perché è così difficile far capire alla gente qualcosa di così facile?

Questi sono temi di processo storico così come iniziano a diventare di moda certe parole e certi gesti, certe forme musicali, ecc. diventano di moda anche certe correnti. La nostra intenzione naturalmente non è quella di mettere in moto una moda. La nostra intenzione è più profonda e quindi richiede un certo tempo. Mentre vanno decadendo altre ideologie, mentre vanno cadendo altre strutture, l'Umanesimo si fa strada. Quello che sì posso assicurare è che per la perdita di riferimenti che oggi si sperimenta nel mondo, per la caduta dei valori tradizionali, per la caduta di intere strutture sociali, per la distruzione dello Stato Nazionale in favore della regionalizzazione per tutti gli elementi di cambiamento che conosciamo l'Umanesimo viene inteso ogni giorno di più e accolto meglio dalla gente. Non tutto il mondo lo capisce inizialmente, ma tutto il mondo sintonizza le sue antenne poco a poco. Questo è un processo, non una moda. Una moda si impone cinque, sei anni o quattro anni, un processo è qualcosa di più lungo che si sviluppa e difficilmente si può sapere dove potrà arrivare.

 

Quali sono le prospettive del Movimento in un futuro immediato?

Nel futuro, immediato le prospettive del Movimento le dobbiamo congelare per altri otto mesi. Ci sarà un'importantissima riunione mondiale in cui verranno considerati gli ultimi trent'anni della nostra azione, la situazione degli ultimi trent'anni nel mondo e allora verranno fissate le linee che porteremo avanti in futuro.

 

In Italia sembra che il movimento collabori poco con altre organizzazioni con le quali condivide almeno alcuni obiettivi. Accade anche in altri paesi o è un fatto legato alla particolare situazione italiana?

La relazione della gente del Movimento con la gente di altre strutture è molto fluida, è molto facile in Italia come in molte altre parti del mondo E non parlo della relazione di vertici con altri vertici. Quindi è possibile che non ci siamo grandi accordi o mutua collaborazione fra vertici, ma nella base sociale dove agiscono i militanti del Movimento Umanista, specificamente nei quartieri con i loro giornali, i loro locali, le loro riunioni in casa con le famiglie, con la loro azione sociale immediata, è una questione quotidiana la relazione diretta dei militanti umanisti con i militanti di differenti gruppi e partiti, siano essi esistenti o ormai scomparsi, lasciando questi militanti senza riferimento. Le relazioni sono intense, quotidiane e progressive.

Ad ogni modo giacché parliamo dell'Italia, dobbiamo riconoscere alcuni fatti dove sono state incluse intere strutture in attività di insieme con gli Umanisti. Circa due anni fa l'Umanesimo ha messo in moto una grande manifestazione di protesta che è stata realizzata a Roma con cinquantamila partecipanti e hanno partecipato a questa marcia e a questa protesta, contro una legge discriminatoria nei confronti dei lavoratori stranieri, anche diversi gruppi socialisti. C'è una lunga lista di azioni di collaborazione, persino nel campo politico gli Umanisti a suo tempo hanno appoggiato personalità o gruppi di sinistra al momento del voto, ma l'Umanesimo va definendo sempre di più un suo proprio profilo, e si dirige sempre di meno verso i raggruppamenti politici e sociali, sempre di meno verso i vertici e sempre di più verso la gente di base. Questo è ciò che sta succedendo.

 




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20 luglio 2006

Ritornano i Corvi

Budapest, 27 Novembre 2004

 

Giorgio Schultze –

 

Il 7 gennaio 1989, in occasione del Primo Congresso dell’Internazionale Umanista, un fine interprete della complessa realtà umana, un umanista dei nostri tempi, il nostro caro e sempre vivo Salvatore Puledda, in Piazza Santa Croce, a Firenze, ci regalava “l’Omaggio a Galileo”.

Ricordo che cominciava così:

“Io, Galileo Galilei, cattedratico di matematiche all’Università di Firenze, pubblicamente abiuro la mia dottrina che afferma: il sole è al centro dell’universo e non si muove e la terra non è il centro dell’universo e sì, si muove. Con cuore sincero e non finta fede, abiuro, maledico e detesto gli errori e le eresie prima menzionate e qualunque altro errore, eresia o setta contraria alla Santa Chiesa”.

Galileo abiurò, sotto la minaccia di torture, il giorno 22 giugno 1633, davanti al Tribunale della Santa Inquisizione, per non subire la stessa sorte toccata a Giordano Bruno.

Giordano Bruno, che aveva proclamato “l’infinito valore dell’uomo e dell’universo, l’esistenza di innumerevoli mondi”, fu condotto al rogo, con un palo conficcato nella bocca perché “non parlasse mai più” e fu bruciato in Campo dei Fiori a Roma, un giorno dell’inverno del 1600.

 

E quante altre straordinarie “menti” hanno dovuto abiurare, tacere, migrare o pagare il prezzo delle minacce, delle torture, della morte per essere stati i “messaggeri” di nuove e differenti verità da quelle imposte dal potere “stabilito”?

 

Oggi, come allora, come in tante altre anse del fiume della storia umana, nelle quali la “realtà imposta” da potenti e prepotenti sembra non riconoscere più la Ragione e la Verità, possiamo scegliere: tacere, abiurare o…

 

O, come diceva il Grande Maestro, il Grande Saggio: “insistere nel tentativo che vola leggero sopra le fragili ali di un uccello”, per oltrepassare gli abissi delle guerre, le condanne a morte d’intere nazioni, per costruire nuovi ponti fra le culture, per aprire nuovi sentieri di speranza nei cuori degli esseri umani.

 

Noi, Umanisti di questo secolo, riuniti in questa piazza di Budapest, in questa notte di novembre del 2004, optiamo per questa terza possibilità e rivendichiamo le profonde radici e le grandi aspirazioni umaniste dell'Europa!

 

Non stiamo chiedendo un riconoscimento formale, sancito nella “Carta Costituzionale”.

Stiamo chiedendo il riconoscimento di un processo storico che giunge da molto lontano ed andrà molto lontano.

Lo rivendichiamo negli atti, nelle priorità politiche ed economiche, interne ed esterne alla Comunità Europea.

Lo indichiamo come comportamento dei popoli e delle persone nelle loro azioni quotidiane, nel rispetto reciproco dei diritti, della crescita e dell’evoluzione di ogni essere umano.

 

In appoggio a questa rivendicazione chiamiamo come nostri “Testimoni Storici”, gli Umanisti che in differenti epoche aprirono il percorso di questo grande fiume di evoluzione umana, i “Padri” di questa Regione di Pace, Solidarietà, di Scienza, di Conoscenza, di Bellezza, di Passione, di Ribellione:

 

Aristotele, Socrate, Platone, Omero, Cicerone, Seneca, Virgilio, Orazio, gli antichi maestri di Grecia e di Roma, che con profonde intuizioni filosofiche e con forme poetiche aprirono le porte di un “sapere” universale. 

 

Galileo Galilei, Leonardo da Vinci, Copernico, Keplero, Einstein, perché con tenace capacità critica ed attenta analisi scientifica ristabilirono un “nuovo ordine” dell’universo, affrontando molto umanamente, quello che non poteva essere toccato perché “divino”, affermando verità tanto semplici quanto pericolose come questa: “La terra gira intorno al Sole e non il contrario”.

 

Giordano Bruno, Pico della Mirandola, Sebestiano Castellio, Erasmo da Rotterdam,  perché nella ricerca di Dio sono arrivati fino all’Uomo e hanno affermato: “Nessuno può essere obbligato a credere perché la coscienza è libera!”

 

Averroé e Avicenna, gli umanisti islamici che affermavano: “Una nuova coscienza non può appoggiarsi alla teologia, perché racconta fiabe, ma sul sapere razionale che è la base della felicità”.

 

Cristoforo Colombo e Fernando Magellano,  perché cercando nuove rotte commerciali dimostrarono un’altra verità tanto semplice quanto pericolosa e per secoli tenuta nascosta: che la Terra era rotonda e soprattutto che i mostri che dimoravano al di là delle Colonne d’Ercole erano un fantastico sistema di controllo delle coscienze

 

Lorenzo de Medici, Rodolfo II di Boemia, Federico II di Svevia, Mattia Corvino di Ungheria, perché ebbero il coraggio di trasformare il proprio potere in uno strumento di crescita per tutti e di trasformare le proprie regge in luoghi “aperti”, punti d’incontro tra le culture e le diversità.

 

Michelangelo, Picasso, Van Gogh, Chopin, Beethoven, Bela Bartòk,  perché con la loro arte misero in discussione il potere e con i loro strumenti seppero risvegliare nuovi colori e nuove note agli occhi e all’udito dell’anima.

 

Anna Kuliscioff, Emmeline Pankhurst, Rosa Luxemburg, perché aprirono le porte dell’uguaglianza dei diritti, infondendo nelle attività sociali e politiche una sensibilità “nuova”, che soltanto loro potevano trasmettere.

 

Assieme a loro convochiamo qui i 5 milioni di donne, streghe, zingare, erboriste, levatrici, bruciate sul rogo della Santa Inquisizione, in tre secoli di violenze inaudite, in quanto donne sapienti che studiavano su libri “proibiti”, che pensavano liberamente ed esprimevano quello che sentivano.

 

Convochiamo qui, in questa stessa piazza, tutti gli Ungheresi che nell’ottobre del 1956 manifestarono contro i carri-armati Sovietici e denunciarono di fronte al mondo la violenza di una occupazione armata imposta da un'autorità straniera.

 

Convochiamo qui tutti coloro che, personalmente o nel governo delle vite dei popoli hanno compiuto tutti i tentativi per portare nuova luce negli abissi dell’ignoranza, nel superare il dolore e la sofferenza, nell’umanizzare le proprie azioni verso gli altri.

 

Sulla riva di questo “fiume della storia”, dove come umanisti ci stiamo allineando, convochiamo i milioni di costruttori, uomini e donne che nel corso dei secoli hanno modellato e trasformato questa terra.


Costruttori qui come in altre regioni del mondo, italiani, polacchi, spagnoli, ungheresi, greci, slavi, portoghesi, irlandesi, emigranti, così come oggi i nostri fratelli africani, asiatici, latinoamericani, che partiti alla ricerca di una vita migliore e di un futuro decente, con le proprie mani ed il proprio ingegno hanno contribuito a fondare e costruire nuove città e nazioni.

 

Così come molti secoli fa, uno schiavo-gladiatore di nome Spartaco, liberandosi dalle proprie catene in un atto di ribellione contagiò migliaia di schiavi desiderosi di libertà e costruì con loro la Città del Sole, con forme di autogoverno e di democrazia “reale” intollerabili per l'Impero Romano…

 

Così oggi gli umanisti d’Europa, di fronte alla formazione di un nuovo e poderoso Impero mondiale, al suo insolente monarca, alle sue legioni armate, chiamano tutti gli uomini e le donne che sentono l’irresistibile necessità di libertà di espressione, di nuove forme di autogoverno, di dialogo tra le culture, di pace e di reciproca comprensione e compassione nella costruzione di una “nuova città”, di una nuova “Casa di tutti”.

 

Questa città, questa casa, la chiameremo Nazione Umana Universale, unica speranza di questa fragile e necessaria rivoluzione.

 

Questa “casa” non si vede ancora, ma esiste già: ha mura molto solide, fatte di caldi sguardi, sorrisi sereni, parole d’incoraggiamento, forti abbracci, di milioni di persone che, da cuore a cuore, nel silenzio delle notti di questo inverno della storia si trasmettono un messaggio di possibilità e di speranza.

 

Pace, Forza ed Allegria per tutti.

 

 

      Per saperne di più sulle iniziative culturali e sociali de I Corvi  - corrente universitaria del Movimento Umanista - vi invitiamo a visitare il sito:

 

www.icorvi.net  

 




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3 aprile 2006

L'Inchiesta dei Corvi & di Movimento

I Corvi informano

A cura di Elisabetta Tiberi

Per info e collaborazioni: elisabetta.tiberi@fastwebnet.it

                                                            Telefono: 3387449199

 

 

Sindrome dell’attenzione e dell’iperattività (ADHD): cos’è?

 

Nel DSM IV possiamo leggere che “La caratteristica fondamentale del Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività è una persistente modalità di disattenzione e/o di iperattività-impulsività che è più frequente e più grave di quanto si osserva tipicamente in soggetti ad un livello di sviluppo paragonabile. Le caratteristiche associate variano a seconda dell’età e del livello di sviluppo e possono includere scarsa tolleranza alla frustrazione, eccessi d’ira, prepotenza, caparbietà, eccessiva e frequente insistenza sul fatto che le richieste siano soddisfatte, labilità d’umore, demoralizzazione, disforia, rifiuto da parte dei coetanei e scarsa autostima”.

In realtà è forse l'unica malattia nella storia che può essere diagnosticata legalmente da persone senza alcuna credenziale medica, quasi da chiunque, includendo insegnanti, consulenti scolastici, assistenti, direttori, allenatori, e pure genitori. Non esistono esami di laboratorio, esami del sangue, analisi al microscopio, o prove diagnostiche definitive per l'ADHD. Nessun consistente fondamento genetico o lesioni neurologiche organiche, o qualsiasi cambiamento fisico verificabile sono mai stati identificati come causa di ADHD. Non c'è alcuna prova scientifica oggettiva che la malattia esista. Al contrario, prove schiaccianti evidenziano che l'ADHD è stato inventato nel 1980 dall'Associazione Psichiatrica Americana allo scopo di rafforzare la posizione della sua fallimentare professione. Il mondo politico ed economico ha preso quasi immediatamente il comando, vedendo un modo per stanziare miliardi di dollari per farmaci e onorari professionali per "combattere la nuova epidemia". Leggendo qualsiasi cosa sull'ADHD, è essenziale tenere in mente un concetto fondamentale: l'ADHD non è un'entità medica: è politica ed economica. L'ADHD non esiste. “Questi bambini non hanno alcun disturbo.”

Ognuno può sentirsi leggermente depresso di quando in quando. E' una cosa ordinaria. La nostra attenzione può vagare, ci distraiamo, possiamo avere difficoltà a portare a termine un impegno. E allora? Non dobbiamo dimenticare che il sistema nel quale siamo inseriti favorisce l’instaurarsi di depressione e mancanza di senso nella vita. Per non parlare del fatto che la scuola pubblica è stata ridotta ad uno stato pietoso, e che gli insegnanti che non riescono più a gestire questa situazione sono facilmente indotti al pensiero che uno psicofarmaco dato a tutti i loro indisciplinati alunni gli possa rendere la vita più facile! L'anticonformismo è improvvisamente una condizione medica che necessita di essere curata. Ma per convertire una possibile e sacrosanta denuncia in malattia che può essere comparate al cancro o al diabete, reali entità mediche, occorre un marketing efficace e incredibile maestria.

 

Cos’è il Ritalin?

Il Ritalin (metilfenidato) è un'anfetamina prodotta dalla Novartis che oggi costituisce il 90% delle cure somministrate ai “pazienti” affetti da ADHD. Il Ritalin è una droga che produce assuefazione, classificata dalla DEA come una sostanza della stessa classe dei narcotici come eroina, morfina e cocaina. Il Ritalin è diventato anche una droga di strada. La teoria è che se i bambini sono così iperattivi, basta dare loro ulteriore velocità e saranno normali - il famoso e mai provato “effetto paradossale”. La realtà è che gli effetti a lunga scadenza del Ritalin dato ai bambini non sono mai stati studiati. Nessuno squilibrio biochimico noto in questi bambini è mai stato riscontrato quando sono stati diagnosticati malati di ADHD. Per quanto riguarda la difficoltà d'apprendimento, non è mai stato dimostrato che il Ritalin apportasse dei miglioramenti, neppure minimi. Inoltre non è assolutamente provato che la stabilità emotiva nella vita adulta possa essere favorita o influenzata dall'esperienza con il Ritalin nel periodo infantile. L'uso del Ritalin nell'infanzia mostra un'alta correlazione con l'abuso di droghe da strada nell'adolescenza - una facile transizione. Il Ritalin porta con sé le stesse tendenze psicotiche che possono essere provocate da eroina e cocaina.

L'Istituto Nazionale per la Salute Mentale degli USA (NIMH) ha dichiarato nel 1999 che il Ritalin e gli altri stimolanti utilizzati per l'ADHD "sopprimono i sintomi ma non curano il disturbo". 
La Foodand Drug Administration (FDA), non ha mai approvato la somministrazione di stimolanti per la fascia sotto i sei anni, eppure il Ritalin viene somministrato anche ai lattanti. 
Il Ritalin ormai è diventato la droga più diffusa fra gli adolescenti degli Stati Uniti, e viene utilizzata sia per divertimento che per migliorare prestazioni di studio e lavoro a breve termine.
A lungo termine invece presenta tutta una serie di effetti nocivi e di complicazioni. In un suo lavoro lo psichiatria Peter Breggin riferisce fra gli altri i seguenti effetti collaterali di Ritalin, Dexedrina, Adderall e altri stimolanti:


palpitazioni, tachicardia, ipertensione, aritmia cardiaca, dolori al petto, arresto cardiaco,
mania, psicosi, allucinazioni, agitazione, ansia, nervosismo, insonnia, irritabilità, ostilità, aggressione, depressione, introversione, riflessi ridotti, confusione, perdita di spontaneità emozionale, convulsioni, comparsa di tic nervosi e ancora:
anoressia, nausea, vomito, mal di stomaco, crampi, costipazione, diarrea,
disfunzione della ghiandola pituitaria, alterazione della produzione dell'ormone della crescita e della prolattina, perdita di peso, arresto o ritardo della crescita, disturbi delle funzioni sessuali,
visione sfumata, mal di testa, iperattività e irritabilità, ridotta capacità di comunicare e socializzare, aumento del gioco solitario e diminuzione del periodo complessivo di gioco, tendenza ad essere socialmente inibito, passivo e sottomesso e soprattutto….. peggioramento dei sintomi caratteristici dell'ADHD

 

A volte li vedevi completamente immersi in un delirio totale da Ritalin. Non un gesto, non un'occhiata: potevano sedere assorti in qualsiasi cosa - un tombino, le rughe del palmo delle proprie mani - per un tempo indefinito, saltando un pasto dopo l'altro, fino all'insonnia più incoercibile. Si, puro nirvana da metilfenidato.” 
(Tom Wolfe dal suo articolo "Il cervello senz'anima"del 1996).

Una volta che a un bambino è stato diagnosticato l'ADHD, la pressione finisce. Gli è stato detto che ha un'incapacità, ed è stato inserito in una categoria di studenti da cui non ci si aspetta più dei risultati. Adattandosi a questa nuova aspettativa, è diventato pigro, ha trovato la scusa necessaria per cavarsela senza impegnarsi secondo le sue effettive capacità. Molti bambini si sono calmati già solo con l'etichetta di ADHD. E una pillola di zucchero che pensavano fosse Ritalin.

Testimonianze

"Sia la FDA che la DEA hanno riconosciuto che l'ADHD non è una malattia, né organica né biologica." Dr. Fred Baughman - "The Future of ADD"

"Abbiamo inventato una nuova malattia, con il benestare della medicina, e ora dobbiamo ripudiarla.” Diane McGuiness - "The Limits of Biologic Treatment for Psychiatric Distress"

"La ricerca non conferma l'esistenza della sindrome dell'ADHD -- Non c'è alcuna giustificazione medica, neurologica, o psichiatrica per la diagnosi di ADHD." Peter Breggin, MD - Toxic Psychiatry p 281

"Siete preavvertiti che l'ADHD non è una malattia reale, ma piuttosto un'illusione di malattia inventata, di uno strumento di mercato." Fred Baughman, MD

“Matthews, di 14 anni d'età, è morto il 21 marzo 2000. La causa è stata così stabilita: uso prolungato (dai 7 ai 14 anni) di Metilfenidato, un farmaco comunemente conosciuto come Ritalin.”

(Lawrence Smith)

 

Gli insegnanti che non sanno più come insegnare dichiarano che i bambini hanno disturbi mentali”.
(Psychiatry: The Ultimate Betrayal pg.283).

Dove le droghe vengono impiegate come un'alternativa economica alla riforma scolastica, la pratica di drogare i bambini deve essere vista come un atto politico”. Drogare i bambini rappresenta un passo sinistro lungo l'iter del controllo sociale tramite la psico-tecnologia”.
(Toxic Psychiatry pg. 313, 293).

“Nel 1950, c'erano solo circa 1.000 psicologi nelle scuole americane. Quando l'ADHD è stato inventato nel 1980, erano diventati circa 10.000. Nel 1990 c'erano oltre 22.000 psicologi nelle scuole americane.”
(Dr. Thomas Fagan, Università di Stato di Memphis)

 

“I genitori hanno problemi ad educare e seguire i figli. Così arriva questa “malattia” nuova di zecca che toglie la colpa ai genitori, perché ‘il mio bambino ha un disturbo mentale’. Per i genitori, il compenso è l'alleviamento della colpa.”
(The Myth of the Hyperactive Child pg. 65).

Kurt Cobain, il cantante dei Nirvana morto suicida, da adolescente era stato ‘curato’ con il Ritalin. Non è mai stato fatto nessuno studio statistico a lungo termine sui suicidi derivati dall'uso del Ritalin.

 

Ogni esperienza difficile sarebbe stata un'opportunità di crescita e di cultura se non fosse stata anestetizzata dalla droga, esperienza rubata al bambino per sempre.

 

“A pagina 6 di ‘Psychiatry and the Creation of Senseless Violence’, Wiseman elenca 20 dei più noti omicidi degli ultimi anni tra cui le sparatorie nelle scuole, in cui il Ritalin o droghe analoghe sono coinvolte.”

(Reclaiming Our Children, p17).

 

“Se tuo figlio è troppo vivace, se preferisce giocare invece di fare i compiti e se s'intromette nelle conversazioni degli adulti, allora è affetto da Adhd.”

(Rachele Masci)

 

Chi sono i responsabili?

 

La casa farmaceutica Novartis nata dalla fusione di Ciba-Geigy & Sandoz, è la multinazionale svizzera che fattura oltre 20 miliardi di dollari ogni anno grazie all’agro-chimica e farmaceutica e che produce il Ritalin.

Nel 1989 il metilfenidato era stato ritirato dal mercato italiano ma nel 2000 il Ministero della Sanità ha richiesto espressamente alla ditta produttrice, la multinazionale Novartis, di intraprendere i passi necessari per immetterlo sul mercato italiano.

La reintroduzione del farmaco in Italia arriva alla fine della ricerca chiamata “Progetto Prisma”. Partito nel 2002, finanziato dal ministero della Salute e attivato con la supervisione dell’Istituto Superiore della Sanità, promosso dall'Istituto di Neuropsichiatria infantile Medea di Lecco, il progetto Prisma (Progetto italiano salute mentale adolescenti) ha analizzato la percentuale di ragazze e ragazzi che vivono in condizioni di malessere psicologico su un campione di 5mila persone, in età compresa tra i 5 e i 14 anni. Il 9,1% del campione soffrirebbe di disturbi psichici e iperattività. Il referente per il progetto è l'Istituto di Neuropsichiatria infantile Stella Maris di Pisa che ha un protocollo di intesa con la Eli Lilly (multinazionale farmaceutica di Indianapolis, distributrice del Prozac) per sperimentare la Tomoxetina nella cura dell'Adhd. In Italia, in realtà, non si è mai smesso di fare uso del farmaco (attraverso il mercato nero o richiedendo al Ministero attraverso un complicato iter). Si stimano in almeno un migliaio i bambini in cura. Dal marzo 2003 il Ritalin è passato dalla fascia di sostanze stupefacenti a quella dei farmaci prescrivibili dal medico.

La proposta di legge, già pronta per essere votata, prevede la distribuzione capillare in tutte le scuole del test, che dovrà essere usato dagli insegnanti. Ecco alcune delle domande del test:


- muove spesso le mani o i piedi o si agita sulla sedia?
- è distratto facilmente da stimoli esterni?
- ha difficoltà a giocare quietamente?
- spesso chiacchiera troppo?
- risponde prima che abbiate finito di fare la domanda?
- spesso sembra non ascoltare quanto gli viene detto?
- spesso interrompe o si comporta in modo invadente verso gli altri?

|ndc. PENSATE: ERAVAMO TUTTI “MALATI” DA BIMBI E I NOSTRI GENITORI ANZICHE’ SOMMINISTRARCI FARMACI CI HANNO PIUTTOSTO EDUCATI!!! (G.D.R.)|

Poi con l'aiuto di psichiatri e assistenti sociali, i bambini etichettati come malati mentali, verranno “curati” con il metilfenidato. Se i genitori non vorranno questo tipo di trattamento per il loro bambino, si potrà sempre somministrare la sostanza a scuola, a loro insaputa, oppure si potranno privare della patria potestà e si farebbe rientrare tutto nel famigerato “trattamento sanitario obbligatorio” (TSO).

In USA l'azienda che produce il Ritalin è stata portata in tribunale, accusata da migliaia di famiglie di aver complottato per spingere la gioventù americana al consumo di psicofarmaci. Così, in quattro stati americani sono in corso altrettante cause collettive. La tesi dell'accusa, guidata da un noto avvocato, Andrew Waters, è che l'azienda farmaceutica avrebbe cercato di assicurarsi i favori di importanti associazioni. In primis, l'American Psychiatric Association, ma anche la Children and Adult with Attention Deficit Disorder, una associazione di genitori di bambini iperattivi, sarebbe coinvolta: avrebbe fatto pressione perché l'ADHD venisse riconosciuta come handicap scolastico in cambio di finanziamenti.

 

 

Interrogazione  parlamentare (On. Tiziana Biolghini)
Al Ministro della salute.

Per sapere, premesso che:

- dal marzo 2003, per decreto ministeriale, il Ritalin, anfetamina a base di metilfenidato, è passato dalla tabella degli stupefacenti a quella degli psicofarmaci;

- da quella data il farmaco, appartenente alla famiglia della morfina e della cocaina, può venire usato per «curare» i bambini affetti dal così detto «Disturbo da Deficit dell'attenzione con Iperattività» (ADHD o DDAI);

- la casa farmaceutica che produce il Ritalin, la multinazionale Novartis, nella scheda tecnica scrive che: «un uso abusivo del farmaco può indurre una marcata assuefazione e dipendenza psichica con vari gradi di comportamento anormale [...] si richiede un'attenta sorveglianza anche dopo la sospensione del prodotto poiché si possono rilevare grave depressione e iperattività cronica»;

- nonostante questo, però, la Novartis ha invaso il mercato americano, tanto che i piccoli americani «impasticcati» sono ormai circa quattro milioni;

- nello stesso periodo in alcune scuole d'Italia è partito un progetto chiamato «Prisma», sponsorizzato da istituti privati, per individuare bambini affetti da questa sindrome tramite questionari per gli insegnanti e le famiglie;

- le domande poste riguardano comportamenti molto comuni: ai genitori viene, per esempio, chiesto se il figlio faccia errori di negligenza, se si dimeni sulla sedia, se corra e si arrampichi o parli troppo, se si agiti o ascolti poco;

- bastano poche risposte affermative ed il genitore viene invitato ad una «visita più approfondita», che potrà condurre alla prescrizione della medicina;

- numerose ricerche hanno evidenziato come i bambini veramente iperattivi (disturbo che non comporta nessun tipo di deficit cognitivo) riescono a superare tale disturbo mediante psicoterapie ed interventi pedagogici mirati, senza l'uso di alcun farmaco, tanto meno del Ritalin che servirebbe soltanto a nascondere i sintomi senza intervenire a fondo sul problema;

- la questione risulta ancora più allarmante alla luce della situazione degli USA, dove il farmaco è in uso da molto tempo, e dove alcuni pediatri e psichiatri hanno lanciato un vero e proprio allarme dopo aver riscontrato nei bambini trattati con il Ritalin effetti collaterali talvolta devastanti: alcuni di loro, ormai adulti, non riescono a condurre una normale vita sociale, rimanendo dipendenti dalla sostanza;

all'interrogante (Tiziana Biolghini) sembra che si voglia per forza porre sotto controllo farmacologico tutti quei bambini che non stanno alle regole e non si conformano ai canoni sociali stabiliti e si chiede:

- a quali motivazioni debba esser fatta risalire la modificazione della tabella in cui è classificato il Ritalin;

- se non ritenga |all’allora Ministro della Salute| pericolosa la possibile diffusione dell'uso di un farmaco così potente in età pediatrica e se non ritenga di dover scongiurare in ogni modo che gli interessi delle multinazionali farmaceutiche e degli istituti di ricerca privati possano prevalere su quelli reali dei bambini e delle loro famiglie;

- se non ritenga opportuno riportare la situazione allo stato precedente, riconducendo il Ritalin entro la tabella degli stupefacenti…

 

www.icorvi.net

 

Ps (di Giulio Della Rocca)-               SCONVOLGENTE!!!

Non riesco a trovare altro termine per esprimere il mio disgusto, la frustrazione e la paura per la realtà (surreale) che viene dipinta (neanche fosse un libro di Poe o un quadro di Munch) dal materiale raccolto da Elisabetta Tiberi (che da mesi si sta interessando al problema e che vi invito a contattare per saperne di più… e intervenire concretamente!) Quello che più mi spaventa è il “silenzio” mediatico, giornalistico e dell’informazione in genere (che, come spesso, si guarda bene dall’informare… d’altronde non possono mica esimersi dal parlare de “La Fattoria” o del “Grande Fratello” – come se poi non se ne occupassero abbastanza gli altri programmi dell’indegna TV italiana).

È quasi kafkiana l’idea che entità “oscure” (poi neanche tanto: ci sono nomi e cognomi in questo caso) stiano lavorando a Nostra insaputa per crearsi un Mercato alle spese della salute di quella che è (o dovrebbe essere) la risorsa più importante di ogni società: i giovani!!!

 

ORA UN INVITO A TUTTI I NOSTRI LETTORI – NON PERMETTIAMO LORO DI AGIRE INDISTURBATI: MUOVIAMOCI, PARLIAMONE (TV, Radio… ma rispolveriamo anche il vecchio passaparola), SCRIVIAMONE (ognuno coi mezzi che ha: Blog, Siti, Giornali) MA SOPRATTUTTO OPPONIAMOCI!!!

Se volete fare qualcosa vi invito ancora a contattare Elisabetta Tiberi: elisabetta.tiberi@fastwebnet.it e a visitare il sito de “I Corvi”: www.icorvi.net

 

           

 

 




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6 marzo 2006

I Corvi

MANIFESTO “I CORVI”

MOVIMENTO UMANISTA STUDENTESCO

a cura di Elisabetta Tiberi

PER INFO: elisabetta.tiberi@fastwebnet.it

 

…ATTENZIONE…

Dobbiamo strappare la libertà alla vita!

Cammino, respiro, studio, vado a scuola, in classe, a mensa, mangio, esco, mi vedo con “gli altri”, vado all’appello, vado a dormire, parlo di quello che mi succede, delle mie giornate, delle mie cose, delle mie aspirazioni e delle mie paure; lo faccio xché l’ho sempre fatto, vivo senza sapere di esistere, un giorno lavorerò mi dico [Perché? E per chi? ], e un giorno morirò…

Ma qualche volta scende la notte, tremenda, immobile e assoluta, qualche volta ci fermiamo a pensare, e quando “pensiamo” tremano le gambe della “Sapienza”, e arrossiscono le serie maschere della “cultura”…

Mi faccio domande, mi chiedo cose sulla felicità, sul significato della mia vita, e sul senso di quello che faccio, di ciò che mi circonda; mi sento inquieto, agitato; sento che ci sono cose importanti che devo capire, elementi essenziali che devo imparare, irrimandabili, insopprimibili, sento che c'è  una maschera vuota da smascherare, e che i recinti e le anestesie bugiarde che mi sono state messe a “disposizione” non mi riguardano. Intuisco che quello che vedo non è reale, percepisco che sono vivo e che sono molto +  grande di quello che mi dicono, molto di più di un alunno, di una valutazione, di una matricola, di un consumatore, di uno studente, di un meccanismo nell’ingranaggio di un mondo stabilito da altri, e tutto quello che mi inducono a  fare  ha poco senso: in che direzione vanno le nostre vite? Probabilmente in una direzione del cazzo! In questa vita senza senso, rotolano verso il nulla! Il compito, l’interrogazione, la valutazione, la retta, le lezioni, l’esame, il bacio accademico… ok ok… ma la mia testa sul libro continua a pensare… e il mio cuore scrive nuove pagine, pagine oltraggiose e piene di domande, pagine che uniscono e non fogli che dividono, che mi separano da me stesso e da chi mi sta intorno…

Qualche volta scende la notte, improrogabile accecante e sterminata, allora I CORVI aprono le ali e cominciano a cantare: qualche volta vale la pena “vivere” e non semplicemente esistere…..

L’esercizio della non collaborazione è il nostro canto, il disincanto è la nostra risata, il vuoto di fronte alla violenza psicologica, economica e discriminatrice la nostra profezia, non vogliamo solo studiare e non vogliamo solo insegnare, vogliamo conoscere e vogliamo trasmettere, ma soprattutto vogliamo crescere e vogliamo cambiare, trasformare la realtà e non subirla, imparare a descriverla e interpretarla invece che “recitarla”. I corvi non vogliono capi, non hanno rappresentanti, non si sentono rappresentanti né rappresentati da nessuno, poiché sono una sensibilità e uno stile di vita, e ridono di tutti coloro che ancora credono nell’autorità di chi giudica, nella solennità di chi declama, nell’intelligenza di chi decide, nell’imparzialità di chi spiega, nella buona fede di chi parla di “leggi economiche”, nell’obiettività di un sistema sociale e culturale perfettibile ma non discutibile,  in un “mondo – mercato” dove le persone e i popoli vengono trattati come oggetti, contenitori vuoti, consumatori, produttori, dove il diritto a vivere decorosamente e volumetricamente e ad interrogarsi sul significato della propria esistenza, viene convocato in teoria e tradito nella pratica.  In una realtà che si presenta come ovvia, scontata, perpetua, immodificabile, “naturale”, cosa possiamo perdere? Le nostre catene! Nient’altro che le nostre catene! Voliamo alto! Sogniamo! Trattiamoci bene! Rispettiamoci! Organizziamoci! Complottiamo! Da veri disertori dell’infelicità! Perché quando ci riconosceremo, quando ci saremo tutti trovati, quando voleremo insieme, sperimenteremo la Forza ed entreremo come incubi notturni negli scaffali vuoti, sopra le opache scrivanie di questa povera gente che crede di “controllare”, questa povera gente, che crede di “prevedere”, così corta, così triste, così decadente,  così miserabile! Questo Manifesto è un atto di gioia, di speranza e di gratitudine che ogni corvo dedica ai suoi simili, siano essi insegnanti, studenti o gente di ogni luogo, è un omaggio, un regalo, un inno a tutti coloro che osano, che tremano, che tentano nuovi passi verso nuove liberazioni, che tentano nuove parole; questo manifesto è x tutti quei giganti nascosti dietro un’apparente e caleidoscopica fragilità, che tentano nuove risate, usano altre espressioni, azzardano nuovi concetti, si avventurano in nuovi gesti d’affetto, si arrischiano a sbagliare e a fallire xché vogliono superare i limiti, la stasi, l’inerzia, il non senso, e il dolore. ...E si agitano queste persone meravigliose, ah se si agitano! Arrossiscono, si mangiano le unghie, gli trema la voce, gli batte + forte il cuore, gli succedono tante cose: imprevisti, strani incontri, insolite situazioni; giacché stanno spalancando nuove finestre, stanno ampliando il loro mondo interno, stanno dissestando le ultime certezze, dentro le “rapide” della storia umana. Scardiniamo i nostri pudori, spogliamoci dai sigilli dell’immaginazione, perché sappiamo che non si può costruire quello che non si può immaginare! I corvi sono l’allegria, la denuncia, la ribellione, la disubbidienza, sono la comunicazione, la disinibizione. I corvi sono delle ali che si aprono, un petalo che si schiude, la garanzia della provvisorietà dei valori di questo momento storico, una valanga che travolge senza ferire, un vantaggio strategico insostituibile, la fragilità e il tremore di una nuova sfida. I corvi sono la sensualità e  la spregiudicatezza del vivere,  una carezza inesperta e rassicurante, la forza della luce che si fa spazio tra le fessure. Fate attenzione al volo dei corvi, fate molta attenzione a quello che dicono, xché tra qualche anno saremo dappertutto.

I CORVI

www.icorvi.net

Dillo in giro.

 

CHI SONO I CORVI?

 

Per partire bene conviene partire proprio dall’inizio,

i corvi si definiscono Movimento Studentesco Umanista non a caso. Infatti rappresentano l’applicazione della sensibilità umanista all’interno delle scuole e delle università. Quindi per far capire di che sensibilità stiamo parlando è necessario dare un’occhiata attenta a quelli che sono i fondamenti del pensiero del Nuovo Umanesimo. Questi si possono riassumere in 6 punti:

 

1. L’Essere umano come valore e come interesse centrale

2. L'affermazione dell'eguaglianza di tutti gli esseri umani

3. Il riconoscimento della diversità personale e culturale

4. La tendenza allo sviluppo della conoscenza al di sopra di quanto viene accettato o imposto come verità assoluta

5. L'affermazione della libertà in materia di idee e di credenze

6. Il rifiuto della violenza

 

Ovviamente s’intende che la semplice dichiarazione di tali valori (a chi non piace la parola “valori” può chiamarli “xelurp”) non è sufficiente a cambiare la situazione attuale in cui ci tocca vivere quindi si propone l’autorganizzazione delle persone per perseguire le proprie aspirazioni. Quando si dice organizzazione si intende un modo ben preciso e non spontaneista. L’azione che si sviluppa dovrà essere orientata al miglioramento sociale e personale, perché, dal nostro punto di vista, personale e sociale sono interconnessi e quindi non si può sviluppare uno senza considerare l’altro. Infatti pensare di cambiare le cose, gettandosi dentro se stessi nell’intimismo esasperato o portando avanti una lotta sociale basata solo sull’azione, non è possibile. Le conseguenze di questo sono evidenti, passività o violenza nelle sue diverse forme. Se invece si cerca di sviluppare entrambi le vie si possono raggiungere obbiettivi interessanti. Sostanzialmente si propone di riprendere la vita nelle proprie mani e ricostruire i diritti umani a partire dalla ricostruzione delle relazioni umane. Il M.U. sostanzialmente si esprime in un pensiero e in una forma organizzativa, mentre i tipi di attività che si possono sviluppare sono molteplici e in relazione ai propri interessi profondi. Infatti a far parte del movimento ci sono diversi organismi e associazioni che ne sono l’espressione sociale come:

 

Il Centro delle Culture

La Comunità per lo Sviluppo Umano

Il Partito Umanista

La Federazione Internazionale Appoggio Umano

Il Movimento Studentesco dei Corvi

etc.

 

Quindi tutte queste strutture di volontariato di base sono il movimento e ognuna ha attività proprie fatta eccezione di campagne che necessitano un coordinamento.

 

Che fanno I CORVI?

Con i Corvi stiamo portando avanti la strutturazione di un movimento studentesco che si impegni in:

Attività sociali

Lavori di studio e scambio personale

La riconquista e il miglioramento del diritto allo studio

La denuncia di tutte le ingiustizie fatte a studenti e docenti

Considerando che una persona cresce umanamente a partire dalle esperienze che fa e dalle cose che apprende l’università attuale è dannosa dal punto di vista intellettuale,  emotivo ed esistenziale quindi la pedagogia è molto più di un argomento culturale.

I corvi non sono la succursale elettorale o politica di nessun partito e non si fanno rappresentanti di nessuno. Invitiamo, chiunque senta l’indignazione verso quello che stanno facendo ai diritti umani (educazione, salute, casa, lavoro) e al futuro, a mettersi come protagonisti, imparando così ad organizzarsi insieme a noi. Quello che ora stiamo sviluppando è un giornale, un sito web, incontri di studio e interscambio di esperienze personali sulla comunicazione, la non violenza attiva, sviluppare gruppi di studenti organizzati etc. Molte altre cose sarebbero possibili se altri si unissero a questo progetto. Si potrebbero formare equipe video, redazioni più ampie, grossi eventi, conferenze e manifestazioni per arrivare ad un coordinamento nazionale e internazionale. Oggi i corvi sono presenti in diverse città italiane e all’estero (America Latina, Grecia, Bangladesh) ma serve la partecipazione delle persone per realizzare veramente un cambiamento profondo.

 

Come ci organizziamo (se siete in vena di sapere di + sull’organizzazione):

In tutto il movimento i volontari si organizzano in gruppi di 10/15 persone, tra le quali alcuni riprodurranno lo stesso sistema e quindi creando una strutturazione più complessa e anche di differenziare attività, infatti in uno stesso gruppo possono esserci persone che sono impegnate in organismi diversi. Ogni persona che segue un proprio gruppo è un delegato di equipe, chi coordina 10 delegati di equipe è detto delegato generale, chi coordina dieci delegati generali è coordinatore, mentre chi coordina 10 coordinatori è coordinatore generale e arrivato a questo punto si stacca dal suo progetto lasciando andare ogni coordinatore per la propria strada. Questo fa si che il movimento sia una piramide tronca senza vertice.

 

 

Una proposta molto pratica:

Considerando appunto questo sistema con cui tutto il M.U. si organizza per rimanere connesso e poter creare uno scambio di esperienze per sviluppare l’influenza sociale verso i cambiamenti a cui aspiriamo io, Emiliano, in prima persona sto cercando persone disposte a compromettersi non con il Movimento Umanista ma con il proprio Futuro per riconquistarlo. Cerco chi è disposto a coinvolgersi e coinvolgere altri, formando equipe attive e creative, perché Credo che ogni Persona, se ne ha necessità, può cambiare le condizioni in cui vive..

 

  

   Per info:  elisabetta.tiberi@fastwebnet.it

                    caterina@icorvi.net

 

WWW.ICORVI.NET

 




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